ASTRONOMIA NELLA NECROPOLI CELTO-LIGURE DEL PRIAMAR                    
  
                          di Adriano Gaspani
        


 Nella parte nordest della citta' di Savona, sull'altura detta del Priamar
 e' possibile ammirare l'imponente fortezza costuita dai Genovesi nel 1542.
 L'edificazione della fortezza venne eseguita distruggendo parte dell'abitato
 preesistente il quale era a sua volta costruito sopra vari insediamenti
 piu' antichi che arrivano fino alla preistoria.
 Gli scavi condotti dagli archeologi fin dagli anni trenta hanno permesso
 di mettere in evidenza una necropoli tardoantica sviluppatasi dai primi
 secoli dopo Cristo lungo un periodo di circa 300 anni in cui furono inumati
 i defunti dei Sabazi (Sabates), una popolazione di stirpe Celto-Ligure
 ormai convertita quasi completamente al Cristianesimo.
 I reperti archeologici derivanti dagli scavi compiuti sull'altura del
 Priamar sono stati ampiamente studiati, si vedano per questo i pregevoli
 lavori pubblicati negli scorsi decenni dal Lamboglia, e attualmente dai
 professori Varaldo e Lavagna-Varaldo dell'Universita' di Genova i quali
 stanno attualmente continuando le ricerche secondo criteri strettamente
 archeologici.
 Lo scopo del presente lavoro e' invece quello di descrivere i risultati di
 una ricerca portata avanti relativamente alla interpretazione della 
 distribuzione spaziale delle tombe facenti parte della necropoli, eseguita
 per la prima volta, in un'ottica di stampo archeoastronomico.
 Prima di procedere nella descrizione dei risultati ottenuti puo' essere
 utile spendere alcune parole relativamente a cosa sia l'Archeoastronomia
 e ai suoi scopi e intendimenti.

 Uno dei paradigmi primari dell'Archeoastronomia e' il supporre, quale
 ipotesi di lavoro che l'Astronomia abbia avuto una parte determinante
 nei criteri di costruzione e di orientazione di luoghi di culto,
 insediamenti urbani, necropoli, e altre costruzioni prodotte da una o
 piu' popolazioni facenti parte di una o piu' culture antiche.
 Cio' significa che questi luoghi possono essere stati costruttivamente
 orientati verso punti dell'orizzonte locale in corrispondenza dei quali
 era possibile osservare ad occhio nudo il sorgere e/o il tramontare degli
 oggetti celesti piu' significativi e appariscenti i quali avrebbero
 potuto rivestire particolari significati dal punto di vista pratico
 (calendario, agricoltura) e rituale (celebrazione di feste e rituali
 ad esse connessi).
 Tra gli astri piu' considerati abbiamo ovviamente il Sole, la Luna, ma
 anche le stelle piu' luminose della terza grandezza potrebbero aver
 rivestito significati importanti.
 Il paradigma archeoastronomico spesso richiede l'esecuzione di laboriosi 
 calcoli tesi a mettere in relazione gli angoli di azimut che possono 
 essere misurati nel sito archeologico in questione, con la posizione 
 degli oggetti celesti facilmente visibili ad occhio nudo, in corripondenza
 dell'epoca in cui gli archeologi sono in grado di collocare cronologicamente
 il sito.
 Talvolta i calcoli astronomici sono in grado di confermare indipendentemente
 la datazione conosciuta per un sito o sollevare dubbi su di essa.
 I calcoli che devono essere svolti consistono nel ricostruire la posizione
 teorica apparente degli astri visibili ad occhio nudo nel cielo per epoche
 generalmente molto remote nel tempo e quindi e' necessario tener
 accuratamente conto di tutti i fattori che possono propagare errori nei
 risultati quando si calcolano posizioni molto indietro nel tempo.
 E' stato usato l'aggettivo "apparente" per la posizione calcolata degli
 astri in quanto e' necessario calcolare non dove l'oggetto celeste "era
 esattamente" nel cielo, ma dove esso era "visibile" cioe' e' necessario
 tener conto di molti fattori che modificano la posizione che poteva essere
 osservata rispetto a quella vera.
 Tali fattori sono la rifrazione e l' estinzione atmosferica, la parallasse,
 l'altezza apparente dell'orizzonte fisico locale e altri fattori di minor
 entita', ma non di minor importanza, di cui si deve tenere comunque
 conto.
 Oltre a questi fenomeni di cui e' possibile rendere conto abbastanza
 accuratamente esistono anche taluni fenomeni altrettanto importanti quanto
 difficili da quantizzare esattamente dipendendo alcuni di essi dal
 comportamento locale dall'atmosfera della Terra e dai sui parametri fisici,
 di conseguenza spesso e' richiesto l'uso di modelli e tecniche matematiche
 molto sofisticate che unite alla disponibilita' di calcolatori elettronici
 veloci permettono di ottenere approssimazioni sufficientemente accurate
 relativamente a cosa, come e dove era possibile osservare in cielo anche
 anteriormente al 5000 a.C. in qualsiasi luogo del pianeta con un ridotto
 margine di errore.
 Dobbiamo comunque sempre tener ben presente che tutte le previsioni che
 saremo in grado di ottenere relativamente ai punti di sorgere e tramontare
 degli oggetti celesti nell'antichita' porteranno sempre con loro un certo
 grado di incertezza che rendera' impossibile ragionare in termini di
 allineamenti o orientazioni esatte.

 Sull'altura del Priamar sorse con grande probabilita' il primo insediamento
 preistorico savonese e il luogo venne successivamente abitato via via da
 altre popolazioni in epoche successive.
 I reperti archeologici permettono di stabilire che la piu' antica
 frequentazione del Priamar risale alla media eta' del Bronzo come
 conseguenza dello spostamento verso il mare di alcuni insediamenti
 preistorici liguri.
 Durante l'eta' del Ferro si sviluppo' in quel luogo l'Oppidum di Savo
 costruito e abitato dai Sabazi, popolazione di stirpe Celto-Ligure, i quali
 entrarono ben presto in contatto, attraverso i mercanti, con i Greci, gli
 Etruschi, i coloni greci di Marsiglia, i Punici e per vie di terra con i
 Galli sia padani che transalpini.
 La prima testimonianza storico letteraria disponibile risale a Tito Livio
 (Livio, XXVIII, 46) il quale riporta che Magone, fratello di Annibale,
 utilizzo' nel 205 a.C. per le sue navi l'approdo di Savo Oppidum Alpinum,
 che corrispondeva appunto all'abitato del Priamar e alla sottostante
 insenatura.
 La romanizzazione del Ponente si concluse nel 180 a.C. con il "foedus
 iniquum", nel 109 a.C. venne aperta la via Aemilia Scauri che da Piacenza,
 Tortona, Aqui, attraverso la Valle Quazzola, raggiungeva il mare in
 prossimita' di Vada Sabazia (attuale Vado Ligure) oppidum sviluppatosi
 circa nel II secolo a.C.
 Gli abitanti dell'oppidum di Savo ottennero la cittadinanza romana nel 80
 a.C. e i pieni diritti di Municipium romano nel 45 a.C. con la "Lex Rubria
 de Gallia Cisalpina".
 L'oppidum di Savo divenne comunque un centro di secondo piano rispetto
 a quello di Vado Sabazia in quanto Roma, presso quest'ultimo, apri' un
 importante porto artificiale sfruttando le favorevoli condizioni offerte
 dal territorio e nel 13-12 a.C. Augusto apri' un nuovo tratto viario da
 Vado alla Provenza operando la completa ristrutturazione della citta'
 che da allora in poi assunse il nome di Julia Augusta.
 Quale fosse la dimensione dell'oppidum di Savo in eta' imperiale non e'
 chiaro in quanto mancano fonti storico-letterarie ben attestate in
 proposito.
 Durante il terzo secolo dopo Cristo il colle del Priamar ritorno' ad essere
 sede di un importante insediamento in quanto la sua posizione dominante e
 piu' facilmente difendibile fu una caratteristica molto utile in un periodo
 storico caratterizzato dalle invasioni barbariche.
 La popolazione del Priamar era a quel tempo ormai completamente convertita
 al Cristianesimo anche se qualche tradizione rituale pagana sopravviveva
 ancora.
 Una buona parte dell'altura centrale venne destinata ad area sepolcrale,
 dove si sviluppo' una vasta necropoli che sara' popolata di sepolture
 durante tutto l'alto medioevo.
 La necropoli, completamente dimenticata per secoli, sepolta sotto le
 infrastrutture sorte successivamente venne scavata a piu' riprese dal 1969
 in poi dai prof. Varaldo e Lavagna-Varaldo.
 Dagli scavi emersero 87 sepolture di vario tipo, talune con corredo, le
 quali sono disposte secondo file orientate in modo da essere grosso
 modo parallele alla direzione equinoziale.
 La tipologia delle sepolture spazia dalle tombe a cappuccina, a quelle
 a cassa fino a quelle entro anfora con pietre di protezione, piu' una
 risalente al V secolo, la cui copertura fu eseguita mediante un cumulo di
 grosse pietre, nella quale fu seppellito un personaggio di rilievo.
 
 Le tipologie, messe in relazione cronologica suggeriscono che lo sviluppo
 della necropoli ebbe luogo grosso modo tra la seconda meta' del IV secolo
 fino alla prima meta' del VII secolo dopo Cristo.
 Il contesto in cui queste sepolture si collocano e' certamente cristiano,
 ma in almeno otto di esse e' stata trovata traccia di tradizioni rituali
 pagane tipicamente celtiche che si concretizzarono ad esempio nella
 deposizione di un boccale presso il capo del defunto, destinato a contenere
 cibo o bevande da consumarsi dopo la morte.
 Le sepolture sono topograficamente concentrate grosso modo entro l'area
 della Loggia del Castello Nuovo, settore quest'ultimo che fa parte della
 fortezza genovese.

 Una delle sepolture, precisamente la 61, risulta collocata in posizione
 molto decentrata rispetto alle altre, a ben 40 metri dal margine sud della
 necropoli.
 Essa forse potrebbe essere avulsa dal contesto globale del sepolcreto ed e'
 possibile che la sua realizzazione risalga ad un epoca decisamente
 posteriore a quella in cui le altre tombe si collocano.
 La sepoltura 85 e' intagliata nella roccia viva e coperta da grosse pietre
 nella quale fu sepolto un personaggio di rilievo, probabilmente uno
 straniero in quanto risulta essere di lunghezza maggiore delle altre ed e'
 l'unica entro cui furono reperiti resti di oggetti metallici.
 In particolare sono state rinvenute le parti metalliche, in bronzo, di un
 cinturone, quindi il puntale, la fibbia e i passanti i quali differenziano
 questa sepoltura da tutte le altre facenti parte della necropoli.

 L'area occupata dalla necropoli ha subito attraverso oltre 13 secoli una
 intensa trasformazione che ha fatto si che attualmente solamente 56 tombe
 su 86 si siano conservate in uno stato di almeno parziale integrita', mentre
 nel caso delle restanti 30 sepolture e' giunto sino a noi solamente il
 semplice intaglio nella roccia.
 Questo comunque risulta sufficente per stabilire con precisione la direzione
 di orientazione.
 Per quanto riguarda la tipologia rilevata abbiamo 38 tombe a cappuccina,
 mentre per 29 sepolture gli studiosi non sono stati in grado di discriminare
 tra il tipo a cassa e il tipo a cappuccina.
 Nel caso delle rimanenti, il tipo a cassa viene registrato in 7 casi, mentre
 le sepolture ad anfora sono 8, soprattutto destinate ad accogliere resti di
 fanciulli.
 Le tombe con copertura costituita da pietre di protezione sono solamente 3,
 le quali sono dotate anche di pietre di protezione laterale, mentre solo una
 tomba, quella dello straniero, e' dotata di pietre di copertura
 esclusivamente sul tetto.
 L'ispezione del contenuto ha mostrato che 63 tombe appartengono ad individui
 adulti, mentre 21 sono tombe di fanciulli.
 Per 2 tombe non e' stato possibile discriminare il contenuto.
 La forma e' rettangolare per la quasi totalita' delle sepolture con misure
 oscillanti tra i 157 e 222 cm di lunghezza e tra 34 e 90 cm di larghezza.
 La profondita' varia tra i 25 e i 35 cm.
 La sepolture dei fanciulli risultano essere di dimensioni medie un poco piu'
 ridotte.

 La necropoli occupa la sommita' centrale del colle del Priamar, proprio
 nella sua parte strategicamente piu' importante, a strapiombo sul mare, la
 quale venne sacrificata per destinarla a luogo di forte valenza religiosa.
 Le ragioni di questa scelta furono probabilmente diverse e non tutte di
 natura puramente rituale.
 Il luogo scelto risulta essere molto favorevole dal punto di vista
 dell'osservazione astronomica.
 Infatti da un sopraluoghi effettuati da chi scrive nel mese di giugno degli
 anni 1994, 1996 e 1997 e' stato possibile misurare, tra l'altro, anche
 l'ampiezza massima dell'arco di orizzonte osservabile dal Priamar.
 Il risultato e' stato molto interessante in quanto l'ampiezza dell'orizzonte
 sgombro da ostacoli e' risultata essere 152 gradi.
 Infatti gli azimut degli estremi dell'arco di orizzonte osservabile sono 50
 gradi in direzione dell'estremo limite di Albisola Capo a nordest e 202
 gradi verso l'Isola di Bergeggi a sudest.
 Sul promontorio sovrastante l'Isola di Bergeggi, sopra il monte S.Elena e'
 stato scoperto recentemente (1992) un castelliere celto-ligure risalente
 all'eta' del Ferro usato come struttura difensiva anche per tutto il
 medioevo, quindi in pieno sviluppo quando la comunita' sabazia seppelliva
 i propri morti sul colle del Priamar.
 Dopo accurata analisi condotta da chi scrive, il luogo fortificato posto
 sul monte S.Elena e' risultato essere astronomicamente orientato.

 La disponibilita' di un orizzonte sgombro per tutto quell'arco permetteva,
 e permette tutt'ora, l'osservazione del sorgere del Sole durante tutto
 l'anno e della Luna durante tutto il ciclo lunistiziale, che vale 18.6 anni.
 Durante questo periodo il moto del punto di levata della Luna compie un
 ciclo completo lungo l'orizzonte locale.
 Oltre cio' era possibile osservare il punto di levata di molte stelle
 luminose durante il corso dell'anno.
 Il fatto che esista una orientazione pressoche' comune in quasi tutte le
 sepolture che fanno parte della necropoli del Priamar suggerirebbe la
 possibilita' che le tombe fossero state orientate verso il punto di levata
 di qualche oggetto celeste visibile a quella latitudine durante il periodo
 storico che va dal III al VII secolo.
 Attualmente solo un ristretto numero di tombe e' effettivamente visibile in
 quanto inglobate nel pavimento di alcune delle sale del Museo Archeologico
 di Savona, le altre sono state ricoperte dalle infrastrutture risultanti dal
 restauro della fortezza genovese e in particolare dal rinnovamento del Museo
 Archeologico stesso.
 Nonostante questo esiste in letteratura una adeguata documentazione basata
 sui rilievi effettuati dagli archeologi, soprattutto dal Lamboglia e dal
 prof. Varaldo attuale direttore del Museo Archeologico di Savona (che ha
 consentito l'esecuzione delle misure e con cui e' stato possibile avere
 utili colloqui), composta da accurate planimetrie.
 La quantita' che e' stata misurata durante i due sopralluoghi compiuti nel
 1996 e soprattutto nel 1997, e' stato l'angolo di azimuth tra la direzione
 del meridiano astronomico e l'asse di ciascuna sepoltura nel senso ovest-est
 corrispondente anche alla direzione "cranio-pelvi" degli scheletri ritrovati
 nelle tombe.

 Esitono due modi per analizzare una necropoli dal punto di vista
 archeoastronomico.
 Il primo e' quello di esaminare indidualmente ciascuna sepoltura
 determinandone l'orientazione dell'asse maggiore e calcolare quali oggetti
 celesti sorgevano o tramontavano all'orizzonte fisico locale in prossimita'
 del punto di intersezione tra l'allineamento e il profilo dell'orizzonte.
 Il secondo modo e' quello di ricostruire sperimentalmente mediante opportune
 tecniche di "pattern recognition" la funzione Densita' di Probabilita'
 che meglio descrive la popolazione statistica rappresentata dagli azimut
 di orientazione dalle sepolture, e quindi pertinente alla necropoli
 in tutto il suo complesso, e correlarla con le posizioni degli oggetti
 celesti che potevano essere visti sorgere e tramontare all'orizzonte
 fisico locale durante il periodo cronologico lungo il quale la necropoli
 ebbe il suo sviluppo.
 La funzione fensita' di probabilita' sperimentalmente ottenuta ci permette
 di ottenere una buona valutazione della probabilita' che una o piu'
 sepolture siano state orientate verso una determinata direzione.
 Questo approccio sperimentato con successo dallo scrivente su alcune
 necropoli celtiche francesi e relativamente alla necropoli Boica di
 Casalecchio di Reno permette di tener conto anche di come una necropoli si
 potrebbe essere evoluta nel tempo dalla prima sepoltura fino alla
 configurazione finale che ci e dato di studiare (infatti davanti agli
 studiosi appare sempre lo stadio finale da cui devono essere ricostruiti
 gli stadi intermedi di sviluppo).
 Nel caso della necropoli del Priamar sono stati applicati entrambi i metodi.
 La Funzione Densita' di Probabilita' pertinente alle 86 sepolture, ottenuta
 mediante una rete neuronale artificiale ha mostrato immediatamente alcuni
 fatti molto interessanti.
 Il primo e' che il valore complessivo di maggior probabilita' dell'azimut
 di orientazione dell'intera necropoli e' 101.5 gradi con una barra d'errore
 di 2.5 gradi, quindi consistentemente lontano dalla direzione equinoziale.
 Il secondo fatto concerne la multimodalita' della funzione ottenuta la quale
 rivela presenza di un secondo picco centrato in corrispondenza di
 un azimut pari a 195.0 gradi con una barra d'errore di 1.7 gradi e di un
 terzo picco piazzato a 140.0 gradi con una barra d'errore di circa 2 gradi.
 La rete neuronale artificiale e' stata qiondi in grado di scoprire che i
 dati sono rappresentabili non mediante un singola popolazione, ma con tre
 popolazioni statistiche indipendenti.
 Questo fatto implica che la funzione densita' di probabilita' complessiva
 derivi dalla combinazione di tre distinte funzioni densita' di probabilita'
 ciascuna delle quali pertinente ad una differente popolazione statistica.
 Ciascun picco e' dovuto a gruppi di sepolture i quali comprendono tombe
 caratterizzate da orientazioni simili tra loro, ma differenti da gruppo a
 gruppo.
 La prima popolazione statistica si estende da 70 a 130 gradi di azimut, la
 seconda da 110 a 160 (si sovrappone quindi parzialmente alla prima) e la
 terza da 180 a 210 gradi.
 Due delle tombe che fanno parte del terzo gruppo (la numero 63 e 64) sono
 entrambe sepolture a cappuccina e i loro assi sono caratterizzati da un
 parallelismo molto spinto.
 Infatti i due azimut di orientazione sono rispettivamente 195.2 gradi per
 la tomba 63 e 194.7 per la 64.
 E' curioso notare che entrambe le tombe sono caratterizzate da ridotte
 dimensioni tanto da far pensare che si tratti di tombe di adolescenti.
 Il valore dell'azimut di orientazione dell'asse delle due sepolture in
 oggetto risulta vicino al limite di visibilita' della linea dell'orizzonte
 in direzione Sud-Ovest a causa della presenza dell'isola di Bergeggi e
 delle alture della dell'entroterra ligure.
 L'errore di misura dell'azimut e' stato stimato globalmente intorno al
 decimo di grado, quindi il parallelismo riscontrato non e' casuale, ma
 con grande probabilita' deliberatamente voluto quando le due sepolture
 furono disposte, probabilmente nello stesso periodo cronologico.
 Questo fatto implica che la direzione con azimut intorno 195 gradi fu
 ritenuta importante, per qualche ragione, da chi costrui' le sepolture
 63 e 64, ma per quale motivo?
 Nessun oggetto astronomico di rilievo risulta correlato con le direzioni
 individuate dalle tombe 63 e 64 a parte, se vogliamo, il tramonto della
 costellazione dello Scorpione sul mare accanto all'isola di Bergeggi.

 La funzione densita' di probabilita' suggerisce, come abbiamo visto, che
 l'intera necropoli sia caratterizzata un'orientazione media globale, quella
 di maggior frequenza, con un azimut pari a 101.5 gradi rispetto alla
 direzione del meridiano astronomico locale.
 Questo valore potrebbe a prima vista suggerire che il criterio con cui le
 tombe furono disposte potrebbe essere stato di tipo solare equinoziale come
 sarebbe naturale aspettarci nel caso di un luogo di culto cristiano.
 Infatti sin dagli albori del cristianesimo esistette la tradizione di
 orientare i templi o piu' in generale i luoghi di culto e quindi anche
 i sepolcreti verso la direzione est corrispondente alla levata del Sole
 agli equinozi (Versus Solem Orientem).
 In realta' una simile orientazione appare nel caso della necropoli del
 Priamar decisamente improbabile.
 Infatti la posizione teorica della levata del Sole agli equinozi doveva
 avvenire in corrispondenza di un punto dell'orizzonte il cui azimut teorico,
 tenuto conto della rifrazione atmosferica, doveva essere pari a poco meno
 di 90 gradi, considerando il centro del disco solare, ma la funzione
 densita' di probabilita' assegna alla levata del Sole equinoziale una
 probabilita' solamente pari circa al 20%, che comunque significa che un
 sottoinsieme di 17 tombe potrebbe essere stato orientato verso il Sole
 nascente agli equinozi che avvenivano nel 450 d.C. rispettivamente il 19
 marzo (equinozio di primavera) e 22 settembre (equinozio di autunno).
 La conclusione a questo punto e' che la posizione della levata del Sole
 ai due equinozi non avesse avuto grande rilevanza per gli abitanti del
 Priamar nel periodo tardo antico, almeno per quanto riguarda l'orientazione
 delle tombe facenti parte della necropoli eccetto forse una ridotta
 frazione di esse, tra le quali quella dello straniero.
 Ancora peggio per quanto riguarda il Sole solstiziale, infatti non e' stata
 rilevata alcuna sepoltura orientata verso i punti di levata o di tramonto
 dell'astro diurno nei giorni dei solstizi.

 Dopo aver scartato il Sole e anche la Luna in quanto e' stato possibile
 rilevare la totale mancanza di orientazioni verso le particolari posizioni
 sull'orizzonte connesse al sorgere e al tramonto del nostro satellite
 durante il corso dell'anno e durante il ciclo lunistiziale di 18.6 anni, e'
 utile indagare ora l'eventuale possibilita' che l'azimut di orientazione
 principale del sepolcreto possa corrispondere al punto di levata di qualche
 stella o costellazione all'orizzonte locale dal III al VII secolo.

 Al fine di esplorare l'ipotesi che l'orientazione delle sepolture che fanno
 parte della necropoli del Priamar fosse collegata con il sorgere, di
 qualche altro oggetto astronomico invece del Sole e della Luna, sono state
 calcolate le probabilita' che la Luna e varie stelle la cui magnitudine
 visuale apparente fosse numericamente inferiore alla 3.0, potessero essere
 stati gli obbiettivi degli allineamenti rilevati sul campo, nel periodo
 storico che vide lo sviluppo del sepolcreto, cioe' quello che va grosso
 modo dal 300 al 600 d.C., alla latitudine geografica del Priamar che e'
 44 18' 16" Nord.
 Ovviamente in un lasso di 300 anni l'aspetto del cielo visibile subisce
 piccole, ma consistenti modificazioni principalmente a causa del fenomeno
 della Precessione degli Equinozi, di conseguenza sia i calcoli che le
 simulazioni al computer del cielo visibile in corrispondenza di ciascuna
 delle quattro stagioni astronomiche sono state ripetute per un periodo di
 tempo che si stende dal 300 al 600, ad intervalli di 50 anni ciascuna.

 Attualmente il Polo Nord Celeste, cioe' il punto di intersezione tra il
 prolungamento ideale dell'asse terrestre e la sfera celeste, e' prossimo
 alla posizione della stella Polare, Alpha Ursae Minoris, ma al tempo dello
 sviluppo della necropoli del Priamar non era cosi' infatti il punto del
 cielo intorno al quale tutte gli astri ruotavano apparentemente durante la
 notte, era situato in corrispondenza di una posizione intermedia tra
 la stella Kochab (Beta Ursae Minoris) e la attuale stella Polare.
 Infatti Kochab era prossima al Polo intorno all'anno 0, mentre la Polare
 fu molto vicina al Polo intorno all'anno 1000 d.C.
 La differente orientazione della sfera celeste implicava che dall'altura
 del Priamar potessero essere viste stelle posizionate nell'emisfero
 meridionale che attualmente non salgono piu' oltre il limite dell'orizzonte
 in direzione Sud; ad esempio potevano essere osservate le stelle della
 costellazione del Centauro che ora non e' piu' possibile osservare alla
 latitudine di Savona.

 La ricerca condotta in questo senso ha dato esito positivo, infatti dai
 calcoli e dalle simulazioni del cielo antico eseguite al computer e'
 risultato che dal III al VII secolo la grande costellazione di Orione
 sorgeva ogni mattina all'alba durante l'autunno e ogni sera al tramonto
 durante tutta la stagione invernale coprendo con la sua estensione un
 segmento d'orizzonte esattamente in accordo con la posizione del picco
 principale della funzione densita' diprobabilita' e quindi con
 l'orientazione principale rilevata nel sepolcreto del Priamar.
 I valori numerici degli azimut concordano molto bene tra loro, questo fatto
 diminuisce sensibilmente le possibilita' che l'associazione tra la direzione
 principale di orientazione delle sepolture facenti parte della necropoli e
 il punto di levata delle stelle della costellazione di Orione sia di natura
 puramente casuale.
 Tale probabilita' e' stata calcolata e risulta praticamente zero.
 La probabilita' con cui mediamente le stelle di Orione concordano con la
 direzione principale delle tombe e' del 38% che significa che almeno 33
 tombe risultano orientate, entro i limiti dovuti all'accuratezza delle
 misure, verso la posizione di levata di questa costellazione, ben nota ai
 Celti gia' dal VI secolo a.C., i quali spesso orientavano i loro luoghi
 sacri verso il punto di sorgere delle sue stelle; ad esempio il nemeton
 di Libenice in Boemia.
 Non e' detto che i Celto-Liguri avessero le stesse abitudini soprattutto
 in epoca cristiana, ma la concordanza degli azimut e' un dato di fatto che
 non puo' essere ignorato.
 A questo punto la funzione densita' di probabilita' ci riserva una sorpresa,
 infatti con una probabilita' del 35% abbiamo il sorgere di Mira Ceti (che
 significa almeno 30 tombe hanno il loro asse diretto verso il suo punto di
 levata); anche questa e' una vecchia conoscenza dei Celti, infatti alcune
 orientazioni verso questa stella furono rilevate ancora nel nemeton di
 Libenice (si veda l'articolo sul No. 168 di L'Astronomia, 1996).

 Anche il sorgere della stella Sirio risulta correlato con l'orientazione
 delle sepolture facenti parte della popolazione statistica piu' numerosa,
 infatti la probabilita' che otteniamo e' del 27% che corrisponde a 23 tombe
 possibilmente orientate verso il suo punto di sorgere.

 La levata della stella Spica risulta invece correlata con il 32% di
 probabilita', ma cosa che lascia stupefatti, quanto perplessi, e' che la
 levata eliaca di questa stella concorda con il picco principale della
 funzione densita' di probabilita' con una probabilita' pari al 40.5%,
 che e' il valore piu' alto registrato in assoluto.
 Questo fatto ci permette di aspettarci che almeno 35 tombe potrebbero
 essere state orientate verso il suo azimut di prima visibilita' all'inizio
 di Ottobre durante V secolo.

 Le stelle che tramontano risultano invece molto meno favorite, infatti
 nessuna e' in grado di superare l'1% di probabilita' di essere state
 l'obbiettivo dell'orientazione di qualche tomba.
 Questo fatto appare naturale considerando che l'orizzonte occidentale
 osservato dal colle del Priamar risulta completamente occluso dalle alture
 che circondano Savona da Albisola all'Isola di Bergeggi.

 I valori presi in considerazione per il sorgere degli astri si riferiscono
 ai cosiddetti "azimut di prima visibilita'" i quali sono leggermente
 superiori a quelli relativi all'esatto punto di levata delle stelle
 all'orizzonte astronomico locale che nel caso della direzione orientale,
 osservando dal colle del Priamar, e' visualizzato dal profilo del mare.
 L'azimut di prima visibilita' e' quello che corrisponde alla prima
 visibilita' dell'astro quando si trova ad un'altezza apparente rispetto
 all'orizzonte astronomico sufficente affinche' la sua luce riesca a non
 essere completamente assorbita dagli strati atmosferici potendo quindi
 giungere all'occhio dell'osservatore.

 In questa sede e' stata proposta e discussa l'ipotesi che lo sviluppo
 della necropoli tardoantica del Priamar a Savona fosse stato condizionato
 in qualche misura anche dalle cognizioni astronomiche che dal III al VII
 secolo avrebbero potuto essere correntemente diffuse tra i Liguri Sabazi
 soprattutto tra gli esponenti del clero locale.

 L'analisi archeoastronomica ha permesso di mettere in evidenza la marcata
 tendenza da parte dei Sabazi ad orientare le loro sepolture nella direzione
 di sorgere della costellazione di Orione, di quello di Sirio e della levata
 eliaca di Spica nel periodo cronologico che va dal III al VII secolo.
 La levata eliaca di Spica avveniva nel V secolo alla latitudine del Priamar
 grosso modo durante la prima decade di ottobre, quindi preludeva
 all'incipiente stagione invernale.
 L'economia dei Sabazi era prevalentemente rurale quindi il levare eliaco di
 Spica avrebbe potuto costituire, dal punto di vista agricolo, un utile
 indicatore stagionale.
 Tutti e tre questi oggetti celesti risultano essere stati ben noti alle
 popolazioni celtiche e celto-liguri durante l'eta' del Ferro le quali
 orientarono spesso necropoli e santuari verso i punti di levata e di
 tramonto di questi tre oggetti.
 Sirio addirittura aveva a che fare con una delle feste rituali piu'
 importanti lungo l'anno celtico, infatti la sua levata eliaca stabiliva
 il periodo giusto per la celebrazione della festa di Lughnasad.
 Questo fatto potrebbe essere messo in relazione con il fatto che i Sabazi
 essendo di stirpe celto-ligure potevano aver conservato piu' o meno le
 tradizioni proprie dei Celti continentali anche se marcate influenze
 italiche furono presenti nell'area da loro occupata durante l'eta' del
 Ferro e in epoche successive.

 

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