IL CIELO SULLE MONETE CELTICHE
                             di
                       Adriano Gaspani
Quasi tutte le popolazioni del mondo antico tenevano generalmente 
in grande considerazione l'osservazione del cielo e dei suoi fenomeni.
Cio' e' testimoniato dalla grande quantita' di reperti archeologici
esistenti che sono legati in qualche modo alla attivita' astronomica
delle popolazioni di quei tempi.
Ovviamente la strumentazione con cui le osservazioni venivano eseguite
era di tipo estremamente rudimentale e gli oggetti osservati erano 
principalamente il Sole, la Luna, i pianeti visibili ad occhio nudo
e le stelle piu' luminose.
La strumentazione era per la maggior parte limitata a traguardi e mire 
costruiti in legno o pietra, talvolta di grandi dimesioni come i vari 
monumenti megalitici che ci sono pervenuti e tutt'ora esistenti nel 
Nord Europa testimoniano.
L'uso che normalmente gli antichi facevano delle osservazioni  
astronomiche era molto vario e dipendeva dalle caratteristiche 
culturali delle varie civilta' alle quali essi appartenevano.
Ad esempio l'Astronomia cinese era tutta improntata sulla meticolosa
registrazione di ogni mutamento che si verificasse nel cielo e sul
trarre indicazioni e auspici per la vita sulla terra, mentre in linea
di massima non era in alcun modo sentita l'esigenza di sviluppre qualche 
modello cosmogonico finalizzato a descrivere, predire e rendere conto 
della posizione e del moto dei corpi celesti.
Questo approccio, tipico dei quasi tutte le popolazioni dell'estremo
oriente, era completamente differente dal modo di intendere l'astronomia 
che era proprio delle culture del mondo occidentale.
E' ben nota a tutti l'attivita' filosofica e speculativa dei greci
intorno alla descrizione del cosiddetto "Sistema del Mondo" e quanto
esse abbiano condizionato il pensiero scientifico e filosofico occidentale 
nei secoli successivi.
Tale attivita' tesa a costruire modelli che spiegassero la natura e il
moto degli astri non fu mai accompagnata da una altrettanta efficenza
nel registrare cronologicamente e descrittivamente gli eventi celesti.
L'astronomia egiziana e soprattutto quella babilonese erano invece meno 
improntate alla speculazione filosofica, ma maggiormente alla formulazione
di modelli atti a predire in qualche misura il succedersi degli eventi 
celesti.
Di tutte queste civilta' esistono generalmente documenti scritti che 
testimoniano come l'Astronomia venisse praticata, con quali mezzi, quali 
intenti e quali risultati venissero ottenuti, ma esite una popolazione o 
meglio un insieme di popolazioni la cui cultura ha condizionato in maniera 
estremamente determinante lo sviluppo di tutte le culture europee e le cui 
capacita' astronomiche e matematiche, per altro molto sofisticate, stanno 
emergendo solamente negli ultimi tempi.
Si tratta delle popolazioni Celtiche, i Galli come venivano usualmente 
denominati dai Romani, diffuse su tutta l'Europa centro-occidentale e
settentrionale, nella Spagna e nell'Italia settentrionale.
I Celti, di cui si puo' parlare correttamente dal sesto secolo avanti 
Cristo in poi, derivarono da ondate di invasioni di popolazioni Scitiche
dell'Asia Centrale che si fusero con le popolazioni preesistenti in 
Europa.
Lo studio dei ritrovamenti archeologici mette in evidenza una grande 
abilita' dei Celti nella lavorazione dei metalli, nell'artigianato e
in tutte quelle attivita' caratteristiche non di una popolazione 
barbarica (come ci e' stato insegnato per secoli, vedendo la storia dal
punto di vista della romanita'), ma di un popolo molto evoluto, che 
pero' non ebbe mai fortuna politica e militare a causa del continuo 
frazionamento e delle lotte interne tra tribu' e tribu' per questioni 
di egemonia sul territorio.
Nonostante cio' i Celti furono sempre un problema grosso per i Romani,
anche dopo la Guerra di Gallia durata dal 58 al 51 a.C. e vinta da Giulio 
Cesare.
I romani li sconfissero militarmente, ma assorbirono da essi una 
grandissima parte di usi, costumi, tradizioni e bagaglio culturale i 
quali si ritrovano presenti anche attualmente, circa 2 millenni dopo, 
nel nostro modo di vivere di oggi.
Infatti e' incredibile la quantita' di luoghi geografici, sia in Italia
che in tutta l'Europa, che portano nomi derivati dalla lingua gallica e
lo stesso accade per la denominazione di molti oggetti semplici di uso 
comune.
E' emblematica la derivazione Celtica di alcuni dialetti lombardi.
Paradossalmente a questa elevata influenza culturale non corrisponde 
una pari disponibilita' di documenti scritti che testimonino l'attivita'
intellettuale di questo popolo, anzi i due rami della lingua celtica,
attualmente noti, comprendono un vocabolario noto costituito da poco 
piu' di qualche migliaio di parole.
La spiegazione per questa carenza esiste e e' da ricercarsi nel modello
culturale celtico che riteneva la natura una cosa viva ed in continua
evoluzione, la cultura era tramandata a memoria e lo scrivere significava
congelare un concetto impedendone l'evoluzione, quindi i Celti 
tendenzialmente non scrivevano e se proprio era necessario lo facevano 
con una certa riluttanza.
Scrive Giulio Cesare riguardo ai Druidi "...Non ritengono lecito scrivere
i loro sacri precetti; invece per gli affari, sia pubblici che privati,
usano l'alfabeto greco. Mi sembra che due siano le ragioni per cui essi 
evitano la scrittura: prima di tutto perche' non vogliono che le norme
che regolano la loro organizzazione siano risapute dal volgo, poi perche'
i discepoli non le studino con minore diligenza..." (G.Cesare - De Bello
Gallico, VI, 14)
Era preferita una rappresentazione del mondo ottenuta secondo un linguaggio
grafico, che ancora oggi possiamo ammirare sui reperti archeologici, con 
lo scopo di fissare l'essenza e il significato profondo delle cose piu' 
che rappresentare il loro aspetto esteriore.
Un simile modo di pensare era estremamente adatto ad una attivita' 
speculativa di tipo astratto per cui e' facile ritenere che l'Astronomia 
e la Matematica fossero in qualche modo molto sviluppate tra la classe 
sacerdotale, e dominante, cioe' i Druidi.
Giulio Cesare nel suo "De Bello Gallico" ascrive ai Druidi grande conoscenza
del cielo, delle stelle e dei loro moti, della descrizione ed interpretazione
dei fenomeni naturali.
Infatti scrive: "...Vengono trattate ed insegnate ai giovani molte questioni
sugli astri, sulla grandezza del mondo e della terra, sulla natura, sulla
essenza..." (G.Cesare - De Bello Gallico, VI, 14).
La stessa cosa viene affermata da Pomponio Mela, Plinio il Vecchio, Pompeo
Trogo, Posidonio e da altri storici latini e greci.
E' emblematico il fatto che Giulio Cesare, la cui competenza nelle scienze
astronomiche era per quel tempo notevole, incarico' Sosigene di preparare 
la riforma del calendario romano proprio ai tempi della Guerra di Gallia, 
cioe' dopo il contatto con i Druidi celti.
Il calendario usato correntemente dai romani a quell'epoca era decisamente
poco accurato e mal conciliava i moti del Sole e della Luna trovandosi
quindi perennenemte in ritardo sulle stagioni.
Il Calendario gallico possedeva invece una struttura decisamente piu' 
complessa, ma la sua precisione era estremamente piu' alta.
Esistono documenti, di origine greca, che attestano fitti scambi di idee 
ed esperienze tra i Pitagorici della scuola siracusana e Druidi celti che 
venivano a contatto con loro nelle varie colonie greche fiorenti sulla 
costa meridionale della attuale Francia.
Ovviamenete la carenza di documenti scritti rendeva impossibile formulare
delle ipotesi, ma da quando, verso la fine del secolo scorso vennero 
ritrovati i frammenti del Calendario di Coligny, risalente al secondo
secolo dopo Cristo e qualche decina di anni fa, quello di Village d'Heria 
gli studiosi iniziarono a rendersi conto di quanto doveva essere sviluppata 
la scienza astronomica celtica.
Il Calendario di Coligny e' un sofisticatissimo calendario lunisolare basato
su cicli di cinque anni di 12 mesi lunari piu' sessanta giorni da intercalare,
secondo talune regole, in modo da accordare tra loro i moti apparenti del 
Sole e della Luna.
Il ciclo di cinque anni faceva parte di un ciclo lungo trenta anni, detto
"Saeculum" dagli storici latini.
Il reale meccanismo con cui tale calendario fu sviluppato e come venisse 
utilizzato e' ancora in parte coperto da mistero, nonostante gli importanti
lavori di A.M.Duval, G.Pinault a altri.
Da studi attualmente in corso risulta che l'abilita' necessaria allo sviluppo 
di un siffatto calendario doveva implicare obbligatoriamente una notevole 
conoscenza sia astronomica, relativa ai moti del Sole e della Luna, che 
matematica.
Va comunque ricordato che la fusione delle popolazioni scitiche con quelle
autoctone porto' all'assorbimento da parte degli invasori della cultura
preesistente la quale tra l'altro aveva prodotto i monumenti megalitici 
che abbondano in vari luoghi del nord Europa.
La conseguenza e' che l'osservazione del cielo e la speculazione 
relativamente ai fenomeni celesti ricoprirono un ruolo fondamentale nella 
cultura celtica.
La carenza di reperti scritti, salvo ovviamente i due calendari citati, 
non ci permette di avere a disposizione delle registrazioni chiare e 
oggettive, ma sia le citazioni di vari autori latini e greci sia le 
evidenze indirette ci spingono ad affermare che l'Astronomia fosse 
praticata ad alto livello dai Druidi celti.
Tra i reperti che possono aiutarci a renderci conto di cio' esistono le
monete, coniate in grande quantita' e con grande frequenza dalle varie 
tribu' galliche, su cui possono essere identificati dei simboli astronomici.
E vero che anche ai Greci e i Romani coniarono monete con raffigurazioni
di oggetti astronomici, ma esse rappresentano solo casi limitati e poco 
numerosi, mentre il numero delle coniature di monete galliche con simbologia 
astronomica ritrovate durante i vari scavi e' inusualmente molto elevato.
In questa sede saranno descritti solo alcuni esempi significativi al di la' 
della famosa moneta d'oro fatta coniare da Vercingetorige intorno al 52 a.C., 
sul cui rovescio e' rappresentata la falce della Luna sopra l'immagine di 
un cavallo, animale tipicamente rappresentato sulle monete galliche.

                     La numismatica celtica
La numismatica celtica e' un campo in cui la datazione dei reperti e'
estremamente problemtica.
Contrariamente a quanto avviene nel caso delle monete romane, in cui
sia le iscrizioni che le effigi rappresentate sono di grande utilita'
dal punto di vista cronologico, nel caso delle monete celtiche risulta
molto difficile ottenere una datazione abbastanza precisa di ciascun 
pezzo.
Questa difficolta' e' dovuta principalmente, ma non solo, alla completa 
mancanza di reperti scritti giunti fino ai nostri tempi, ma anche al fatto
che le monete stesse, coniate in edizioni successive intervallate da brevi 
intervalli di tempo, anche quelle su cui sono incise delle iscrizioni,
forniscono usualmente poche informazioni utili per risalire alla data
di conio.
Per quanto ci e' dato di sapere esistono solamente due importanti riferimenti 
storici su cui basarsi ai fini cronologici e cioe' la sconfitta di Bituitus 
(121 a.C) che segno' il termine dell'egemonia della tribu' degli Arverni 
sulle altre tribu' galliche e la Guerra di Gallia condotta e vinta da Giulio 
Cesare dal 58 al 51 a.C. che culmino' nella sconfitta della coalizione delle
tribu' celtiche ad Alesia e che segno' la fine dell'indipendenza delle 
popolazioni celtiche della Gallia.
La prima data e' ritenuta empiricamente come il limite temporale piu' remoto 
a cui far risalire la consuetudine di battere moneta, mentre nel caso della 
battaglia di Alesia i ritrovamenti archeologici sono numerosi ed estremente 
interessanti.
Dal punto di vista delle rappresentazioni e delle iscrizioni sulle monete, 
la casistica e' estremamente varia, predominano teste di re e magistrati 
sul dritto e cavalli e cavalieri sul verso, ma non mancano casi estremamente
curiosi ed interessanti, soprattutto dal punto di vista astronomico.
Infatti la rappresentazione di eventi astronomici sulle monete, salvo alcuni 
sporadici casi di monete romane, e' abbastanza inusuale nel caso delle 
popolazioni antiche

          La Cometa di Halley e le monete dei Coriosoliti
Tra la grande quantita' di pezzi rinvenuti negli scavi archeologici sono 
ricordare le serie complete di monete Armoricane, cioe' coniate dalle
popolazioni celtiche stanziate in Armorica, regione geograficamente 
corrispondete all'odierna Bretagna, nella Francia settentrionale.
In particolare risultano di estremo interesse le monete coniate dalla
popolazione celtica dei Coriosoliti, raccolte e classificate da Colbert de
Beaulieu che pubblico' il suo lavoro nel 1973.
Le monete dei Coriosoliti possono essere generalmente suddivise in sei 
classi sulla base degli elementi stilistici presenti su di esse e tali
classi seguono una successione cronologica dovuta alla evoluzione, nel 
tempo, di essi.
Sul dritto delle sei monete e' incisa una testa umana variamente 
stilizzata, sul rovescio invece e' raffigurato un cavallo con un cinghiale 
tra le zampe, ma solamente su quattro di esse mentre sulle altre due monete
appare la raffigurazione di una cometa vista sopra l'orizzonte.
Originariamente l'immagine era stata erroneanente interpretata come la 
raffigurazione di una lira, strumento musicale molto usato dai Bardi,
cioe' i cantori, gallici, ma solo nel 1987 J.Muller propone la piu' corretta
interpretazione astronomica.
L'ordine cronologico delle monete e' tale per cui il conio avvenuto 
durante il periodo di visibilita' della cometa riporto' la sua 
rappresentazione, mentre quando la cometa non fu piu' visibile ritorno'
ad essere rappresentato il tradizionale simbolo, tipicamente celtico, del 
cinghiale.
Gli archeologi datano questa serie di monete tra il 100 e il 60 a.C.
di conseguenza la cometa rappresentata dovrebbe essere quella di Halley
osservata durante il passaggio dell'anno 87 a.C..
Recentemente Galliou nella sua "Histoire de la Bretagne e des Pays Celtiques"
(1983) riporta che i Coriosoliti iniziarono a battere moneta dal 90 allo
80 a.C. circa, periodo che risulta in ottimo accordo con l'attribuzione
dell'immagine riportata sulle monete alla Cometa di Halley.
Una simulazione del moto orbitale mostra che durante il passaggio dello
anno 87 a.C., la data del Perielio fu il 6.5 Agosto.
Il 27 luglio precedente la distanza della cometa dalla Terra doveva essere,
secondo i calcoli, di 0.44 Unita' Astronomiche con il risultato che essa
doveva essere presumibilmente molto luminosa e ben visibile nel cielo.
Secondo gli annali cinesi, tradotti da Ho Peng Yoke, la cometa fu vista 
in Cina nel cielo in direzione Est dal 10 Agosto al 8 settembre dell'anno 
87 a.C..
L'analisi orbitale indica pero' che in quel periodo la cometa doveva 
essere stata visibile in direzione ovest e infatti Kiang nel 1972 suggeri' 
un errore di trascrizione nel lavoro di Ho Peng Yoke, eseguito basandosi 
probabilmente su fonti cinesi secondarie e non sugli annali originali.
La cometa dovrebbe essere stata osservabile ad est almeno un mese prima
cioe' in luglio.
Da fonti babilonesi, decifrate da Stephenson nel 1985, la Halley sarebbe 
stata osservata, giorno dopo giorno, nel mese lunare che andava dal 14 
Luglio al 11 Agosto dell'anno 87 a.C..
Le registrazioni cuneiformi babilonesi, incise su pietra, riportano 
anche l'esistenza di una coda visibile nel cielo estesa per circa 10 gradi, 
20 volte circa il diametro della Luna piena.
Ma cosa avra' spinto a ritenere cosi' importante la presenza in cielo
di questa cometa da indurre coloro che governavano i Coriosoliti a 
disporne la rappresentazione sulle monete?
Per tentare di dare una risposta a questa domanda bisogna ricordare che 
nella struttura sociale celtica pur esistendo una classe sociale dominante, 
cioe' quella della nobilta' guerriera la quale governava la tribu' per 
mezzo del re, in realta' chi veramente aveva nelle mani il potere assoluto 
era la classe religiosa cioe' quella dei Druidi alla cui autorita' anche 
il re doveva sottomettersi.
Tra le quattro importanti feste religiose dei Celti una era quella dedicata 
al dio Lug la quale veniva celebrata nei primi giorni di Agosto.
Questa divinita rappresentava il dio della luce ed era ritenuto la divinita' 
piu' importante dell'olimpo celtico ed a lui erano attribuite assoluta
sapienza e assoluta competenza in tutte le arti e i mestieri.
Il nome Lug significava "luminoso" ed il suo astro caratteristico era 
ovviamente il Sole.
Usualmente i giorni della festa di Lug erano anche il periodo della 
grande assemblea di tutte le tribu' Galliche.
E interessante il fatto che il periodo di massima visibilita' della
Halley nel 87 a.C. sia corrisposto proprio al cadere della festa
di Lug.
Paradossalmente la Halley fu ben visibile in cielo per qualche tempo 
prima della festa di Lug e per qualche tempo dopo di essa, ma fu
invisibile, essendo in congiunzione eliaca, proprio nei giorni della
festa stessa.
Infatti, curiosamente, la data del perielio corrisponde molto bene
al giorno in cui la festa di Lug veniva celebrata, tenendo conto della 
struttura del calenario lunisolare celtico.
Cercando di ricostruire l'andamente del fenomeno visibile si osserva 
che che la Halley, di per se' gia' luminosa si ando' approssimando al 
Sole man mano la festa di Lug si avvicinava, spari' nei bagliori solari 
durante i giorni della festa e si allontanao' dal Sole a festa conclusa
e nei mesi successivi.
Questo fenomeno, straordinario agli occhi dei quelle popolazioni, fu 
probabilmente ritenuto di origine divina e deve aver sicuramente
colpito la fantasia dei Druidi tanto da disporne la rappresentazione
sulle monete.


                   Le monete di Channels Islands
Il caso delle monete dei Coriosoliti e' ben lontano dall'essere isolato, 
infatti, sempre rimanendo nel campo delle monete Celtiche Armoricane, 
abbiamo gli interessanti esempi rappresentati dalle monete delle Isole
del Canale.
Nell'insieme delle monete che compongono il "Ritrovamento di Jersey"
esistono quindici esempi differenti di monete in cui oltre ad essere
rappresentata una cometa si osserva anche un tentativo di rappresentare
la costellazione in cui fu visibile.
A titolo di esempio possiamo considerare lo Statere Armoricano in
Argento (classificato J15 da H. La Tour nel suo Atlas des Monnaies 
Gauloises) datato dal 100 a.C. al 60 a.C. in cui sul verso appare, sotto
l'immancabile figura del cavallo, l'immagine di una cometa situata in 
mezzo ad una coppia di stelle.
La consultazione degli annali cinesi suggerisce che si tratti della 
rappresentazione della cometa passata il 69 a.C. tra le stelle Alpha e 
Gamma Virginis (Spica e Heze), nel luglio di quell'anno.
Tale astro potrebbe anche non essere una cometa, ma una Nova in quanto 
secondo le registrazioni Cinesi essa rimase fissa durante tutto il periodo
di visibilita' posizionata vicino a Spica (Alpha Virginis).
Un altro caso molto interessante e' rappresentato da una piccola moneta 
sempre coniata dalle popolazioni delle Isole del Canale e risalente anche 
essa dal 100 a.C. al 60 a.C..
Su questa moneta e' possibile osservare la presenza delle immagini di
ben 3 comete e di un certo numero di altri simboli di tipo stellare.
Facendo nuovamente ricorso agli annali cinesi si rileva che nell'anno
69 a.C. non era passata solo una cometa, quella gia menzionata
precedentemente in occasione dello statere d'argento, ma altre due.
Infatti tre sono gli eventi registrati dagli annali cinesi per quell'anno.
Il primo evento e' indicato essere una cometa apparsa a ovest circa 30 
gradi dal pianeta Venere nel febbraio di quell'anno.
Il secondo evento riguarda la cometa passata il 69 a.C. tra le stelle
Alpha e Gamma Virginis (Spica e Heze) nel luglio di quell'anno e di cui
si e' gia' parlato precedentemente.
Il terzo evento sarebbe una cometa apparsa in Agosto a nord est della
costellazione della Corona Boreale e con moto in direzione sud.
Il 27 Agosto del 69 a.C. essa attraverso' la parte meridionale della 
costellazione di Ercole presentando una coda bianca puntata in direzione 
Sud-Est.


                   Le monete d'argento degli Edui
Un'altra popolazione celtica, ampiamente nominata da Giulio Cesare nel 
suo "De Bello Gallico" e' quella degli Edui.
Il druido Diviziaco, un eduo, ebbe contatti per lungo tempo con Cesare 
soprattutto dal punto di vista culturale finche' non venne da lui fatto
uccidere quando le questioni politiche presero il sopravvento.
Anche sulle monete coniate dagli Edui e' possibile riscontrare dei 
riferimenti di tipo astronomico.
Esiste una moneta d'argento di questa popolazione coniata presumibilmente
intorno al 100-60 a.C., quindi precedentemente alla invasione romana, su
cui e' possibile osservare la presenza della immagine di una stella sul
rovescio sotto l'immagine del cavallo.
L'interpretazione in questo caso e' decisamente piu' complicata in 
quanto l'oggetto rappresentato e' di tipo stellare senza coda.
Infatti in questo caso l'oggetto potrebbe essere stato una nova o
una supernova invece che una cometa.
Analizzeremo, con ordine entrambe le ipotesi.
Se si assume a priori che l'astro rappresentato fosse stato una cometa 
visibile a quel tempo come un oggetto nebuloso senza coda allora la
solita consultazione degli annali cinesi suggerisce che si tratti della 
rappresentazione della cometa passata nel 61 a.C..
Essa fu visibile in cielo in direzione Est nell'agosto di quell'anno ed 
anche in questo caso il periodo di visibilita' corrisponderebbe grosso 
modo al tempo della festa celtica di Lug.
La mancanza di coda potrebbe anche essere dovuta all'influenza romana
gia presenti a quei tempi nella Gallia Narbonense, grosso modo l'attuale
Provenza, in Francia, e quindi alla abitudine dei coniatori di monete 
romani di rappresentare le comete come stelle raggiate, ma senza coda.
In questo modo e, ad esempio, la rappresentazione della cometa del 44 
a.C. sul Denarius di Ottaviano Augusto, che doveva simboleggiare, secondo
la tradizione di allora, l'anima di Giulio Cesare che, da poco assassinato,
stava ascendendo in cielo. 
La moneta in esame riporta sul dritto la scritta ORCHTIRIX comune sulle
monete coniate dagli Edui in quel periodo
Quel nome, che viene tradotto dal Celtico in Orgetorix, potrebbe essere
messo in relazione con un personaggio omonimo (o magari lo stesso) a quello 
ampiamente citato da Giulio Cesare nel "De Bello Gallico": "Orgetorige era
molto superiore, per nobilta' e ricchezza a tutti gli altri principi..."
(G.Cesare - De Bello Gallico, 1, 2).
Se cio' fosse confermato porterebbe a confermare il 61 a.C. per la datazione 
della cometa rappresentata.
Da una accurata analisi dell'immagine della cometa impressa sul Denarius
di Augusto e' pero' possibile notare che uno dei raggi possiede chiaramente
dei particolari che indicherebbero la presenza di coda.
Questo fatto potrebbe far invece pensare alla seconda ipotesi cioe' 
che sulla moneta degli Edui sia rappresentata una stella e non una cometa.
La rappresentazione stellare, diversa da quella usuale presente sulle
altre monete Celtiche, giocherebbe a favore della ipotesi di rappresentazione
di una stella legata in particolare alla apparizione di una Nova o una 
Supernova.
L'assenza della linea dell'orizzonte presente invece su altre monete 
rappresentanti comete, quali quelle dei Coriosoliti, potrebbe suggerire 
che l'astro rappresentato era visibile alto nel cielo e non vicino allo
orizzonte.
L'identificazione dell'oggetto in questo caso diventa pero' molto piu' 
difficile.


                   Lo Statere d'oro di Tincommius
La rappresentazione di oggetti stellari include un altro caso molto 
interessante dal punto di vista archeoastronomico.
Si tratta, in questo caso, dello Statere d'oro di Tincommius coniato 
in Bretagna e databile circa dal 20 a.C. al 5 d.C. 
Su questa moneta e' possibile osservare la presenza della immagine di
una stella sul verso sopra l'immagine del cavaliere, mentre sul dritto
e' presente la scritta TINC che si riferisce al nome del personaggio 
dominante all'epoca del conio.
Anche in questo caso la questione della attribuzione dell'oggetto 
rappresentato ad una stella o ad una cometa non e' di facile soluzione.
Se si accettasse la rappresentazione cometaria allora si osserva che le 
registrazioni antiche non riportano notizie di comete escluso il passaggio 
della cometa di Halley nel mese di Agosto del 12 a.C..
L'analisi orbitale indica la data del perielio: 10.8 Ottobre dell'anno
10 a.C.
Sempre secondo la simulazione del moto orbitale la Halley ebbe una 
distanza di 0.16 Unita' Astronomiche dalla Terra il 10 Settembre del 
12 a.C..
La prima osservazione registrata negli annali cinesi e' del 26 Agosto
e indica che la cometa era visibile nella costellazione del Cane Minore.
L'ultima osservazione registrata dai cinesi indica la Halley posizionata 
nella costellazione dello Scorpione circa 56 giorni dopo.
Questo passaggio della Halley fu osservato anche a Roma e fu fatto
corrispondere alla morte del generale romano Agrippa.
Prendendo invece in esame la posibilita' che l'oggetto rappresentato
fosse una Nova o una Supernova allora consultando nuovamente gli annali
cinesi, si ottengono alcune notizie che permetterebbero di formulare
alcune interessantissime ipotesi.
Gli annali registrano una possibile stella "Nova" esplosa nel nei mesi 
di Marzo o Aprile dell'anno 5 avanti Cristo e rimasta visibile ad occhio
nudo per circa 70 giorni.
Le coordinate galattiche approssimate per questo oggetto calcolate sulla
base dei dati desunti dalle registrazioni antiche sono l=+30 gradi e b=-25 
gradi corrispondenti ad un punto nella costellazione del Capricorno.
Gli annali cinesi riportano pero', per quegli anni, anche l'apparizione 
di un'altra stella, probabilmente una Nova visto che nessun dato viene 
riportato relativamente al suo moto tra le stelle contrariamente a quanto 
di solito si osserva scritto in quelle registrazioni.
Tale stella dovrebbe essere apparsa nel 10 a.C. vicino ad Arcturus nella
costellazione di Bootes.
E' molto probabile, considerato il modo in cui l'oggetto e' rappresentato
sulla moneta, cioe' alto nel cielo rispetto all'immagine del cavaliere, 
che si tratti di una di queste due Novae e non la Cometa di Halley.
Un altro caso molto simile e' quello della moneta di bronzo di Tasciovanus
databile dal 20 a.C. al 10 d.C., periodo in cui egli regno', in cui, 
nonostante il cattivo stato di conservazione, si puo' notare nuovamente 
la rappresentazione di un oggetto di aspetto stellare posto in alto sopra 
l'immagine del cavallo, sul rovescio della moneta.
Probabilmente, vista la similitudine con il caso precedente e la datazione
molto simile, l'oggetto rappresentato e' di nuovo la stella rappresentata
anche sullo Statere di Tincommius.


                    Congiunzioni Planetarie 
La casistica non si esaurisce qui, e' disponibile nelle raccolte 
numismatiche una quantita' molto elevata di monete celtiche sulle quali 
sono raffigurati oggetti astronomici.
Ad esempio su una moneta d'argento del tipo detto di Buschelquinar 
risalente al I secolo a.C. e' incisa una cofigurazione di quattro oggetti
immersi in un alone raggiato a forma di spirale.
Tale configurazione potrebbe rappresentare una congiunzione planetaria, 
di piu' pianeti, molto luminosa verificatasi, secondo le simulazioni al 
computer, nel Giugno dell'anno 26 a.C. nella costellazione del Leone 
vicino a Regolo. 
I pianeti interessati furono Venere, Giove e Saturno e poco distante fu
presente anche Marte, inoltre nei primi giorni di Giugno anche la Luna 
transito' in vicinanza dei pianeti in congiunzione.
L'eccezionalita' dell'evento avrebbe spinto alla rappresentazione sulla
moneta.
Un altro caso interessante riguarda una moneta d'argento di tipo detto
"a la Croix" coniata nel I secolo a.C. da popolazioni del sud della
Gallia e ritrovata negli scavi dell'Oppidum di Manching in Baviera.
Il rovescio della moneta e' diviso in quattro quadranti.
Su quello di destra e' rappresentata probabilmente la falce della Luna.
Sul quadrante in basso e' rappresentata la falce della Luna con vicino
una stella che potrebbe essere una Nova o Supernova.
E' anche possibile che si tratti di un pianeta e forse di una cometa
visibile ad occhio nudo con aspetto diffuso, ma senza coda visualmente
osservabile.
Un altro caso interessante e' quello relativo ad una moneta in argento
coniata presubibilmente nel I secolo a.C. da popolazioni del Norico.
Il rovescio della moneta presenta una configurazione formata da quattro
stelle disposte a quinconce.
La stella centrale e' dotata di quattro raggi e sembra essere la piu'
luminosa delle quattro, mentre le altre tre stelle sono dotate di un 
solo raggio in direzione radiale rispetto a quella centrale.
Sono anche rappresentati dei raggi tra una stella e l'altra che convergono
in corrispondenza della stella centrale.
L'immagine potrebbe essere la rappresentazione di una Nova o una Supernova
tra le stelle oppure anche in questo caso una congiunzione planetaria.
Un'altra rappresentazione di una cometa si ritrova sul rovescio di una 
moneta d'argento, imitazione di un Denario romano, risalente al I secolo 
a.C. e un'altra ancora su una moneta d'oro del tipo Regenbogenschlusselchen
rinvenuta a Irshing (Baviera)
Questo reperto risale alla seconda meta del II a.C., prima meta' del I 
Secolo a.C. e sul rovescio di essa potrebbero essere rappresentate due 
comete.
Sono frequenti anche probabili rappresentazioni di costellazioni come 
accade per esempio sul rovescio di una moneta in elettro coniata nel
II-I Secolo a.C. dalla tribu' degli Osimi o su una moneta in lega d'oro 
basso coniata dalla tibu' dei Biturigi della Gallia Centrale nel I secolo 
a.C.
Tutti questi reperti fanno parte solamente della numismatica celtica, ma 
ad un esame piu' approfondito dei ritrovamenti archeologici appare 
stupefacente la quantita' di riferimenti astronomici rappresentati su di
essi.
Appare sempre piu' chiaro che l'Astronomia ricopri' per le popolazioni 
celtiche un ruolo fondamentale.
Va ricordato anche che certamante siamo davanti alla fusione di una
cultura astronomica formata in oriente e portata dagli Sciti durante le
loro tre ondate di invasione dell'Europa con una cultura astronomica 
autoctona e preesistente che ebbe la sua massima espressione nella 
costruzione e nel corrente uso dei monumenti megalitici.
La prima con caratteristiche osservative "a tutto cielo" vicine alla
Astronomia cinese o coreana e con talune inclinazioni al calcolo 
riscontrabili nell'Astronomia indu' e babilonese.
La seconda tipicamente orizzontale, meno speculativa, ma piu' orientata 
alla misura soprattutto della posizione del Sole e della Luna nel tempo.
Questa fusione potrebbe essere una spiegazione della grande tradizione
astronomica celtica che solamente negli ultimi tempi sta venendo alla
luce.

 

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