IL DISCO DI SANGERHAUSEN 
                             di
                       Adriano Gaspani
Molte sono le rappresentazioni del cielo che sono state prodotte dalle
 culture antiche che si sono succedute sul pianeta: dagli Egizi, agli Assiri,
 alle culture della valle dell'Indo, solo per citarne alcune.
 Sul territorio europeo, nonostante esistano grandi evidenze che tra le
 popolazioni ivi stanziate durante il Neolitico, l'Eneolitico, l'Eta' del
 Bronzo e del Ferro, fossero diffuse ben precise nozioni di Astronomia,
 queste evidenze sono derivate soprattutto dallo studio archeoastronomico di
 siti importanti quali Stonehenge in Inghilterra, Callanish in Scozia, Carnac
 in Bretagna, oltre che di una grande quantita' di siti megalitici, sparsi
 lungo tutta la costa atlantica e mediterranea dell'Europa, e nelle isole,
 in cui gli studiosi hanno messo in evidenza l'esistenza di ben precise linee
 astronomicamente orientate.
 Di fatto, pero' queste sono tutte evidenze indirette basate sulla verifica
 di congetture, nel senso che la ricerca di allineamenti astronomicamente
 significativi presenti nei siti megalitici soffre del problema che questa
 ricerca si basa sul prerequisito di sapere in anticipo dove si vuole
 arrivare.
 Facciamo un esempio: se in un sito e' possibile rilevare l'esistenza di una
 fila di monoliti orientata verso una sella tra due montagne visibili
 all'orizzonte e i calcoli ci dicono che una volta ogni 18.61 anni in quella
 sella sorgeva la Luna in un giorno di lunistizio, allora non e'
 assolutamente automatico accettare che esista un legame culturale tra la
 linea di pietre e la Luna oppure, di riflesso, tra la cultura che allineo'
 le pietre e la Luna, o con un culto legato ad essa.
 Appare chiaro che l'Archeoastronomia richiede sempre di piu' lo studio di
 reperti oggettivi, anche se di difficile interpretazione, piu' che un
 processo di verifica di ipotesi.
 Comunque spesso queste linee di monoliti sono tutto cio' che abbiamo a
 disposizione e fino a prova contraria e' necessario formulare qualche
 ipotesi e tentare di dimostrarla.
 Lo stesso e' accaduto nel caso delle necropoli nelle quali le strutture
 megalitiche, quali i dolmen e i tholos, ad esempio, mostrano orientazioni
 astronomicamente significative.
 Le tombe appartenenti alle necropoli dell'eta' del Bronzo e del Ferro
 risultano allineate verso punti particolari dell'orizzonte naturale locale
 dove erano visibili le levate e i tramonti degli oggetti celesti piu'
 importanti.
 I bersagli degli allineamenti erano principalmente i punti di levata del
 Sole ai solstizi e della Luna ai lunistizi, ma esistono anche numerosi
 allineamenti stellari, diretti cioe' verso i punti di levata delle stelle
 piu' brillanti all'orizzonte naturale locale rappresentato dal profilo del
 paesaggio visibile in quei luoghi.
 Generalmente risultano molto frequenti gli allineamenti diretti verso i
 punti di levata e di tramonto delle stelle della costellazione di Orione e
 verso quelli interessati dalla levata o dal tramonto del piccolo asterismo
 delle Pleiadi.
 Durante l'Eta' del Ferro la situazione diventa piu' interessante in quanto
 nel periodo in cui, sul territorio europeo, si sviluppo' la cultura celtica,
 prevalgono allineamenti stellari diretti verso i punti di levata eliaca
 delle stelle di maggior luminosita', oltre che, in particolare, le stelle
 Antares, Aldebaran, Sirio e Capella, le quali rappresentavano degli utili
 indicatori per la definizione delle date delle feste principali dei Celti e
 regolavano la divisione dell'anno agricolo e rituale in due periodi, quello
 estivo e quello invernale che erano scanditi, rispettivamente, dalle feste
 di Trinvxtion Samoni Sindivos (Samhain in ambito irlandese) regolata dalla
 levata eliaca di Antares e Beltane, regolata dalla levata eliaca di
 Aldebaran.
 Il disco di Sangerhausen e' cosi' chiamato appunto dal luogo in cui fu
 rinvenuto nel 1999, in un bosco posto sull'altura del Mittelberg, a 252
 metri di quota, nella foresta dello Ziegelroda, a 180 km a sud-ovest di
 Berlino.
 Il ritrovamento avvenne in seguito ad uno scavo clandestino eseguito
 illegalmente da persone definite "cacciatori di tesori" i quali ricavano
 denaro rivendendo illegalmente i reperti archeologici ai collezionisti
 privati; insieme al disco furono rinvenute 2 spade, e 2 asce.
 Durante la fase di scavo clandestino il reperto subi' alcuni danni che pero'
 non ne hanno pregiudicato lo stato di conservazione generale e non hanno
 diminuito la quantita' di informazione codificata nelle configurazioni
 presenti su di esso.
 Il reperto fu rivenduto piu' volte dai trafficanti di materiale archeologico
 finche' nel 2001 una brillante operazione della polizia svizzera ha
 consentito il recupero dell'oggetto e l'arresto dei responsabili del
 traffico illegale; attualmente il disco e' conservato al museo archeologico
 di Halle in Germania.
 Il reperto e' un disco in bronzo del diametro di 32 centimetri e dal peso di
 2 chilogrammi su cui sono riportate, in lamina d'oro, le probabili figure
 del Sole, della falce lunare e un insieme di 32 piccoli dischetti che
 potrebbero rappresentare le stelle.
 Di questi 32 dischetti aurei, 29 sono ben visibili, mentre i restanti si
 sono staccati, lasciando pero' una traccia evidente sulla superficie del
 disco di bronzo.
 La collocazione cronologica del reperto e' stata fissata al 1600 a.C. circa,
 quindi in piena eta' del Bronzo e se la datazione e' corretta, il disco di
 Sangerhauser potrebbe essere considerato la piu' antica mappa stellare
 conosciuta anche se la configurazione presente sul reperto ci puo'
 autorizzare solamente a dire che cio' che e' riportato e' in realta'
 solamente una serie di figure tratte da una non precisate simbologia
 cosmogonica diffusa tr una popolazione locale.
 La collocazione cronologica del disco e' pero' piuttosto difficile in quanto
 il suo rinvenimento non avvenne durante uno scavo stratigrafico condotto con
 rigore archeologico, ma fu scavato in fretta e di nascosto, quindi e' andata
 perduta qualsiasi informazione relativa al contesto protostorico e culturale
 associato al reperto.
 La collina del Mittelberg ospita un sito fortificato attivo dall'eta' del
 Rame in poi, fino all'epoca medioevale, quindi non si sa a che profondita'
 fosse posto il disco e entro quale contesto culturale e cronologico.
 La collina di Mittelberg, e' un luogo archeoastronomicamente interessante in
 quanto dalla sua cima, dove e' posto il sito fortificato, e' possibile
 osservare il Sole che tramonta dietro il Brocken, la montagna piu' elevata
 posta nella Germania settentrionale (1142 metri s.l.m.), ubicata ad 85 Km in
 direzione nord-ovest, nel giorno del solstizio d'estate cioe' quando la
 declinazione del centro del disco del Sole raggiunge un valore pari a D=+e,
 dove "e" e' l'angolo di obliquita' dell'eclittica; nel 1600 a.C. pari a
 23.8972 gradi.
 Esiste anche un'altra direzione astronomicamente significativa ed e'
 relativa al tramonto del Sole dietro l'altura del Kulpenberg, la collina di
 maggior elevazione del Kyffauser, nel giorno 1 Maggio, ma questa linea
 risulta essere probabilmente del tutto casuale.
 L'altezza angolare apparente del Brocken rispetto all'orizzonte astronomico
 locale, osservato dal Mittelberg, raggiunge gli 0.8 gradi, circa 1.5 volte
 il diametro apparente del disco del Sole e quello della Luna e la montagna
 e' ben visibile, dal Mittelberg, durante le giornate limpide.
 I calcoli astronomici mostrano che la posizione del punto di tramonto del
 Sole al solstizio d'estate, all'orizzonte astronomico locale osservato dalla
 collina del Mittelberg varia di circa 1 grado in 4000 anni, per effetto
 della lenta variazione periodica dell'inclinazione dell'asse di rotazione
 della Terra rispetto alla normale al piano dell'eclittica, di conseguenza il
 tramonto solare solstiziale estivo dietro il Brocken e' un fenomeno che e'
 rimasto visibile per lungo tempo nell'antichita' e, di fatto, lo e' ancora
 attualmente.
 L'ipotesi che il Mittelberg possa essere stato un antico osservatorio solare
 potrebbe trovare una conferma, a livello probilistico, applicando il
 cosiddetto "solar arc criterion" di Iwanizewsky il quale stabilisce un
 livello empirico di probabilita' che un luogo possa essere stato un luogo
 dove, anticamente, sono state compiute osservazioni solari, sulla base
 dell'esistenza di linee astronomicamente significative dal punto di vista
 solare che coinvolgono particolari dell'orizonte naturale locale visibile in
 quel luogo.
 La collina del Mittelberg e' un luogo particolare, sulla sommita' di essa
 gli archeologi hanno rinvenuto un fossato circolare circondato da un
 terrapieno e all'interno del fossato era stata eretta un palizzata
 difensiva ed era presente una struttura muraria a secco, in parole povere,
 quello che corrisponderebbe ad un sito fortificato d'altura, molto diffuso
 durante l'eta' del Bronzo, ma soprattutto in quella del Ferro, durante la
 quale i conflitti armati erano molto frequenti, su tutto il territorio
 europeo.
 Il disco di Sangerhausen era posto, insieme agli altri reperti, entro una
 buca, posta pressoche' al centro dell'antica struttura fortificata.
 La fortificazione e' stata collocata cronologicamente, dall'archeologo
 Harald Meller, alla prima eta' del Bronzo, ma frequentata anche in epoca
 successiva e quindi anche il disco e' stato datato a quel periodo, ma non e'
 detto che la fortificazione dell'eta' del Bronzo e il disco siano
 cronologicamente correlati e soprattutto non e detto siano coevi.
 La zona intorno al Mittelberg e' ricca di tumuli in cui sono poste le
 sepolture di personaggi di rilievo delle antiche comunita' locali.
 In quella zona esistono circa 1000 tumuli funerari la maggior parte dei
 quali non e' ancora stata indagata archeologicamente, di conseguenza poco e'
 noto relativamente alle popolazioni stanziate nella zona del Mittelberg
 durante l'eta' del Bronzo e quella del Ferro e che presumibilmente
 potrebbero aver prodotto il disco con la rappresentazione astrale; l'ipotesi
 piu' probabile e' che si tratti di popolazioni in cui l'elemento
 celto-germanico potrebbe gia' essere stato presente in epoca relativamente
 remota.
 A rigor di logica pero' non esiste alcuna ragione per escludere la
 possibilita' che il disco di Sangerhausen possa essere di fattura piu'
 recente rispetto alla struttura fortificata presente sul Mittelberg, tanto
 piu' che insieme al disco sono state ritrovate due spade in bronzo forgiate
 secondo una tecnica diffusa nel mondo miceneo e anatolico e mostrano le
 stesse caratteristiche di analoghi reperti rinvenuti in scavi archeologici
 eseguiti in Romania ed Ungheria.
 Una delle ipotesi avanzata da Wolfhard Schlosser, un esperto di Astronomia
 antica, dell'Universita' della Ruhr e' che il Mittelberg sia stato
 anticamente utilizzato come osservatorio astronomico con il fine di regolare
 le attivita' agricole delle popolazioni locali sulla base dei cicli mostrati
 dai movimenti del Sole e dalla Luna, nel cielo, ipotesi possibile e molto,
 suggestiva, ma ancora tutta da dimostrare.
 Ancora attualmente le tradizioni locali descrivono il Mittelberg come una
 collina in cui, secondo le credenze popolari, avvenivano i "sabba" delle
 streghe i quali erano celebrati il 30 Aprile di ogni anno.
 Al di la' del lato pittoresco della cosa, l'importante e' che nella
 tradizione popolare sia viva l'idea che il Mittelberg sia un luogo inusuale,
 con risvolti magici e misteriosi, retaggio di antiche credenze intorno alla
 sacralita' pagana di quel luogo.
 Anche il toponimo "Mittelberg" e' significativo, esso si traduce in "Montagna
 di Mezzo" e il concetto di "Terra di Mezzo" era denso di risvolti etnologici
 ed etnografici, in abiente celto-germanico antico.
 Il disco di Sangerhausen e' un reperto del tutto eccezionale che solleva
 comunque molti interrogativi.
 Uno di questi e' cosa esattamente sia; non e' uno scudo in quanto le sue
 dimensioni sono troppo ridotte, a meno di ipotizzare che fosse applicato
 mediante una corona di chiodi, di cui rimangono i fori, uniformemente
 distribuiti lungo la circonferenza, su uno scudo piu' grande.
 Se cosi' fosse dovrebbe trattarsi di uno scudo da parata e non da battaglia
 in quanto le applicazioni in oro sarebbero molto inusuali per un attrezzo
 difensivo destinato allo scontro bellico, in ambiente centroeuropeo.
 Un altro interrogativo riguarda il motivo per cui fu prodotto un siffatto
 oggetto ed il perche' della simbologia astronomica rappresentata su di esso.
 A cosa serviva il disco di Sangerhausen? quale fu la sua funzione e quale
 popolazione lo produsse.
 Non sappiamo se fosse un oggetto ornamentale, un oggetto magico-rituale
 utilizzato durante lo svolgimento di funzioni religiose o altro.
 Il dato di fatto e' che trattava di un oggetto di valore, lo testimonia
 l'utilizzo dell'oro per rappresentare gli astri, quindi doveva trattarsi
 comunque di un oggetto particolare e particolare dovette essere stata la
 sua funzione.
 Un altro aspetto molto interessante riguarda il fatto che un oggetto su cui
 esiste una rappresentazione degli oggetti astronomici sia stato rinvenuto in
 un sito in cui esistono direzioni astronomicamente significative.
 Ovviamente potrebbe anche trattarsi di una coincidenza del tutto fortuita,
 ma e' comunque singolare che questo sia avvenuto e deve essere tenuto in
 attenta considerazione.
 Il disco di Sangerhausen potrebbe rappresentare quindi una testimonianza
 oggettiva dell'interesse che le popolazioni che l'hanno prodotto, nutrivano
 per l'Astronomia intesa, al minimo, come osservazione del cielo e sua
 rappresentazione simbolica.
 Il disco contiene le immagini del Sole, della Luna e delle stelle, cioe' di
 tutto cio' che era facilmente visibile ad occhio nudo nel cielo, ma anche
 un raggruppamento di 7 stelle che potrebbe corrispondere alle Pleiadi.
 Sul disco sono presenti anche due bande laterali curve, anche esse d'oro,
 una delle quali si era staccata ed e' andata persa, lasciando pero' sul
 bronzo una profonda traccia della sua posizione.
 Le due bande contrapposte sono state interpretate come la trasposizione piu'
 o meno simbolica della linea dell'orizzonte locale visibile dal Mittelberg,
 ma forse da qualche altro posto, non e' detto che il disco sia stato
 forgiato proprio in quel luogo.
 L'immagine della Luna e' posta in modo sbagliato rispetto al Sole, nel senso
 che la corretta rappresentazione richiederebbe un ribaltamento dell'immagine
 lunare in modo che la convessita' sia rivolta al Sole e non la concavita'
 come si rileva sul disco di Sangerhausen.
 L'errore astronomico gioca a favore di una rappresentazione slegata dei
 due astri, che nella scena rappresentata non sono connessi, ma rappresentano
 probabilmente due motivi artistici indipendenti.
 Questo aspetto potrebbe suggerire un'altra interessante interpretazione e
 cioe' che il disco e la falce non siano altro che due rappresentazioni del
 disco solare visibile, in momenti successivi, durante un'eclisse di Sole, ma
 allora si dovrebbe trattare di una eclisse avvenuta con il Sole basso
 sull'orizzonte, all'alba o al tramonto, altrimenti la luce residua del Sole
 sarebbe stata sufficente ad impedire la visione falcata dell'astro ad occhio
 nudo.
 E' interessante rilevare che la "falce" e' posta molto vicino alla banda che
 rappresenterebbe, secondo l'interpretazione di Wolfhard Schlosser, uno dei
 due lati dell'orizzonte naturale locale.
 L'idea dell'eclisse e' comunque interessante perche' potrebbe rendere conto
 anche della figura ad arco sottile presente accanto alle immagini del disco
 e della falce, la quale potrebbe essere interpretata come l'immagine del
 disco solare nel momento della fase massima dell'eclisse.
 Ovviamente queste sono solo ipotesi, ma se cosi' fosse, sul disco
 esisterebbero tre immagini che potrebbero tutte corrispondere a quanto
 osservabile ad occhio nudo nel cielo durante un'eclisse di Sole, magari
 osservata al Mittelberg.
 Potrebbe, a questo punto, essere interessante eseguire una ricerca cercando
 di vedere se si sia verificata un'eclisse di Sole quasi totale visibile,
 durante l'eta' del Bronzo e del Ferro, all'alba o al tramonto dal Mittelberg
 in modo tale che il Sole falcato fosse stato visibile presso la linea
 dell'orizzonte naturale locale, con i corni in alto.
 Questo lavoro e' stato eseguito e i risultati sono stati eccellenti in
 quanto e' stato possibile identificare un'eclisse avvenuta il 8 Maggio 1617
 a.C. che fu anulare al Mittelberg.
 La cosa interessante e' che questa eclisse avvenne con il Sole e la Luna
 posti nella costellazione del Toro, tra le stelle Elnath e Zeta Tauri che
 rappresentano gli estremi delle "corna" del Toro.
 L'eclisse inizio' alle ore 13:53 con il Sole e la Luna posti ad un'altezza
 di 45.5 gradi rispetto alla linea dell'orizzonte astronomico locale.
 La fase di anularita' inizio' alle ore 15:20 (ora locale) e l'altezza dei
 due astri coinvolti era intanto diminuita a 34.8 gradi rispetto
 all'orizzonte.
 La fase massima del'eclisse avvenne, al Mittelberg, alle 15:22 (ora locale)
 con il Sole e la Luna posti a 34.6 gradi di altezza apparente, la
 magnitudine dell'eclisse fu 0.956 per cui venne buio e si videro le stelle
 nel cielo, tra le quali, a destra in basso, ad appena 14 gradi di altezza
 sull'orizzonte astronomico locale, erano poste le Pleiadi.
 La fine della fase di anularita' si ebbe  qlle 15:23 con il Sole e la Luna a
 34.4 gradi di altezza.
 La fine della successiva fase parziale si verifico' alle 16.42 con il Sole e
 la Luna a 22.6 gradi di altezza rispetto alla linea dell'orizzonte
 astronomico locale.
 Il Sole si avvio' a tramontare in un punto dell'orizzonte naturale locale
 posto tra le alture del Kulpenberg e quella del Brocken, piu' vicino al
 primo che al secondo.
 Esaminando l'aspetto mostrato dal sole durante il progredire dell'eclisse,
 cio' e' possibile mediante una simulazione al computer, si nota che tutte le
 tre immagini che sono rappresentate sul disco di bronzo corrispondono ad
 effettivi aspetti mostrati, in successione, dall'astro diurno, in piu'
 durante lo svolgersi del fenomeno insieme al Sole falcato furono visibili
 anche le Pleiadi in basso a destra rispetto alla falce solare, con le punte
 rivolte in alto e posta abbastanza bassa sull'orizzonte naturale locale che
 si eleva di circa 2 gradi rispetto a quello astronomico locale.
 A questo punto la probabilita' che il disco di Sangerhausen tramandi la
 memoria dell'eclisse di Sole avvenuta nel Maggio del 1617 a.C. diventa
 altissima, anche se, come vedremo, esiste anche un'altra ipotesi possibile
 per spiegare quanto raffigurato sul singolare reperto archeologico.
 La cosa interessante e' che e' probabile che sil Mittelberg qualcuno
 osservo' il raro fenomeno e decise di tramandane permanentemente la memoria
 storica.
 Ovviamente pero', ai fini di una maggiore comprensione del significato del
 reperto di cui ci stiamo occupando, vanno vagliate anche altre ipotesi.
 Se trascuriamo per il momento l'ipotesi dell'eclisse, la possibile
 rappresentazione delle Pleiadi, che vede il suo fautore in Wolfhard
 Schlosser, sulla base solo del fatto che sul disco sono rappresentati 7
 dischetti e non 8 o 6, solleva, pero', tutta una serie di interessanti
 interrogativi.
 Prima di tutto la rappresentazione sul disco non e' realistica rispetto alla
 configurazione stellare visibile nel cielo, anche se grosso modo le
 dimensioni angolari relative tra quelle del piccolo asterismo e quelle della
 Luna e del Sole corrispondono abbastanza bene.
 Questo fatto potrebbe essere spiegato con l'ipotesi che essendo
 l'osservazione di un gruppo di stelle di ridotte dimensioni e di bassa
 luminosita' (la magnitudine visuale apparente di Alcyone, la stella piu'
 brillante del gruppo e' pari a 2.96) e' facile vedere in cielo le Plejadi
 come una piccola macchia diffusa pur essendo possibile, se la vista e'
 buona, distinguere le stelle che compongono il gruppo; e' quindi difficile
 pretendere una rappresentazione ralistica del piccolo ammasso stellare
 ottenuta da un osservatore visuale che osservava ad occhio nudo.
 Siamo quindi obbligati ad ammettere che si tratti di una rappresentazione
 del tutto simbolica, tanto piu' che presso altre culture antiche che hanno
 popolato il pianeta rileviamo alcune rappresentazioni, attribuite alle
 Pleiadi, molto simili a quella riprodotta su disco di Sangerhausen, ad
 esempio lo stesso simbolo rappresentata su una pittura rupestre in Oceania
 e' stata interpretata dall'astronoma M. Haynes come la rappresentazione
 delle Pleiadi, come nuovamente lo stesso raggruppamento di punti e'
 riportato anche sul disco di Festo ed anche in questo caso e' stato
 interpretato come l'immagine del piccolo asterismo dall'archeoastronoma
 spagnola Francisca Martin-Cano.
 La stessa rappresentazione e' comune in molti pendagli di bronzo di fattura
 Celtica centroeuropea prodotti durante l'eta' del Ferro.
 Di contro, eccettando questa ipotesi potremme intrpretare una gran parte di
 "rosette" formate da 7 coppelle incise sulle roccie camune, in Valcamonica e
 nel sito golasecchiano di Pianvalle, nel parco della Spina Verde, sopra Como,
 come rappresentazione delle Pleiadi, cosa decisamente azzardata.
 Di fatto va rilevato che tutte queste rappresentazioni attribuite alle
 Pleiadi sono basate esclusivamente sul fatto che sono formate da 7 elementi
 circolari (coppelle o dichetti aurei) raggruppati, ma senza corrispondenza
 geometrica con la reale disposizione spaziale delle 7 stelle nel cielo: un
 po' poco, per la verita'.
 Il raggruppamento formato dai sette dischetti d'oro risulta essere l'unico
 raggruppamento presente sul disco di Sangerhausen.
 Se se esegue un processo di "cluster analysis" sulla distribuzione delle
 stelle rappresentate sul disco si rileva un fatto decisamente interessante e
 cioe' che la distribuzione dei dischetti d'oro rappresenta i nodi di un
 reticolo in cui ciascun nodo sembra essere, a prima vista, praticamente
 equidistante dai nodi strettamente adiacenti, cioe' tranne i sette
 dischetti raggruppati, i restanti 25 sembrano essere distribuiti
 uniformemente sulla superficie del disco senza una regola apparente.
 Ovviamente non esistono dischetti aurei dove sono poste le grandi immagini
 che potrebbero essere attribuite al Sole e alla Luna, per il resto la
 distribuzione sembra proprio essere uniforme
 In realta' questo non e' strettamente vero perche' se si esegue un processo
 di "cluster analysis" appare chiaro che la distribuzione delle distanze non
 e' assolutamente uniforme ma sembra derivare dalla presenza di
 sottostrutture ben definite, e tendenzialmente sono riconoscibili 4 distinte
 componenti.
 La prima raggruppa tutti i dischetti posti a distanza mediamento pari a R/8
 dove R e' il raggio del disco, questa componente e' determinata
 principalmente dal raggruppamento dei dischetti aurei a cui e' stata
 attribuita, probabilmente in modo un po' avventato, la rappresentazione
 delle Pleiadi.
 Altre componenti sono quelle che raggruppano i dischetti aurei posti
 mediamente ad una distanza reciproca proporzionale a R/6, R/3.5 (la
 componente piu' numerosa) ed intorno a R/4.
 L'esistenza di sottostrutture ben definite nella distribuzione dei dischetti
 aurei sulla superficie del reperto ci consente di dire che la distribuzione
 spaziale osservata altro non e' che l'unione senza sovrapposizione di
 diverse strutture che potrebbero anche rappresentare costellazioni.
 Per questo motivo e' stato eseguito un processo di "pattern matching" con
 l'obbiettivo di cercare di mettere in evidenza se la distribuzione dei
 dischetti aurei potesse essere messa in correlazione con qualche
 corrispondente distribuzione delle stelle luminose, nel cielo, entro qualche
 costellazione.
 Il processo di "pattern matching" applicato alla distribuzione dei dischetti
 aurei presenti sul disco di Sangerhauser ha permesso di mettere in evidenza
 un sequenza di 7 di essi la cui distribuzione spaziale puo' essere molto
 ben correlata con la distribuzione delle stelle piu luminose della
 costellazione dell'Orsa Maggiore.
 Il grado di correlazione incrociata tra i due "pattern" risulta pari a 0.84
 e la probabilita' di ottenere quel determinato valore del coefficente di
 correlazione per via di una combinazione opportuna di effetti casuali e'
 risultata essere il 3% fatto questo che implica che con un livello di
 probabilita' pari al 97% la correlazione rilevata sia reale e quindi sul
 disco di Sangerhausen potrebbe essere stata deliberatamente rappresentata la
 costellazione dell'Orsa Maggiore; ma perche'?
 Vediamo di tentare di formulare qualche ipotesi per tentare di rispondere a
 questa domanda.
 I risultati del "pattern matching" hanno messo in evidenza che oltre al
 profilo dell'Orsa Maggiore, e' possibile rilevare anche. con coefficente di
 correlazione decisamente piu' ridotto, pari a r=0.55, il profilo della
 costellazione di Cassiopeia, posta oltre il disco solare, verso l'esterno
 del disco di bronzo.
 Qual'e' il livello di affidabilita' di questi risultati? Nel caso del
 "pattern" corrispondente alle stelle della Grande Orsa, si vedifica che il
 livello di indeterminazione e' pari solo al 29%, mentre nel caso del
 "pattern" corrispondente a Cassiopeia, l'indeterminazione raggiunge il 70%,
 quindi la quantita' di informazione contenuta nei 5 dischetti aurei che
 corrisponderebbero alla distribuzione delle stelle di Cassiopeia, nel cielo
 e' decisamente insufficente per accettare come affidabile il "pattern"
 rilevato.
 Ragioniamo ora applicando alcuni semplici concetti propri della Teoria
 dell'Informazione.
 Dalla Teoria dell'Informazione otteniamo che la "Mutua Informazione" 
 relativa alla configurazione formata dalla disposizione complessiva dei
 dischetti aurei sul disco di bronzo dipende strettamente dal coefficente di
 correlazione tra il pattern dei dischetti e le posizioni delle stelle nel
 cielo entro una determinata costellazione.
 Nel caso presente, la mutua informazione puo' essere vista come la quantita'
 di informazione legata all'osservazione sperimentale di una determinata
 distribuzione spaziale dei dischetti aurei sul disco di Sangerhausen.
 In questo caso la mutua informazione si riferisce non ad un singolo
 dischetto aureo, ma a tutto il sottoinsieme dei dischetti presenti sul disco
 di bronzo e che potrebbero corrispondere ad una determinata configurazione
 stellare riconosciuta dal processo di "pattern matching", quindi ci fornira'
 importanti informazioni sulla struttura globale della distribuzione dei
 dischetti.
 La mutua informazione non e' altro che una generalizzazione del concetto
 di autoinformazione, quindi ne conservera' tutte le proprieta' matematiche.
 Questo fatto ci conduce a poter calcolare la probabilita' che la
 distribuzione spaziale dei dischetti aurei attualmente rilevata si potesse
 effettivamente verificare per via di fattori puramente casuali.
 Tale probabilita' ci suggerisce alcune considerazioni degne di nota.
 Infatti se la disposizione dei dischetti aurei e' pressoche' casuale allora
 il valore assoluto del coefficiente di correlazione risulta piuttosto basso
 e la mutua informazione pressoche' nulla.
 Questo conduce ad avere una alta probabilita' che la distribuzione spaziale
 osservata dei dischetti aurei fosse prevalentemente casuale in quanto chi
 dispose i dischetti aurei sul disco di bronzo non ritenne opportuno prendere
 in considerazione alcun criterio teso a disporli in modo ordinato secondo
 certi schemi, in questo caso in rapporto con alcune costellazioni visibili
 nel cielo.
 Se contrariamente a cio' la correlazione risulta elevata, come conseguenza
 della distribuzione ordinata dei dischetti, secondo taluni schemi, allora
 sara' possibile osservare una disposizione tesa a privilegiare la
 distribuzione spaziale dei dischetti aurei secondo particolari
 configurazioni correlate con la posizione relativa delle stelle piu'
 luminose entro talune costellazioni.
 In questo caso la mutua informazione sara' elevata in quanto una
 disposizione ordinata implica l'esistenza in origine di un criterio
 applicato, che si traduce matematicamente nella codifica di una certa
 quantita' di informazione nella distribuzione spaziale dei dischetti aurei
 ottenuta applicando quel particolare criterio.
 Un valore elevato di mutua informazione implica una bassa probabilita' che
 una disposizione cosi' ordinata avesse potuto verificarsi casualmente.
 La probabilita' dell'evento complementare, cioe' quello della deliberata
 disposizione ordinata dei dischetti aurei, sara' elevata, nel caso di una
 distribuzione spaziale ordinata.
 Osserviamo un fatto interessante e cioe' che, secondo questo modo di vedere
 le cose, per avere la probabilita' del 50% di distribuzione non casuale, il
 pattern di dischetti aurei dovrebbe mostrare un coefficente di correlazione
 incrociata pari a 0.87.
 La conclusione e' che solamente una distribuzione che mostra una rilevante
 correlazione (r>87%) ha almeno il 50% di probabilita' di non derivare da una
 disposizione casuale dei singoli dischetti.
 Con tale livello di probabilita' potra' essere ipotizzata una eventuale
 correlazione con qualche "pattern" astronomicamente significativo.
 Vediamo ora di applicare questa procedura al riconoscimento delle possibili
 costellazioni nella disposizione dei dischetti aurei presenti sul disco di
 Sangerhausen.
 Il pattern corrispondente all'Orsa Maggiore e' caratterizzaro da un
 coefficente di cross-correlazione pari a r=0.84 che implica un livello di
 Mutua Informazione pari a 0.614 e una probabilita' di casualita' del 54%,
 mentre il "pattern" corrispondente alla costellazione di Cassiopeia e'
 caratterizzato da un coefficente di cross-correlazione pari a r=0.55, che
 implica un livello di mutua informazione pari a 0.179 e di conseguenza una
 probabilita' del 84% che la configurazione dei dischetti aurei sia, in
 questo specifico caso, dovuta a fattori casuali.
 La conseguenza e' chiara e cioe' che la rappresentazione di Cassiopeia
 solleva sicuramente una grande quantita' di dubbi, mentre la possibile
 rappresentazione dell'Orsa Maggiore potrebbe anche essere, entro certi
 limiti, significativa, e probabilmente lo e' anche per un altro fatto, che
 mostreremo tra poco.
 A questo punto diventa attuale nuovamente l'interrogativo relativo alla
 natura dei 7 punti, che erano stati inizialmente identificati, anche se con
 qualche fondato dubbio, come una rappresentazione della costellazione delle
 Pleiadi, ma che con grande probabilita' rivestono invece un differente
 significato.
 Un'ipotesi interessante, che ne porterebbe con se un'altra, e'che il
 gruppetto dei 7 dischetti aurei potrebbe essere invece interpretato come la
 trasposizione sul disco dell'immagine di una cometa osservata nel cielo in
 quella posizione rispetto alle stelle dell'Orsa Maggiore.
 Se cosi' fosse stato potrebbe forse essere possibile trovare traccia di
 questo evento nelle registrazioni anticamente redatte nel mondo orientale.
 Il tentativo di identificazione di questa cometa potrebbe in linea di
 principio essere possibile in quanto le fonti piu' antiche disponibili sono
 rappresentate dall'annalistica cinese la quale inizia a registrare gli
 oggetti cometari dal 1000 a.C., mentre sia Igino nel suo "Poetica
 Astronomica" e nelle "Fabulae" redatti prima del 207 a.C. e Ovidio nei
 "Fasti" (10 d.C.) riportano notizie, peraltro incerte, relativamente ad una
 cometa osservata nel periodo della caduta della citta' di Troia, quindi
 intorno al 1194 a.C.
 Nelle tavolette babilonesi troviamo la piu' antica registrazione cometaria
 nell'anno in cui il re Nebuchadnezzar I invase il regno di Elam, quindi il
 1141 a.C., quindi mezzo secolo dopo che il disco di Sangerhausen e' stato
 costruito, se la sua collocazione cronologica e' corretta, ma non e' detto
 che lo sia.
 Non rimane quindi che consultare le fonti orientali in cerca di qualche
 conferma dell'esistenza di un possibile oggetto cometario osservato
 nell'Orsa Maggiore in una posizione corrispondente a quella che il
 raggruppamento presente su disco di Sangerhausen mostra rispetto al profilo
 della costellazione dell'Orsa Maggiore.
 Prendendo in esame l'annalistica cinese si rileva, un solo ed unico evento
 che potrebbe essere correlato con la possibile cometa rappresentata sul
 disco di Sangerhausen, il quale risulta essere riportato su piu' di un testo
 annalistico cinese.
 Secondo Ho Peng Yoke (1962) su ben 7 registrazioni indipendenti si trova
 traccia di una cometa osservata dagli astronomi cinesi nella costellazione
 dell'Orsa Maggiore nel 613 a.C. nell'Orsa Maggiore nell'esatta posizione
 come si rileverebbe sul disco di Sangerhausen.
 La sorgente piu' antica e' rappresentata dal "Ch'un Ch'iu" ovvero "gli
 Annali della Primavera e dell'Autunno" che rappresentano le cronache degli
 avvenimenti accaduti nello stato di Lu durante il periodo storico che si
 stese dal 722 a.C. fino al 481 a.C.
 Un'altra preziosissima fonte e' il Shih Chi ovvero "Registrazioni Storiche"
 redatte da Ssuma Chhien e da suo padre Ssuma Than durante il decennio che va
 da 100 a.C al 90 a.C.
 In questa opera sono contenute le "Cronache e Tavole degli Eventi" le quali
 contengono le registrazioni astronomiche accadute partendo dal VII sec. a.C.
 fino al I sec. d.C.
 Antiche registrazioni utili al nostro scopo possono essere reperite anche
 nel Tso Chuan ovvero "L'Ampliamento del Chhun Chhiu del Maestro Tsochhiu"
 redatto tra il 400 il 250 a.C. e attribuita a Tsochhiu Ming.
 Un'altra fonte utile, anche se meno sicura, e' rappresentata dal Chu Shu Chi
 Nien cioe' "Gli Annali di Bambu" venuto alla luce durante gli scavi della
 tomba di An-Li Wang, un principe dello stato di Wei, vissuto nel terzo
 secolo dopo Cristo.
 Vediamo ora di esaminare la terminologia usualmente adottata nelle
 registrazioni cinesi per indicare le comete.
 Nella letteratura cinese, il termine "cometa" e' tradotto con i termini "po"
 e "hui".
 Il termine "po" e' indicativo di una cometa priva di coda ma di cui sia
 visibile la condensazione centrale, quindi "po" identifica un oggetto
 nebuloso e sfumato e si riferisce praticamente solamente al nucleo e alla
 chioma della cometa osservata.
 Il termine "hui" implica invece che l'oggetto fosse dotato di coda
 apprezzabile visualmente, quindi lunga, secondo la nostra opinione, almeno
 una decina di primi d'arco.
 Se l'oggetto possedeva una coda molto lunga, diciamo dell'ordine dei gradi
 d'arco, brillante e quindi molto evidente, allora il termine adottato per la
 cometa e' "chhang-hsing".
 Tutti i sette testi sono concordi nell'affermare che durante il settimo mese
 del quattordicesimo anno di Lu Wen Kung corrispondente al sesto anno di Chou
 Chhing Wang, in termini piu' comprensibili si trattava del 613 a.C., un
 astro munito di coda ("chhang-hsing") entro' nella costellazione di Pei-Tou
 corrispondente all'Orsa Maggiore nel periodo corrispondente al mese lunare
 tra il 4 Agosto 613 a.C. e il 2 Settembre dello stesso anno.
 Nel "Ch'un Ch'iu" si legge "...e quindi una cometa spazzo' via cio' che era
 vecchio per far posto a qualcosa di nuovo, una cometa presagisce un
 cambiamento".
 La datazione al 613 a.C. e' basata sulla datazione moderna degli antichi
 calendari cinesi, ma in passato qualche studioso forni' date differenti, ad
 esempio James Legge (1845) propose che la cometa fosse stata osservata un
 anno dopo cioe' nel 612 a.C., mentre J. Williams nel 1871 e Wen Shion Tsu,
 nel 1934, collocarono il passaggio dell'astro nel 611 a.C.
 Queste differenti datazioni sono irrilevanti dal punto di vista
 dell'interpretazione della configurazione rilevabile sul disco di
 Sangerhausen, ma sono molto utili in quanto e' possibile ipotizzare che
 l'astro probabilmente rappresentato potesse riferirsi ad una cometa
 periodica che potrebbe essere passata e stata visibile anche in tempi
 recenti.
 L'astronomo J. Riem, nel 1896 suggeri', sulla base delle caratteristiche
 orbitali, che la cometa del 613 a.C. altro non fosse che un passaggio antico
 della grande cometa transitata nel 1881 (1881 III) la quale fu visibile dal
 22 Maggio 1881 al 15 Febbraio 1882 e fu estremamente spettacolare.
 Altri astronomi, tra cui Johann Holetschek, nel 1897 ipotizzarono che si
 fosse trattato invece di un passaggio della Halley.
 In questo caso la situazione e' un po' ambigua perche' il calcolo dei
 passaggi antichi della cometa di Halley, eseguito da Yeomans e Kiang nel
 1981, indica un passaggio al perielio teorico alla data del 28 Luglio del
 616 a.C. che risulta essere qualche anno piu' remoto del 613 a.C., ma la
 differenza potrebbe non essere sostanziale tenendo anche conto che nessuna
 cometa viene registrata dagli annali cinesi nel 616 a.C., mentre il
 passaggio del 467 a.C. venne molto ben osservato e registrato con precisione
 in Cina.
 In terzo luogo gli annali cinesi riportano, per sette volte in sette fonti
 differenti, una sola citazione di una cometa, transitata nella costellazione
 dell'Orsa Maggiore nel 613 a.C., quindi sia la datazione cinese che la
 descrizione della traiettoria in cielo risultano essere strettamente
 coerenti con il pattern di dischetti aurei presenti sul disco di
 Sangerhausen e riconosciuti mediante il processo di "pattern matching".
 La probabilita' che si tratti dello stesso oggetto e' quindi molto elevata.
 L'identificazione della cometa ci porterebbe a due possibilita', la prima
 riguarda un possibile passaggio in tempi remoti della grande cometa del
 1881, ma questo e' basato solamente sull'analisi di Riem della traiettoria
 in cielo descritta durante il passaggio del secolo scorso e sul risultato
 del calcolo dell'orbita da lui eseguito, che la mostrerebbe circolare
 intorno al Sole lungo un'orbita chiusa, ma di periodo molto lungo.
 L'idea avanzata inizialmente, nel 1897, da Holetschek e altri astronomi
 contemporanei che la cometa del 612 a.C. fosse in realta' la Cometa di
 Halley potrebbe trovare conferma nei calcoli di Yeomans e Kiang (1981) che
 indicano che per effetto delle perturbazioni gravitazionali operate dai
 pianeti del Sistema Solare sulla forma dell'orbita della cometa, il suo
 periodo orbitale era, durante l'eta' del Ferro, accorciato a 74 anni contro
 i 76 attuali, quindi il perielio (passaggio al punto piu' vicino al Sole)
 avvenne nell'estate del 616 a.C.
 Tenendo conto che la visibilita' della cometa potrebbe essere continuata per
 un certo tempo dopo il perielio, non e' da escludere che la cometa del 613
 a.C. fosse proprio la Halley e sul filo del ragionamento esposto in questa
 sede, attribuire a questa famosa cometa il gruppo di 7 dischetti aurei
 presenti sul disco di Sangerhausen.
 Va ora fatta una considerazione finale e cioe' che da quanto si desume dalla
 configurazione presente sul disco di Sangerhausen dallo studio che ne e'
 scaturito, sembrerebbe essere esistita da parte dell'ignoto fabbro,
 l'esplicita volonta' di rappresentare in maniera oggettiva l'oggetto
 osservato nel cielo.
 Questo sembrerebbe essere testimoniato dall'aggiunta dei dischetti aurei 
 rappresentanti le stelle dell'Orsa Maggiore come un sistema di riferimento
 in cui collocare la cometa.
 In questo caso ci troviamo probabilmente di fronte ad una rappresentazione
 oggettiva, piu' o meno consciamente redatta a scopo di documentazione, da un
 antico abitatore del Mittelberg osservatore del cielo dotato di uno spirito
 "scientifico" piu' che ad una trasposizione simbolica di un fenomeno
 naturale eccezionale e forse pauroso, ma ci troviamo probabilmente di fronte
 anche alla volonta' di occultare quaesta informazione aggiungendo sul disco
 altri dischetti aurei che nulla avrebbero a che vedere con le posizioni
 delle stelle in cielo; o forse sono stati aggiunti solo per motivi estetici.
 L'ipotesi cometaria implica pero' che la collocazione cronologica del disco
 di Sangerhausen sia molto piu' piu' recente di quanto inizialmente proposto
 dagli archeologi tedeschi e questo e' un aspetto della questione che
 richiede ancora di essere approfondito.
 Una collocazione all'eta' del Ferro implicherebbe che il disco e'
 probabilmente di fattura celto-germanica e si accorderebbe molto bene con la
 sensibilita' mostrata dalle popolazioni celtiche per la rappresentazione del
 cielo su supporti metallici, basti riucordare le rappresentazioni di comete
 tracciate sulle monete di svariate popolazioni celtiche continentali ed
 insulari.
 Alla fine pero' il mistero legato alla rappresentazione astronomica presente
 su questo reperto archeologico rimane pressoche' tale in quanto non esiste
 alcuna possibilita' di verificare le ipotesi che sono state formulate per
 interpretare quanto rappresentato, ne quella dell'eclisse che sembra essere
 la piu' probabile, ne quella della cometa che pero' richiede una
 collocazione cronologica molto piu' recente, del reperto.
 Nel momento in cui si perverra' ad una datazione accurata del disco di
 Sangerhausen ottenuta mediante tecniche che si basano solo sull'analisi dei
 materiali che lo compongono, allora sara' possibile discriminare tra l'ipotesi
 dell'eclisse e quella della cometa, ma per ora rimangono entrambe ugualmente
 valide.
 Il dato di fatto importante pero', e', che il reperto esiste e quello che vi
 e' rappresentato sopra e' astronomicamente significativo e che qualcuno, per
 qualche ragione che ci rimane sconosciuta, l'ha rappresentato...



                              Bibliografia


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