L'INSEDIAMENTO GOLASECCHIANO DI PIANVALLE
                    Astronomia nella Como Preromana
           
                       di Adriano Gaspani
         
                      

 Il sito di Pianvalle e' posto a circa 430 metri di quota sulle pendici
 orientali del Monte Caprino, una collina che sovrasta la citta' di Como,
 nell'Italia settentrionale.
 Il sito e' posto all'interno di un'estesa zona boscosa che fa parte della
 "Spina Verde" un'estesa area boschiva di grande interesse naturalistico ed
 archeologico, la quale si estende da Como fino ad oltre il confine svizzero.
 L'insediamento protostorico di Pianvalle corrisponde ad uno dei primi nuclei
 abitativi che costituirono la primitiva citta' di Como, il cui sviluppo
 inizio' in maniera organizzata gia' dalla fine dell'Eta' del Bronzo, cioe'
 grosso modo nel XI secolo a.C. e continuo' per tutta l'eta del Ferro fino al
 suo declino avvenuto in corrispondenza delle invasioni dei Galli
 transalpini, avvenute nel 388 a.C., che segnarono per la Lombardia
 centro-occidentale la fine della Cultura di Golasecca, alla quale anche
 l'insediamento di Pianvalle apparteneva.
 Il sito ebbe comunque un certo sviluppo anche durante il periodo successivo
 all'invasione gallica rivestendo per lo piu' il ruolo di luogo sacro in cui
 svolgere cerimonie di culto e deporre offerte votive, che gli archeologi
 sono stati in grado di ritrovare durante le varie fasi di scavo che si sono
 susseguite in quel luogo.
 In epoca tardo celtica il sito di Pianvalle fu definitivamente abbandonato
 in quanto i Romani preferirono rifondare la citta' di Como proprio in riva
 al lago denominandola Novum Comum.
 Il sito di Pianvalle e' attualmente composto da due settori, il primo, lungo
 51.5 metri e largo 21.5, comprende un'area posta a 444 metri di altitudine
 in cui esiste una grande parete di roccia su cui furono tracciati, durante
 l'eta' del Rame ed anche in periodi cronologici successivi, numerosi
 petroglifi, tra i quali alcuni a soggetto chiaramente connesso con i
 fenomeni astronomici.
 In realta' le rocce presenti nel sito sono quattro di cui la numero 2 e'
 quella molto piu' grande e ricca di petroglifi.
 A valle della grande roccia gli archeologi hanno messo in evidenza i resti
 di alcune costruzioni collocabili cronologicamente al periodo golasecchiano.
 Le incisioni rupestri furono scoperte nel 1901, mentre le strutture che
 rappresentavano i quartieri della Como preromana e preinsubre vennero
 scoperti solamente nel 1968 quando un gruppo di appassionati d'archeologia
 decise di ripulire l'area dalla vegetazione che la ricopriva interamente.
 Scavi sistematici vennero eseguiti nel 1971 da F. Rittatore Vonwiller e dal
 1976 al 1979 da N. Negroni Catacchio, per conto dell'Universita' degli Studi
 di Milano in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della
 Lombardia e con la Societa' Archeologica Comense.
 Le incisioni rupestri presenti in questo settore del sito di Pianvalle
 testimoniano che il luogo era gia' abitualmente frequentato presumibilmente
 durante nell'Eta' del Rame; epoca a cui sembrerebbe dover far risalire la
 maggior parte delle raffigurazioni incise sul lato scosceso della grande
 roccia.
 Un petroglifo di particolare interesse e' stato rinvenuto su una delle
 rocce, anch'essa piuttosto scoscesa, ubicata ad oriente della grande roccia,
 sulla quale fu tracciata in tempi antichi l'immagine di un antropomorfo a
 con le braccia elevate il quale mostrava una coppia di protuberanze
 superiori corniformi e un corpo di forma subcircolare attraversato da una
 lunga linea.
 La figura non e' piu' visibile in quanto, in passato, essa fu gravemente
 danneggiata da ignoti, nel tentativo di asportarla abusivamente.
 La grande roccia presenta l'estesa parte sommitale piana, la quale e' quasi
 completamente ricoperta da petroglifi in cui sono ben riconoscibili almeno
 due ruote solari, accompagnate da numerosi insiemi di coppelle incise in
 modo da essere allineate in maniera straordinariamente ordinata e due
 raffigurazioni cometiformi allineate in modo che i loro assi presentino un
 parallelismo che differisce di poco meno di un grado.
 Il complesso delle incisioni rupestri rilevabili su un settore facente parte
 della grande roccia suggerisce chiaramente la possibilita' che esso
 costituisca una sorta di roccia-calendario o quanto meno di un sito in cui
 gli antichi frequentatori del luogo avessero registato permentemente alcuni
 fenomeni astronomici che furono visibili dal sito di Pianvalle.
 La datazione delle incisioni rupestri rimane comunque caratterizzata dal
 consueto grado di incertezza, ma poiche' si rileva che parte di esse sono
 poste in corrispondenza di alcuni settori delle rocce che risultano coperti
 dalle strutture del successivo abitato golasecchiano, esse possono essere
 considerate anteriori all'Eta' del Ferro.
 Altre incisioni, principalmente semplici coppelle o coppelle unite da
 canaletti, sono state rinvenute sulla roccia situata a nord-est di quella
 grande.
 In questo caso i petroglifi risultano essere quasi totalmente coperti dalle
 strutture dell'insediamento, mentre alcune figure cruciformi, che occupano
 la roccia posta al limite sud-orientale dell'insediamento, sono da collocare
 con grande probabilita' in epoca storica e potrebbero corrispondere alla
 nota abitudine di esorcizzare e cristianizzare il luogo che risultava essere
 ricco di simboli pagani incisi sulla pietra.
 Nell'area occupata dalla grande roccia ricca di incisioni rupestri, si
 sviluppo' un insediamento appartenente alla Cultura di Golasecca, la cui
 fase di maggiore espansione si estese grosso modo dal VI sec. a.C. ai primi
 decenni del IV a.C., quindi corrisponente ai periodi Golasecca II-III, anche
 se sono stati rinvenuti anche materiali piu' antichi, tipici del periodo
 che si estende dal IX secolo al VII secolo a.C., cioe' appartenenti al
 Golasecca I.
 Gli scavi hanno permesso di rilevare che l'abitato comprendeva due vasti
 settori, il primo dei quali e' appoggiato direttamente alla parte a valle
 della grande roccia istoriata e che con grande probabilita' costituiva il
 nucleo di un luogo sacro.
 In questo settore le strutture ivi presenti non sono ben conservate, ma e'
 stato comunque possibile riconoscere i resti di un muro costituito da pietre
 di rilevanti dimensioni, un'area di forma rettangolare, la quale forse
 costituiva il piano di una abitazione nel centro della quale era posto un
 focolare, una struttura in piccole pietre disposte a ferro di cavallo, tra
 le quali sono stati reperiti alcuni resti di carboni e scorie di ferro,
 materiali tipici di una probabile fornace per la fusione del ferro, una
 piattaforma in ciottoli che ricopriva alcune incisioni rupestri e alcune
 altre strutture le quali, pero', sono leggibili con minore sicurezza.
 Nella parte pianeggiante del sito, corrispondente al settore piu' elevato
 della grande roccia, e' possibile rilevare la presenza di sei buche di
 circa 20-25 centimetri di diametro e profonde altrettanto, scavate
 intagliando la roccia, in cui, in antico, furono infissi, dei pali in legno.
 Cinque delle sei buche presentano una sezione circolare, mentre la sesta
 presenta una sezione quadrata.
 La distribuzione delle sei buche, sul terreno, due allineate lungo la
 direzione che va da nord-ovest a sud-est, nel settore occidentale della
 rupe e le altre quattro irregolarmente raggruppate nel settore orientale
 della roccia, lascerebbe supporre che sia improbabile che la loro funzione
 sia stata quella di sostenere una copertura.
 La misura dell'entropia della configurazione indica chiaramente un valore
 molto piu' elevato del limite massimo che grosso modo caratteristico di una
 struttura regolare atta al sostegno di un impalcato.
 Appare invece molto piu' probabile che i sei pali siano stati utilizzati
 quali segnacoli, oppure quali indicatori, atti a definire alcune direzioni
 importanti.
 Trattandosi di un luogo sacro e' abbastanza naturale ipotizzare,
 analogamente a quanto rilevato in altri siti golasecchiani, che le direzioni
 individuate dalle varie coppie di pali, o per lo meno alcune di esse,
 potessero essere astronomicamente significative.
 Le rilevazioni in sito, eseguire da A.Gaspani nel Febbraio e nel Marzo 1999,
 hanno permesso di mettere in evidenza che le sei buche furono disposte
 strategicamente in modo da realizzare alcuni interessanti allineamenti
 astronomicamente significativi e correlati sia con il Sole che con la Luna
 che con alcune stelle di particolare luminosita'.
 Prendiamo inizialmente in esame il Sole.
 Sulla sommita' della grande roccia su cui sono incisi i petroglifi rileviamo
 due buche di palo (la 5 e la 1), poste nel settore occidentale di essa, le
 quali sono allineate lungo la direzione verso cui un osservatore locale
 poteva osservare il tramonto del Sole nel giorno del solstizio d'estate che
 nel VI secolo cadeva il 29 Giugno (del calendario giuliano), all'orizzonte
 astronomico locale.
 Nella direzione opposta avrebbe potuto essere osservata la levata del Sole
 al solstizio d'inverno, ma i rilievi, che in quella direzione si elevano
 fino a 451 metri s.l.m., avrebbero potuto anche precludere, l'osservazione
 diretta del fenomeno.
 La probabilita' che l'allineamento solare derivi dal puro caso e' pari
 al 1.7%.
 La direzione solstiziale invernale, anche se a prima vista sembrerebbe
 schermata dalle ondulazioni del terreno, non e' comunque da rigettare di
 primo acchito almeno per due motivi.
 Il primo e' che tutti i luoghi sacri golasecchiani attualmente noti sono
 ubicati all'interno dei boschi, quindi con la visuale verso l'orizzonte
 locale limitata dagli alberi, nonostante cio' si rileva l'esistenza, in quei
 siti, di segnacoli corrispondenti a direzioni astronomicamente
 significative, anche se i punti di levata e di tramonto degli oggetti
 astronomici corrispondenti erano direttamente osservabili con difficolta' da
 quei luoghi sia a causa della forestazione sia, talvolta, a causa di piccoli
 rilevi e ondulazioni del terreno.
 Il secondo motivo e' che e' stata registrata la tendenza degli insediamenti,
 risalenti alla Cultura di Golasecca, ad essere allungati e allineati secondo
 una direzione che punta verso il punto di levata del Sole al solstizio
 d'inverno all'orizzonte fisico locale, indipendentemente dal fatto che tale
 punto fosse o meno visibile dal luogo in cui l'insediamento era posto.
 Questo fatto potrebbe suggerire che in qualche modo i Golasecchiani sapevano
 con buona approssimazione, in qualsiasi luogo si trovassero, dove il Sole
 solstiziale invernale sarebbe sorto.
 L'accuratezza media che sperimentalmente e' stata rilevata, nel caso di vari
 siti, e' dell'ordine di grandezza di qualche grado circa.
 Dal punto di vista lunare e' possibile rilevare che esistono tre buche di
 palo (le 1, 2 e 6) le quali sono allineate, con ridottissimo scarto,
 parallelamente alla direzione lungo la quale era possibile osservare, ad
 oriente, il sorgere della Luna, nel giorno del lunistizio, in cui essa era
 posta al punto di stazione estremo inferiore.
 In questo caso la declinazione della Luna era pari a D=(-e-i) essendo "e"
 l'angolo di obliquita' dell'eclittica ed "i" l'angolo tra i piani orbitali
 della Terra e della Luna; numericamente la declinazione era -28.91 gradi.
 L'angolo "e" rappresenta l'inclinazione dell'asse di rotazione della Terra
 rispetto al suo piano orbitale.
 Nella direzione opposta poteva essere osservato il tramonto del nostro
 satellite naturale nel giorno di lunistizio corripondente pero' al punto
 di stazione superiore, cioe' quando la Luna era posta ad una declinazione
 pari a D=(e+i) quindi 28.91 gradi sopra l'equatore celeste.
 La posizione lunare corrispondente alla declinazione D=(-e-i) doveva essere
 importante per i frequentatori del luogo sacro di Pianvalle in quanto nel
 sito e' indicata anche la direzione di tramonto della Luna a quella
 particolare declinazione.
 La congiungente i centri delle buche 3 e 2 interseca infatti l'orizzonte
 astronomico locale, che in quella direzione e' visibile in quanto il sito e'
 posto sul versante sud-occidentale della collina, in un punto molto prossimo
 alla posizione di tramonto della Luna al lunistizio estremo inferiore.
 Queste declinazioni corripondevano rispettivamente alla massima posizione
 meridionale di levata del nostro satellite all'orizzonte astronomico locale
 quando la declinazione era D=(-e-i) e a quella massimamente settentrionale
 quando D=(+e+i).
 Queste particolari posizioni sono due dei quattro punti estremi
 raggiungibili dal nostro satellite naturale durante il ciclo di
 retrogradazione dei nodi della sua orbita.
 Questo avviene quando la Luna raggiunge, nel cielo, la sua massima o la sua
 minima declinazione geocentrica, cioe' le estreme distanze angolari
 apparenti dall'equatore celeste.
 La massima declinazione raggiungibile in corrispondenza di una determinata
 epoca e' D=(+e+i) e viene raggiunta al lunistizio superiore, mentre la
 minima declinazione possibile vale D=(-e-i) ed e' raggiunta nel giorno di
 lunistizio inferiore.
 Al tempo in cui il sito di Pianvalle era attivo tale angolo era pari a 23.77
 gradi, mentre attualmente esso vale 23.43 gradi, questo significa che
 durante quell'epoca l'asse della Terra era inclinato di poco piu' di mezzo
 grado in piu' rispetto ad oggi, quindi la Luna era visibile alla sua massima
 altezza mezzo grado piu' alta nel cielo e mezzo grado meno alla sua minima
 altezza rispetto ai giorni nostri.
 Mezzo grado corrisponde quasi esattamente alla dimensione angolare del disco
 lunare osservato visualmente nel cielo.
 La massima declinazione raggiunta dalla Luna era quindi 28.92 gradi sopra
 l'Equatore Celeste, mentre alla minima declinazione essa era posta 28.92 
 gradi sotto di esso.
 La conseguenza immediata e' che i punti estremi settentrionali e meridionali
 di levata e di tramonto della Luna all'orizzonte astronomico del sito di 
 pianvalle nel VI secolo a.C. erano spostati rispettivamente piu' a nord e
 a sud di quanto non lo siano ai giorni nostri di un segmento pari grosso
 modo alla dimensione angolare dello stesso disco lunare.
 Il nostro satellite ritorna a sorgere e a tramontare negli stessi punti
 estremi periodicamente ogni 18.6 anni, intervallo che corrisponde ad una
 rotazione completa della linea dei nodi dell'orbita percorsa dalla Luna
 intorno alla Terra in senso opposto a quello del moto orbitale.
 Al fine di comprendere meglio la problematica connessa con l'osservazione 
 della Luna da parte degli antichi e' necessario descrivere, almeno 
 sommariamente, le caratteristiche principali del complicato moto del nostro 
 satellite naturale.
 La Luna rivoluisce intorno alla terra muovendosi su una orbita ellittica
 variabile lentamente nel tempo, ad una distanza media di circa 60 volte il 
 raggio del nostro pianeta.
 La distanza tra la Terra e la Luna aumenta di circa 4.4 cm ogni anno a
 causa del trasferimento di momento angolare tra la Terra a la Luna come
 conseguenza dell'attrito mareale tra questi due corpi celesti e la
 conseguente accelerazione del moto del nostro satellite naturale.
 Ad esempio, mediamente, durante il periodo in cui era attivo l'insediamento
 di Pianvalle, la Luna ruotava piu' vicina alla Terra di circa 112 metri.
 A causa delle leggi della meccanica orbitale, il trasferimento di momento
 angolare dalla Terra alla Luna causa anche il rallentamento del moto di
 rotazione della Terra, cioe' la durata del giorno siderale si allunga
 leggermente durante i secoli e i millenni.
 Al tempo del massimo sviluppo del sito di Pianvalle, la lunghezza del giorno
 siderale era di circa 42 millesimi di secondo piu' corta rispetto ai tempi
 attuali.
 Le distanze estreme dalla Terra raggiunte dalla Luna durante la sua orbita 
 sono rispettivamente 55.4 volte il raggio medio terrestre, la minima al 
 perigeo e 66.1 volte la massima, all'apogeo.
 Questo fenomeno e' dovuto alla non circolarita' dell'orbita lunare la
 cui eccentricita' e' variabile con periodi di 14 mesi e 9 anni.
 I punti di intersezione tra l'orbita lunare e il piano dell'orbita terrestre 
 sono detti "nodi".
 Questi due particolari punti si muovono principalmente a causa dell'effetto
 combinato dell'attrazione gravitazionale del Sole e della Terra sulla Luna
 ed in misura molto piu' ridotta, a causa dell'effetto perturbativo dovuto
 agli altri pianeti del Sistema Solare.
 Il moto dei nodi dell'orbita lunare e' retrogrado cioe' diretto in senso 
 opposto rispetto alla direzione del moto della Luna nella sua orbita.
 Una rotazione completa dei nodi dell'orbita lunare rispetto alle stelle
 richiede 18.6 anni solari.
 Durante una rivoluzione sinodica media completa pari a 29.5306 giorni, cioe'
 un ciclo completo di fasi lunari, la Luna descrive sulla sfera celeste circa
 un cerchio inclinato mediamente di 5.15 gradi rispetto al cerchio 
 dell'Eclittica, valore anche questo soggetto a variazione nel tempo.
 La variazione in questo caso e' di tipo periodico ed ha una ampiezza di 
 0.15 gradi e un periodo di 173.3 giorni.
 Questo valore e' la meta' del cosiddetto "Anno delle Eclissi" .

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 Tornando al sito di Pianvalle dobbiamo rilevare che la direzione individuata
 dalle buche 1 e 3 e' anch'essa astronomicamente significativa dal punto di
 vista lunare, infatti verso oriente, tale direzione intersecava l'orizzonte
 nel punto di levata della Luna quando la sua declinazione era pari a
 D=(-e+i), numericamente -18.63 gradi.
 Nella direzione opposta la stessa direzione punta ad occidente verso il
 punto di levata della Luna quando la sua declinazione era D=(+e-i), quindi
 18.63 gradi.
 La Luna assume queste declinazioni ogni mese draconitico, ma queste
 posizioni diventavano estreme una volta ogni 18.6 anni e corrispondono ai
 punti di stazione intermedi dei punti di levata e di tramonto del nostro
 satellite naturale.

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 A questo punto e' bene mettere in evidenza due fatti interessanti, il primo
 e' che nel sito di Pianvalle sono codificati allineamenti verso i punti
 rilevanti relativi a tutte le quattro possibili stazioni lunari
 lunistiziali, nessuna esclusa.
 Il secondo fatto e' che la configurazione delle buche rilevata sulla parte
 piu' elevata della grande roccia del luogo sacro e gli allineamenti che esse
 erano in grado di definire durante il VI secolo a.C., metteva in grado gli
 abitanti del luogo, in particolare gli amministratori del culto, di prevedere
 le eclissi, soprattutto quelle di Luna.
 Non sappiamo se cio' fu effettivamente fatto, ma la possibilta' esisteva
 realmente e d'altro canto bisognerebbe spiegare a cosa avrebbe potuto
 altrimenti servire la conoscenza dei punti lunistiziali lunari agli uomini
 che vissero e operarono in quel luogo.
 Anche nel caso delle direzioni lunari si rileva che la visione diretta del
 sorgere della Luna era preclusa dalla forestazione e dal piccolo rilievo,
 circa 7 metri piu' elevato del luogo sacro e posto ad oriente di esso.
 Dalla parte opposta, ad occidente, invece il sito domina la vallata, di
 conseguenza i tramonti degli astri erano osservabili senza difficolta'
 praticamente all'orizzonte astronomico locale.
 In realta' se un osservatore fosse salito sulla sommita' del rilievo posto
 subito a poche decine di metri ad oriente del luogo sacro e alto 451.2 metri
 s.l.m, avrebbe potuto osservare direttamente tutti i fenomeni descritti in
 in questa sede in quanto egli avrebbe potuto spaziare lungo la direzione
 orientale dell'orizzonte astronomico locale limitato solo per un
 piccolissimo tratto, ad est, dall'altura di Respau' di Sopra che supera in
 altitudine il punto di osservazione di soli 9 metri.
 La probabilita' che gli allineamenti lunari siano derivati da una
 configurazione completamente casuale delle buche e' poco piu' di 1 su 360
 milioni.
 Il Sole e la Luna non sono gli unici astri interessati dagli allineamenti
 stabiliti dai pali che furono infissi nella roccia.
 Nel sito possono essere rilevati anche alcuni allineamenti stellari i quali
 ebbero per oggetto i punti di levata eliaca di alcune stelle rilevanti
 per la Cultura di Golasecca, come e' stato possibile mettere in evidenza in
 altri luoghi soprattutto nelle zone di Golasecca e Sesto Calende, presso
 Varese.
 La direzione individuata dai centri delle buche 5 e 1 punta con eccellente
 approssimazione verso un punto dell'orizzonte locale che era molto prossimo
 al punto di prima visibilita' delle stelle Antares, la piu' luminosa della
 costellazione dello Scorpione, e Mira Ceti.
 La coppia di buche 1 e 3 individua una direzione che era allineata, durante
 il VI secolo a.C. con il punto di prima visibilita' della stella Rigel,
 nella costellazione di Orione.
 Durante il VI secolo a.C. la stella Antares, di magnitudine visuale
 apparente 1.22, andava in levata eliaca poco prima del sorgere del Sole il
 giorno 15 Novembre (calendario giuliano) apparendo, secondo i calcoli, a
 6.3 gradi sopra l'orizzonte astronomico locale nel momento in cui il Sole
 era ancora 7.5 gradi sotto l'orizzonte.
 La stella di seconda grandezza Mira Ceti, andava in levata eliaca poco prima
 dell'alba del 4 Giugno (giuliano) diventando visibile a 8.7 gradi di altezza
 rispetto all'orizzonte astronomico locale quando il Sole era ancora 6.3
 gradi al di sotto dell'orizzonte.
 Rigel, di magnitudine 0.34, la stella piu' luminosa della costellazione di
 Orione, andava in levata eliaca il 8 Luglio (giuliano) apparendo a 6.6 gradi
 sopra l'orizzonte astronomico locale quando il Sole era ancora a 4 gradi
 sotto di esso.
 La visibilita' diretta dei fenomeni eliaci considerati era possibile dalla
 sommita' del lato orientale del luogo sacro ed in tutti i tre casi la
 differenza tra l'azimut teorico di prima visibilita' delle stelle e l'azimut
 della direzione rilevata sul terreno e' decisamente inferiore ad 1 grado.
 Tenendo conto che gli effetti perturbatori dovuti all'ottica atmosferica che
 rendono di fatto imprevedibile il punto di prima visibilita' di una stella
 in levata eliaca al di sotto 1 grado di incertezza in azimut, la concordanza
 rilevata e' tale che la probabilita' che ciascun allineamento sia risultato
 casualmente diretto verso il punto di prima visibilita' della relativa
 stella vale approssimativamente 0.8%, che conduce a calcolare la
 probabilita' che entrambi gli allineamenti risultino casualmente diretti
 verso i punti di prima visibilta' delle stelle in oggetto, pari a 1 su oltre
 15600, assumendo che chi dispose i pali avesse potuto commettere un errore
 massimo di 3 gradi che rappresenta il grado di fuzziness derivante dalla
 dimensione fisica dei pali, ricavata dal diametro delle buche, che
 presumibilmente definirono gli allineamenti e dalla loro reciproca distanza
 sul terreno.
 Il calcolo delle probabilita' non puo' ovviamente tenere conto che le stelle
 rilevate sono comuni anche ad altri luoghi sacri della cultura di Golasecca
 rilevati dallo scrivente nel Varesotto, questo fatto tende quindi ad
 aumentare l'affidabilita' dei risultati ottenuti.
 Gli allineamenti verso i punti di prima visibilita' di alcune stelle nel
 giorno della loro levata eliaca non sono gli unici allineamenti di natura
 stellare presenti nel luogo sacro di Pianvalle.
 Le buche numero 2, 4 e 6 costituiscono una configurazione che permetteva di
 stabilire, durante il VI secolo a.C., tre allineamenti astronomicamente
 significativi.
 Il primo riguarda le buche 4 e 2 che permettono di stabilire una direzione
 che taglia l'orizzonte astronomico locale in prossimita' del punto di
 tramonto delle stelle Vega e Capella.
 Vega, di magnitudine visuale apparente pari a 0.14, e' la stella piu'
 luminosa della costellazione della Lyra, mentre Capella, nella costellazione
 dell'Auriga e' un poco meno luminosa in quanto la sua magnitudine e' pari a
 0.21.
 Entrambe le stelle tramontano in un punto dell'orizzonte che concorda con
 l'allineamento rilevato sul terreno a meno di 30' d'arco e la probabilita'
 che la concordanza tra la stella e l'allineamento sia dovuta esclusivamente
 ad una perversa combinazione di fattori puramente casuali risulta essere
 inferiore al 1%.
 La buca 4 individua con la buca 6 una direzione che concorda molto bene ad
 oriente con il punto di levata delle stelle della Cintura di Orione durante
 il VI secolo a.C., mentre ad occidente si rileva il tramonto di Hamal,
 stella di magnitudine 2.23, nella costellazione dell'Ariete e di Procione,
 nel Cane Minore, la cui magnitudine visuale apparente e' 0.48.
 I punti di tramonto di entrambe le stelle concordano con l'azimut rilevato
 per l'allineamento in oggetto a meno di 15' d'arco.
 La probabilita' che le tre buche in oggetto costituiscano casualmente la
 configurazione osservata in relazione agli alineamenti astronomicamente
 significativi messi in evidenza, e' poco meno di 1 su 2 milioni, rendendo
 quindi fortemente improbabile l'idea di allineamenti dovuti al puro caso.
 Vega, Hamal, Capella e le stelle della Cintura di Orione compaiono
 frequentemente quali oggetti celesti verso cui risultano orientati altri
 siti golasecchiani, perlopiu' recinti funerari risalenti al VII secolo
 a.C. e presenti nella zona di Golasecca e Sesto Calende, presso Varese.
 Questi oggetti celesti sembrano quindi essere oggetti noti presso la cultura
 di Golasecca e la loro osservazione un fatto caratteristico di questa
 cultura.
 A questo punto puo' essere utile fare qualche considerazione.
 Il sito di Pianvalle, in cui e' ubicata la grande roccia istoriata, e'
 ritenuto un luogo sacro, ma non e' un luogo di sepoltura.
 I defunti della comunita' di Pianvalle venvano cremati e sepolti piu' a
 valle, nella localita' detta della "Ca' Morta".
 Il sito risulta sotto alcuni aspetti analogo alla brughiera del Vigano,
 presso Somma Lombardo vicino a Varese in cui e' collocato il Sass di Biss e
 altri monoliti ricchi di incisioni rupestri, oppure al luogo presso Sesto
 Calende in cui e' collocato l'enorme masso noto con il nome di Sass dla
 Preja Buja (Sasso di Pietra Scura, in dialetto locale).
 Denominatore comune in tutti i casi e' l'esistenza di incisioni rupestri
 risalenti all'eta' del Rame o del Bronzo, il fatto che siano stati
 utilizzati quali luoghi di culto dai Golasecchiani e che in loco esistano
 orientazioni astronomicamente significative che hanno per oggetto la Luna
 ed in particolare le direzioni di levata e di tramonto ai lunistizi, e
 alcune stelle di rilevante luminosita'.
 Ma cosa serviva all'uomo golasecchiano sapere dove sorgeva la Luna una volta
 ogni 18.6 anni? Probabilmente non lo sapremo mai, a meno di ammettere che
 chi amministrava il culto presso le comunita' golasecchiane avesse interesse
 relativamente alla previsione, a corta scadenza, delle eclissi, ma anche in
 questo caso non e' chiaro il motivo di questo interesse.
 Eppure gli allineamenti ci sono e sono presenti in un numero rilevante di
 siti risalenti alla cultura di Golasecca.
 La probabilita' che cio' derivi da motivi casuali e' talmente ridotta da non
 essere assolutamente significativa.
 A questo punto possiamo ricostruire in quale maniera gli allineamenti
 definiti dalle buche in cui furono infissi i segnacoli, specialmente la
 direzione definita dalle buche 3 e 2 e quella definita dalle tre buche 6, 2
 e 1, potessero essere impiegati per la previsione sicura delle eclissi di
 Luna e con un po' di incertezza, di quelle di Sole.
 Qualora la Luna si trovi alla massima o minima declinazione possibile sulla
 sfera celeste e contemporaneamente al primo o all'ultimo quarto allora sette
 giorni dopo e' possibile il verificarsi di un eclisse di Sole o di Luna.
 Vediamo cosa poteva capitare a Pianvalle.
 In un giorno in cui la declinazione della Luna era la massima possibile,
 quindi pari a D=(+e+i), essa tramontava lungo la direzione occidentale
 individuata dalle buche 6, 2 e 1 e avrebbe percorso in cielo una traiettoria
 molto alta, soprattutto nel periodo invernale.
 La fase lunare poteva essere qualsiasi, ma se per caso la Luna tramontava
 in quella direzione al primo quarto allora dopo sette giorni il plenilunio
 sarebbe avvenuto mentre la Luna si trovava al nodo discendente della sua
 orbita, cioe' esattamente sull'eclittica e con il Sole posto dalla parte
 opposta rispetto alla Terra, anch'esso ovviamente sull'eclittica,
 esattamente al nodo ascendente, in questo caso si sarebbe verificata
 un'eclisse di Luna.
 Nel caso invece che la Luna fosse tramontata lungo la direzione definita
 dalle buche 3 e 2 oppure sorta lungo la direzione individuata dalle buche
 1, 2, 6 e contemporaneamente la sua fase fosse stata il primo quarto allora
 il plenilunio sarebbe avvenuto al nodo ascendente, ma il Sole in questo caso
 era obbligato ad essere posizionato al nodo opposto quindi nuovamente era
 probabile un'eclisse di Luna sette giorni dopo.
 In questo caso la declinazione della Luna sarebbe stata D=(-e-i) quindi
 avrebbe descritto una traiettoria molto bassa nel cielo, soprattutto durante
 il periodo estivo.
 Nel caso che la Luna fosse tramontata in corrispondenza della direzione
 dell'asse definito dalle buche 6, 2, 1, ma alla fase di ultimo quarto allora
 essa si sarebbe trovata dopo sette giorni al nodo discendente e
 contemporaneamente alla fase di novilunio.
 In questo caso il Sole doveva essere posizionato anche lui al nodo
 discendente dell'orbita lunare quindi erano verificate le condizioni
 richieste affinche' potesse avvenire un'eclisse di Sole, la quale pero'
 poteva avvenire, ma non essere visibile al Pianvalle in quanto la Meccanica
 Celeste ci insegna che al contrario delle eclissi di Luna che sono visibili
 su tutto l'emisfero del pianeta in cui il nostro satellite e' visibile,
 quelle di Sole possono essere osservate solamente in corrispondenza di una
 ristretta fascia lungo la superficie terrestre.
 L'eclisse di Sole poteva essere prevista sette giorni dopo, con le stesse 
 condizioni di visibilita', anche nel caso che la Luna fosse tramontata lungo 
 la direzione definita dalle buche 3, 2 oppure sorta lungo la direzione
 definita dalle buche 1, 2, 6, ma alla fase di ultimo quarto.
 Le eclissi potevano essere previste, utilizzando le direzioni codificate a
 Pianvalle, pero' non potremo mai sapere se effettivamente questo avvenne
 veramente e anche ammettendo che fosse avvenuto, quale ne fosse l'utilita'
 pratica escludendo le ragioni di natura rituale che, allo stato attuale
 delle richerche, sembrano essere le piu' probabili.
 Sulla grande roccia di arenaria gonfolitica si rileva anche la presenza di
 una ruota solare a sette raggi accompagnata lateralmente da una grossa
 coppella e da 12 piccole coppelle arrangiate su due file formate da 5 e da 7
 elementi ciascuna poste sul lato destro della ruota.
 E' difficile azzardare un'interpretazione del complesso, ma anche in questo
 caso qualche ipotesi puo' essere articolata.
 Il complesso potrebbe rappresentare una sorta di calendario in cui la ruota
 soalare potrebbe rappresentare appunto il Sole e il suo ciclo annuale, la
 grossa coppella posta in alto a destra potrebbe simboleggiare la Luna e la
 serie di 12 piccole coppelle potrebbe esprimere il numero di lunazioni che
 compongono l'anno solare indicato mediante la ruota.
 E' interessante il fatto che le 12 coppelle siano organizzate su due file
 parallele di 7 e 5 elementi rispettivamente in quanto questa divisione si
 adatta bene ad una ripartizione bistagionale dell'anno basata sull'andamento
 climatico locale durante l'eta' del Rame.
 E' infatti possibile simulare, al computer, con buona approssimazione,
 mediante opportuni modelli di paleoclimatologia, quali quello di Berger o il
 piu' antico Croll-Millankovitch, grosso modo l'andamento climatico in quei
 luoghi durante l'eta' del Rame, mettendo in evidenza che l'andamento
 climatico poteva essere ripartito in due stagioni, quella estiva e quella
 invernale, la cui durata era approssimativamente 5 lunazioni per quanto
 concerne la stagione estiva e 7 lunazioni per quanto riguarda la stagione
 invernale.
 Secondo quest'ipotesi ciascuna delle 5 coppelle che fanno parte della linea
 piu' corta e posta piu' vicino alla ruota solare potrebbe simboleggiare
 ciascuna delle 5 lunazioni che costituivano il periodo estivo e piu' caldo,
 mentre ciascuna delle 7 coppelle che costituiscono la linea piu' lunga e
 posta piu' lontano rispetto simbolo solare, potrebbero simboleggiare i mesi
 lunari che facevano parte del periodo invernale, piu' freddo e piu' lungo.
 Ovviamente queste sono ipotesi, ma il dispositivo poteva essere facilmente
 usato come una sorta di semplice calendario, ponendo un sassolino entro la
 coppella della lunazione corrente nella colonna relativa alla stagione in
 corso e spostandolo di un posto ad ogni lunazione trascorsa.
 Va rilevato che nelle immediate vicinanze esistono altre doppie colonne di
 coppelle composte da 8, 12 ,13 e 14 elementi e un raggruppamento di forma
 circa rettangolare composto da 29 coppelle.
 Questi numeri risultano essere tutti rilevanti dal punto di vista lunare,
 infatti 12 e 13 potrebbero riferirsi al numero di lunazioni in un anno
 solare, 14 potrebbe essere il numero di giorni che trascorrono tra un
 plenilunio e un novilunio ed tra un novilunio e il successivo plenilunio,
 8 potrebbe essere il numero di giorni per passare da una delle fasi lunari
 principali alla successiva, ad esempio da primo quarto a Luna piena, da Luna
 piena ad ultimo quarto e cosi' via.
 Il raggruppamento formato da 29 coppelle potrebbe essere connesso con il
 numero di giorni che fanno parte del mese sinodico lunare.
 Ovviamente siamo nel piu' completo campo delle ipotesi e l'obbiettivo e'
 solo quello di mettere in evidenza l'esistenza di alcune regolarita'
 numeriche e non di fornire spiegazioni, ma non si puo' mai sapere cosa
 effettivamente intesero rappresentare gli autori dei petroglifi posti in
 quel settore della grande roccia di Pianvalle.
 Va comunque rilevato che accanto a questa concentrazione di coppelle, che e'
 unica con quella regolarita' su tutto il roccione, e' inciso uno dei due
 simboli cometiformi che saranno presi in esame tra poco. 

 Sulla grande roccia e' possibile rilevare la presenza di due petroglifi
 cometiformi composti da una coppella con una larga "coda" triangolare
 uscente da essa e orientata verso l'alto.
 I due petroglifi tracciati in settori diversi della grande roccia sono
 disposti parallelamente l'uno rispetto all'altro.
 In loro azimut di orientazione e' molto simile essendo 38.7 gradi l'uno e
 36.6 l'altro rispetto alla direzione settentrionale del meridiano
 astronomico locale.
 La probabilita' che due simboli di quel genere possano essere stati
 tracciati in quel modo solamente in seguito ad un criterio casuale puo'
 essere calcolata e risulta essere poco piu' di 1 su 24000.
 Sembrerebbe quindi proprio da escludere che i due simboli siano stati
 tracciati solo in seguito ad una vena artistica casuale.
 La conseguenza e' che e' possibile ipotizzare che i due simboli cometiformi
 possano essere stati tracciati riferendosi ad un modello reale e
 direttamente osservabile in cielo, il quale potrebbe essere stato una cometa
 effettivamente visibile, con la coda posta in alto, nel cielo in direzione
 nord-est.
 Le poche informazioni che i due petroglifi ci forniscono permettono di
 avanzare alcune ipotesi relativamente all'oggetto cometario che potrebbe
 essere stato osservato nel cielo di Pianvalle in epoca remota.
 Se la rappresentazione fu abbastanza fedele possiamo ipotizzare che la
 cometa fosse stata visibile, con la coda orientata verso lo zenith, nel
 settore nord-orientale del cielo.
 Questi due fatti pongono subito alcuni limiti che ci permettono di affermare
 con un certo grado di sicurezza che l'oggetto dovrebbe essere stato visibile
 prima dell'alba in un orario in cui il Sole non era ancora sorto.
 L'orientazione della coda ci indica che il Sole dovesse essere posto
 consistentemente al di sotto della cometa quindi affinche' essa potesse
 essere stata visibile, l'astro diurno doveva trovarsi ancora svariati gradi
 sotto l'orizzonte astronomico locale.
 Il fatto che l'orientazione dei due petroglifi concordi relativamente ad un
 azimut nordorientale ci spinge ad ipotizzare che anche il Sole dovette
 sorgere nel settore settentrionale della sua amplitudine ortiva, quindi in
 un epoca grosso modo vicina alla data del solstizio d'estate.
 La datazione dei petroglifi ci rimanda all'eta' del Rame, intorno al 2500
 a.C., epoca che sembra essere quella a cui collocare cronologicamente il
 tracciamento dei due simboli cometiformi.
 Eseguendo alcune simulazioni al computer siamo in grado di fare qualche
 ragionevole supposizione.
 Nella direzione corrispondente all'azimut medio di orientazione dei due
 petroglifi rileviamo che l'orizzonte fisico locale e' elevato di circa 8
 gradi rispetto a quello astronomico locale.
 Supponendo in prima approssimazione che la cometa fosse stata osservata nei
 giorni vicini al solstizio d'estate, che nel 2500 a.C. avvenne il 15 Luglio,
 del calendario giuliano, allora possiamo rilevare che quel giorno il Sole,
 posto nella costellazione del Leone, poco sotto la stella Regolo, raggiunse
 un azimut pari a quello di orientazione suggerito dai petroglifi, alle 3:00
 antimeridiane, quando si trovava ancora 11.2 gradi al di sotto
 della linea dell'orizzonte astronomico locale.
 Il punto di levata solstiziale avvenne alle ore 4:29 antimeridiane ad un
 azimut di 55 gradi rispetto al meridiano astronomico locale.
 La cometa doveva in questo modo distare almeno 19.2 gradi dal Sole per poter
 essere osservata a Pianvalle da un osservatore posto in piedi sulla grande
 roccia e tenendo condo del grado di forestazione essa avrebbe dovuto
 brillare nel cielo mattutino ad almeno 15-20 gradi di altezza apparente
 sopra l'orizzonte astronomico locale cioe' 7-12 gradi sopra il limite
 dell'orizzonte fisico locale del sito, grosso modo tra le costellazioni del
 Leone Minore e dell'Orsa Maggiore.
 Ripetendo le simulazioni per il 2000 a.C. e per il 1500 a.C. si rileva che
 la situazione non varia molto eccezion fatta per le date di solstizio estivo
 che diventano il 11 Luglio e il 7 Luglio (giuliani) rispettivamente e per la
 posizione del Sole rispetto alla stella Regolo che in queste ultime epoche
 venne a trovarsi sotto il Sole solstiziale.
 Possiamo quindi concludere che per tutta l'eta' del Rame e parte di quella
 del Bronzo e' possibile calcolare al computer una configurazione realistica
 in grado di attribuire ai due simboli cometari tracciati sulla grande roccia
 di Pianvalle un significato tale da essere connesso con una rappresentazione
 realistica di una cometa effettivamente osservata in cielo durante quel
 periodo cronologico.
 Ovviamente non esistono nella letteratura orientale antica registrazioni
 cosi' antiche, di conseguenza la verifica relativa ad un oggetto
 effettivamente osservato e registrato ci e' completamente preclusa.
 Alcune decine di metri piu' valle, verso sud-ovest, lungo il versante della
 collina e' presente il settore abitativo piu' consistente.
 Le sue dimensioni lineari sono 35 metri di lunghezza, 25 metri di larghezza
 nel punto piu' largo e 16 metri nel punto piu' stretto.
 Il nucleo abitato risulta orientato lungo la direttrice che va da nord-ovest
 verso sud-est, in linea con la direzione di levata del Sole al solstizio
 d'inverno e dalla parte opposta, con il punto di tramonto al solstizio
 d'estate, analogamente ad altri insediamenti golasecchiani.
 Gli scavi hanno mostrato che il nucleo abitato era composto da due serie di
 abitazioni a base quadrangolare con fondazioni di muretti a secco, divise da
 una lunga strada a gradoni accompagnata da un canale probabilmente destinato
 allo scolo per le acque ed intervallate da strutture di servizio, quali ad
 esempio i pozzetti in cui venivano accesi i focolari.
 Nella parte piu' elevata dell'antico abitato si rileva la presenza di
 un'ampia piattaforma di pietre la quale avrebbe forse potuto fungere da
 confine tra l'abitato e la soprastante zona sacra.
 Ai due lati della strada principale, le abitazioni poggiavano sulle due
 spalle di roccia, che delimitano la piccola valle che accoglie questa parte 
 dell'insediamento.
 Nei pressi di un'abitazione posta in corrispondenza del settore piu' basso
 dell'abitato, si rileva la presenza di una roccia sulla quale furono incise
 alcune coppelle, essa si trova pero' in posizione marginale rispetto alla
 planimetria dell'abitato; presso questa roccia e' stata rilevata la presenza
 di una tomba ad incinerazione risalente al II secolo a.C. su cui ritorneremo
 piu' oltre.
 Gli scavi condotti in profondita' hanno messo in evidenza che le abitazioni
 furono oggetto di alcune ristrutturazioni gia' in epoca antica.
 Infatti gli archeologi sono stati in grado di mettere in evidenza la
 presenza di tre distinti strati abitativi che si sovrapposero durante il
 periodo in cui l'abitato fu in sviluppo.
 L'area fu abbandonata grosso modo agli inizi del IV sec. a.C., rimanendo
 probabilmente disabitata per qualche tempo, fino alla fine del II secolo
 a.C., periodo in cui venne anch'essa trasformata in un luogo sacro che
 funziono' anche per buona parte del I sec. a.C.
 Il periodo in oggetto e' quello corripondente all'epoca di LaTene, quindi
 in pieno sviluppo delle popolazioni celtiche locali di stirpe insubre, dopo
 l'invasione gallica del 388 a.C.
 In quel luogo vennero deposte almeno due tombe e un numero imprecisato di
 offerte votive, che sono state riportate in luce, dagli archeologi, nei
 punti in cui lo scavo delle abitazioni di epoca precedente e' sceso in
 profondita'.
 Una tomba e' stata rinvenuta presso una struttura abitativa posta nella
 parte alta dell'abitato posto a quota piu' bassa.
 La sepoltura era costituita da una cassetta litica coperta da un tegolone
 che conteneva numerosi materiali riferibili alla fase D1 del periodo LaTene,
 ma in essa, pur essendo ad incinerazione, non e' stata rilevata alcuna
 traccia di ossa carbonizzate, cosa peraltro strana.
 La cosa degna di interesse e' che la cassetta litica di forma rettangolare
 era deposta in modo che l'asse maggiore fosse allineato verso il punto di
 levata del Sole soltiziale estivo all'orizzonte fisico locale, rappresentato
 dal profilo del paesaggio, elevato circa 11-12 gradi rispetto all'orizzonte
 astronomico locale, durante il II secolo a.C.
 In quell'epoca il solstizio estivo avveniva il 26 Giugno del calendario
 giuliano.
 La probabilita' che l'orientazione sia casuale e' in questo caso il 5.5%,
 quindi non proprio ridottissima, ma sufficentemente ridotta per non
 attribuire alla casualita' l'allineamento rilevato.
 L'orientazione solare, seppur degna di rilievo non sembra essere il
 principale evento astronomico correlato con la direzione dell'asse maggiore
 della cassetta litica.
 La direzione dell'asse e' correlato molto bene con il punto di prima
 visibilita' della stella Regolo, nella costellazione del Leone, nel giorno
 della sua levata eliaca, il 9 Agosto (giuliano) durante il II secolo a.C.
 Questo fatto risulta essere molto interessante in quanto la tomba e' di
 eta' lateniana, cioe' celtica a tutti gli effetti e per i Celti la stella
 Regolo al pari di Sirio andava in levata eliaca nel periodo prescritto per
 la celebrazione della festa di Lugh, i primi giorni di Agosto.
 L'esistenza di questa orientazione e' un fatto importante che si correla
 in maniera precisa con l'etnia di appartenenza della sepoltura in questione.
 Anche in questo caso la probabilita' che puo' essere associata alla 
 correlazione tra l'allineamento e la levata eliaca di Regolo non e'
 superiore al 94%, che pero' rappresenta sempre un valore rilevantemente a
 favore della correlazione rilevata.
 La seconda tomba tagliava il pavimento superiore di un'abitazione posta
 nella parte piu bassa del nucleo abitativo e consisteva in una cista litica
 di forma irregolare, costituita da una grossa pietra e da alcune lastrine di
 arenaria e di granito disposte intorno ad essa.
 La sepoltura era posta vicino ad un masso coppellato e mostrava anch'essa,
 come vedremo, un'orientazione astronomicamente significativa.
 Il corredo era, in questo caso, abbastanza ricco e permise di riferire
 cronologicamente anche questa tomba alla fase D1 del periodo lateniano,
 quindi anche in questo caso si trattava di una tomba celtica ad
 incinerazione risalente al II secolo a.C.
 I resti delle ossa cremate, che con molta probabilita' appartennero a due
 individui adulti, erano deposti in parte all'interno di un piccolo vaso di
 ceramica e in parte sparse sul terreno del fondo della tomba.
 L'analisi archeoastronomica ha permesso di mettere in evidenza che l'asse
 maggiore della cista appoggiata al monolito era diretto con buona
 approssimazione verso il punto dell'orizzonte orientale in cui poteva essere
 osservata la levata eliaca della stella Capella, nella costellazione
 dell'Auriga.
 La levata eliaca di Capella, che nel II secolo a.C. avveniva il 27 Marzo,
 era correlata per i Celti lateniani alla festa rituale di Imbolc.
 Nei pressi della tomba, all'interno di quella che dovette essere stata una
 struttura abitativa, sono stati rinvenuti numerosi oggetti di epoca tardo
 LaTene, intenzionalmente deposti, i quali sono stati interpretati dagli
 archeologi, come offerte votive.
 Anche in questo caso la probabilita' che la concordanza tra la direzione
 misurata a Pianvalle e la levata eliaca di Capella sia genuina vale 94%,
 valore comunque di tutto rispetto.
 Verso la fine del I secolo a.C., in avanzata fase di romanizzazione, l'area
 di Pianvalle venne definitivamente abbandonata e perse anche il ruolo di
 spazio sacro.

 Lo studio del sito di Pianvalle presenta ancora molte incognite, ma i
 risultati finora ottenuti permettono di stabilire alcuni punti fondamentali
 sulla cui sicurezza non doverebbero esserci dubbi.
 In primo luogo possiamo affermare con un notevole grado si affidabilita'
 che il sito di Pianvalle abbia costituito un nucleo abitativo ben
 caratterizzato appartenente al "Comum Oppidum" citato da Tito Livio (XXX,
 36, 9), che fu fiorente in periodo di tempo che si stese grosso modo tra i
 secoli V a.C. e I a.C.
 L'ultima fase dello sviluppo dell'insediamento, che corrispose alla fine del
 II sec. a.C. rivela l'avvenuta trasformazione di un settore del sito da
 insediamento abitativo ad area sacra, destinata al culto di qualche
 divinita' e alla deposizione di tombe.
 Gli archeologi sono ormai certi che l'abitato protostorico era formato da
 una serie di nuclei abitativi e da abitazioni isolate, intervallate da aree
 verdi, forse terreni comuni destinati al pascolo del bestiame oppure ad orti
 e stalle, di cui quelli analizzati in questa sede costituiscono due di essi.
 In questo contesto i rinvenimenti di Pianvalle hanno rivelato che non tutti
 i settori abitati sono contemporanei, ma alcuni furono edificati in epoche
 piu' antiche e perdurarono piu' a lungo, sempre ovviamente nell'ambito della
 parte finale dell'eta' del Bronzo e per gran parte dell'eta' del Ferro.
 L'abitato di Pianvalle era costituito da un certo numero di abitazioni
 omogenee tra loro e con funzioni diversificate e da alcune strutture di uso
 comune quali i pozzi e la strada che attraversa longitudinalmente tutto
 l'abitato, la quale risulta ben orientata verso la direzione della levata
 solare solstiziale invernale; in parole povere un quartiere ben organizzato
 L'analisi della struttura dell'abitato ha messo in evidenza che la scelta
 del sito, compreso tra due spalle di roccia, chiuso a monte e a valle, la
 simmetria degli spazi abitativi e l'orientazione astronomicamente
 significativa indicano chiaramente l'esistenza in epoca protostorica di un
 impianto urbanistico accuratamente programmato mediante una serie di
 interventi coordinati e non uno sviluppo casuale lasciato alla spontanea
 iniziativa dei singoli abitanti.
 Il Comum Oppidum va considerato un centro dinamico, risultante dalla somma
 di numerosi nuclei abitativi distribuiti nel territorio, di cui Pianvalle
 rappresenta uno di essi, ma non necessariamente contigui e sviluppati
 contemporaneamente.
 Gli scavi eseguiti a Pianvalle rivelano che questi nuclei potevano essere 
 differenziati e caratterizzati anche dal punto di vista dell'attivita'
 produttiva e questo porta a supporre l'esistenza di qualche genere di
 organizzazione economica piuttosto complessa e articolata.
 Le ricerche hanno dimostrato che a Pianvalle vennivano lavorati i metalli,
 principalmente il bronzo e il ferro, utilizzando la fornace posta ai piedi
 della grande roccia istoriata.
 Ai centri di lavorazione dei metalli corripondevano, in epoca golasecchiana,
 anche punti di produzione della ceramica, dei tessuti e di altri beni di
 consumo.
 In questo modo, esisteva un ceto di artigiani che molto probabilmente
 costituiva la struttura portante dell'antica organizzazione sociale della
 comunita'.
 Le strutture abitative e produttive di Pianvalle sono connesse alla presenza 
 di numerose incisioni rupestri poste sulla grande roccia che fa parte del
 sito posto a monte rispetto all'abitato e che probabilmente rapresento' il
 luogo sacro della comunita' golasecchiana.
 Questa destinazione sembra essere confermata anche dalla presenza delle
 profonde buche scavate nella roccia gonfolitica che con grande probabilita'
 alloggiavano i segnacoli che, come  e' stato messo in evidenza, definivano
 allineamenti astronomicamente significativi, correlati principalmente con la
 Luna e con le stelle, comuni anche ad altri luoghi sacri golasecchiani posti
 altrove.
 La presenza nel luogo sacro di un forno per la fusione del ferro ci puo'
 indicare che, con grande probabilita', il quartiere dei fonditori era posto
 all'interno del luogo di culto.
 Questo fatto rappresenta un'ulteriore testimonianza dell'esistenza di una 
 pianificazione del sito che ci permette di affermare che gia' dal VI secolo
 a.C., Pianvalle fu qualcosa di piu' di un semplice villaggio, bensi' un
 centro gia' dotato di caratteristiche marcatamente protourbane.
 L'associazione tra il luogo di culto, astronomicamente significativo, e il
 quartiere dei fonditori avvallerebbe l'interessante ipotesi, riscontrabile
 anche in altri insediamenti golasecchiani, quali ad esempio la zona sacra in
 cui e' posto il Sass di Biss, nella brughiera del Vigano a Somma Lombardo,
 che esistesse qualche rapporto tra produzione metallurgica e potere
 religioso, anche se allo stato attuale delle ricerche e' difficile definirne
 i caratteri specifici.
 Questa associazione potrebbe suggerire l'esistenza, a Pianvalle durante
 l'eta' del Ferro, di un'elite di persone, anche culturalmente evoluta, in
 grado di osservare il cielo e i suoi fenomeni piu' appariscenti, attribuire
 loro alcuni significati ben precisi e stabilire allineamenti
 astronomicamente significativi al fine di identificarli e di poterne
 prevedere l'accadere futuro.
 Tale elite potrebbe essere identificata, almeno in questo sito, con gli
 amministratori del culto.



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