ANTICHI CALENDARI INDIANI
di
Adriano Gaspani
Il "Vedanga Jyautisa"
Il primo trattato noto riguardante l'Astromomia del calendario fu scritto
nel 1300 a.C. ed e' noto con il nome di "Vedanga Jyautisa".
In questo scritto sono contenute regole matematiche utili al calcolo di
un calendario distribuito su in intervallo di 5 anni.
Questo periodo quinquennale era chiamato "Yuga".
All'interno di un periodo "yuga" erano contenuti 1830 giorni corrispondenti
a 60 mesi solari, 62 mesi sinodici lunari oppure 67 mesi siderali lunari.
Questo tipo di calendario era di natura lunisolare e l'inizio dell'anno
era fissato in corrispondenza del primo giorno della quindicina in cui il
sole tornava a sorgere posizionato nella costellazione del Delfino.
Periodicamente venivano eseguite della correzioni in modo da mantenere 
un ragionevole accordo tra il tempo basato sul moto della Luna e quello
basato sul moto apparente del Sole sulla sfera celeste.
Un altro calendario, il "Vedanga", era invece basato sul moto medio apparente
sulla sfera celeste dei due astri piu' luminosi visibili nel cielo: il Sole
e la Luna.
Il calendario "Vedanga" quindi era basato sui valori approssimati dei periodi
apparenti di rivoluzione del Sole e della Luna.
Il "Vedanga Jyautisa" rimase in uso per molto tempo, dal 1300 a.C. epoca in
cui fu scritto, fino a circa il 400 d.C. quando venne adottato il "Siddhanta
Jyautisa", un calendario basato sulle posizioni vere del Sole e della Luna.
Quest'ultimo calendario era decisamente piu' accurato e gradualmente 
sostitui' il piu' antico, ma meno preciso "Vedanga".

 

Il "Surya Siddhanta"
Il piu' accurato libro apparso anticamente in India riguardante il calcolo 
del calendario fu il "Surya Siddhanta" il cui autore risulta attualmente 
ignoto come lo e' l'esatta data di scrittura.
I metodi di calcolo descritti in questo trattato rimpiazzarono quelli allora
in uso e contenuti nel piu' antico Vedanga Jyautisa il quale aveva regolato
la cronologia indiana per piu' di 1500 anni.
Gli astronomi che applicarono il Surya Siddhanta utilizzarono le posizioni 
vere del Sole e della Luna nel cielo in alternativa alle loro posizioni medie
che erano state utilizzate fino ad allora.
Essi calcolarono la lunghezza e la scansione temporale dell'anno sulla base 
del sistema siderale, detto "nirayana", utilizzando come intervallo di 
riferimento l'anno siderale, ovvero l'intervallo di tempo richiesto al Sole 
per tornare a sorgere vicino alla stessa stella.
Il motodo usato in precedenza era il "sayana" che corrispondeva all'uso,
come riferimento, dell'anno tropico, cioe' l'intervallo richiesto al Sole 
per tornare due volte consecutive al punto nel cielo corrispondente allo
Equinozio di Primavera luogo in cui i cerchi virtuali dell'eclittica e
dell'equatore celeste hanno una delle loro due intersezioni.
La differenza stava nel fatto che la posizione del punto di equinozio
di primavera rispetto alle stelle varia muovendosi in modo retrogrado 
lungo l'eclittica (attualmente di 50".3 per anno, quindi 1 giro completo
in circa 26000 anni).
L'anno tropico, che e' poi quello usato dagli attuali calendari, e' formato 
da 365.2422 giorni solari medi.
Esso risultava quindi un poco piu' corto di quello siderale che vale 
365.25635 giorni solari medi.
Il termine indiano antico "nirayana" significa "senza alcun moto" e il 
riferimento alla rimozione dello spostamento equinoziale risulta quindi 
evidente.
Il termine "sayana" invece significa "con movimento" e si riferisce proprio
al lento moto del punto equinoziale primaverile tra le stelle.
Il punto nel cielo a cui tutti i calcoli richiesti dal "nirayana" venivano 
riferiti era quello che si trova esattamente opposto alla stella piu' luminosa
della costellazione della Vergine (Spica, che era denominata "Sitra" dagli 
astronomi indiani del tempo).
I dodici mesi che componevano il calendario "Surya Siddhanta" erano, elencati
in ordine cronologico, i seguenti: "Vaisakha", "Jayshta", "Asadha", "Sravana",
"Bhadra", "Asvina", "Kartika", "Agrahayana", "Pausa", "Magha", "Phalguna" e
"Caitra".
I dodici mesi erano accoppiati con le dodici costellazioni zodiacali:

Mesa (Ariete), Vrsa (Toro), Mithuna (Gemelli), Karkata (Cancro), Simha (Leone)
Kanya  (Vergine), Tula (Bilancia), Vrscika (Scorpione), Dhanus (Sagittario)
Makara (Capricorno), Kumbha (Acquario), Mina (Pesci).

Il numero di giorni compresi entro ciascun mese era variabile ed era 
determinato dal numero di giorni richiesti al Sole per attraversare con il 
suo moto apparente sulla sfera celeste, ciascun settore (chiamato "rasi") 
pertinente a ciascuna costellazione zodiacale.
Il tempo richiesto dal Sole ad attraversare ciascun "rasi" era compreso tra
i 29.45 e i 31.45 giorni solari medi, a seconda della velocita' orbitale
della Terra intorno al Sole nel corso dell'anno.
Nonostante che il passaggio del Sole da un segno zodiacale ("rasi") al 
successivo ("samkranti") potesse capitare in qualsiasi ora del giorno o 
della notte, il mese iniziava sempre all'istante del sorgere del Sole, per
cui era necessario disporre di una regola che permettesse di decidere quando
il mese doveva avere inizio.
Furono messe a punto quattro differenti regole in uso presso quattro 
differenti regioni geografiche: Bengala, Orissa, Tamil Nadu e Kerala.
L'effetto pratico fu che presso differenti regioni l'inizio del mese cadeva
nel giorno detto di "samkranti" corrispondente all'ingresso del Sole nel 
"rasi" successivo, cioe' nel successivo settore zodiacale sull'eclittica,
oppure nel giorno seguente o, presso altre regioni, nel giorno ancora dopo.
L'effetto fu che nei "pankanga" cioe' gli almanacchi che riportavano l'elenco
dei mesi con i rispettivi giorni, erano elencati mesi con lunghezza variabile
da 29 a 32 giorni, nel senso che nelle differenti regioni gli stessi mesi 
non comprendevano un uguale numero di giorni.
In piu' uno stesso mese variava da 29 a 32 giorni in anni differenti anche 
nella stessa regione geografica.
Il calendario solare era utilizzato nelle regioni di Tripura, Assam, Bengala,
Orissa, Tamil Nadu, Kerala e parzialmente nel Punjab e in Haryana.
In tutte le rimanenti regioni dell'India fu adottato un calendario lunisolare
cioe' basato anche sulle fasi lunari oltre che sulla posizione apparente del
Sole rispetto alle stelle della fascia zodiacale.
Ma anche qui esistevano delle differenze di gestione, nel senso che negli
stati del nord dell'India era adottato il calendario lunare "Amanta" e negli
stati meridionali si preferi' calendario lunare detto "Purnimanta".

 

Il calendario lunare "Amanta"
Nel calendario "Amanta" i mesi iniziavano in corrispondenza della luna piena
e terminavano alla luna piena successiva, ma erano denominati con il nome
del mese solare in cui il plenilunio cadeva.
L'anno lunare iniziava sempre con il mese di Caitra, ma l'anno solare iniziava 
con il mese successivo, cioe' "Vaisaka" corrispondente all'entrata del Sole 
nel segno zodiacale dell'Ariete.
Ogni mese sinodico lunare corrisponde ad una rivoluzione completa della Luna
intorno alla Terra.
Siccome il mese lunare e' sinodico, quindi piu' corto di quello solare, la
Luna aumentava gradualmente per effetto del suo moto la sua distanza apparente 
dal Sole sulla sfera celeste.
La differenza e' circa un giorno ogni mese sinodico e corriponde ad un 
incremento di circa 12 gradi di longitudine eclittica.
Il tempo richiesto ad accumulare 12 gradi di longitudine era conosciuto
con il nome di "tithi" e un mese lunare era composto da 30 "tithi" di cui 15 
situati nel periodo che andava dal primo quarto all'ultimo quarto passando 
per il plenilunio (detto "Sukla paksa", il periodo della luce) e altri 15 nel 
periodo buio detto "Krsna paksa" cioe' l'intervallo di tempo tra l'ultimo 
quarto e il primo quarto passando per il novilunio.
Il numero ordinale del giorno del mese in corso era determinato dal numero
ordinale del "tithi" (da primo al quindicesimo) corrispondente nel periodo 
("paksa") in corso, facendo iniziare il giorno dal sorgere del Sole.
E' noto che il moto della Luna e quello apparente del Sole (dovuto al moto 
orbitale della Terra) non sono commensurabili tra di loro, di conseguenza 
esistono degli scarti, tra il tempo misurato riferendosi al Sole e quello
misurato riferendosi alla Luna, che aumentano accumulandosi con l'andare 
del tempo implicando ben presto uno sfasamento completo del calendario.
Al fine di rimediare a questo spiacevole effetto, la durata dei "tithi"
era variabile da 26.78 ore a 19.98 ore e questo comportava che taluni 
"tithi" potevano comprendere anche due levate consecutive del Sole oppure
non comprenderne nessuna, se le 19.98 ore iniziavano poco dopo il
sorgere del Sole.
Quando questo succedeva avveniva una discontinuita' nel conteggio dei 
giorni del mese per cui poteva accadere che in dato "tithi" veniva omesso
dal conteggio o in altri casi, quando il "tithi" era uno di quelli da 26.78
ore, contato due volte.

 

Le regole di intercalazione
I problemi di fasatura tra tempo solare e lunare erano molto stringenti in 
quanto in capo a qualche anno l'accordo tra il Sole e la Luna veniva perso
e dopo un periodo sufficentemette lungo poteva capitare che il calendario
prevedesse dei mesi estivi durante la stagione invernale!
Per porre rimedio a cio' gli antichi astronomi indiani escogitarono un 
metodo molto ingegnoso per determinare i mesi intercalari da aggiungere 
al calendario in modo da recuperare il disaccordo tra il Sole e la Luna.
Il metodo era il seguente.
Quando due noviluni consecutivi capitavano nello stesso mese solare definito
dal tempo richiesto al Sole ad attraversare un dato "rasi" allora il mese
lunare iniziante con il primo novilunio era computato come mese intercalare
e veniva denominato "adhika" seguito dal nome del mese in corso, quello che 
iniziava con il secondo novilunio era denominato "suddha" seguito dal nome 
del mese ed era considerato come un mese ordinario.
In parole povere capitava periodicamente che un mese lunare fosse ripetuto
due volte, ma la prima volta il suo nome era preceduto dal prefisso "adhica"
e la seconda volta dal prefisso "suddha".
Ovviamente anche cosi' rimanevano piccole discrepanze che producevano in 
capo ad intervalli variabili da 19 anni a 141 anni solari (mediamente 63
anni) anche scarti di notevole entita', quindi poteva capitare che durante 
taluni mesi "Agrahayana", "Pausa" o "Magha" corrispondenti a settori zodiacali 
di minore estensione sella sfera celeste e quindi attraversati in poco tempo
dal Sole, per cui comprendenti un ridotto numero di giorni, non capitasse 
nessun novilunio.
In questo caso quel mese non veniva compreso nel calendario e si passava 
direttamente al successivo.
Questo mese vuoto era conosciuto con il nome di "ksaya".
Quando un mese "ksaya" capitava, nello stesso anno capitavano anche due
mesi lunari "adhika" entro due mesi solari, uno prima e uno dopo il mese
"ksaya".
Allora il primo "adhika" era ritenuto tale, cioe' intercalare, ma il secondo 
veniva denominato eccezionalmente "suddha" e considerato come mese ordinario.
Cio' compensava la presenza di uno "ksaya" e riportava a 12 i mesi nell'anno
lunare in corso.
Questo calendario era seguito negli stati di Maharashtra, Gujarat, Andhra
Pradesh e Karnataka e veniva utilizzato per scopi liturgici e per fissare
le date delle feste religiose.

 

Il calendario lunare "Purnimanta"
Nel calendario lunare "Purnimanta" invece i mesi iniziavano con la luna piena
e terminavano in corrispondenza della luna piena successiva.
Rispetto al calendario "Amanta" descritto precedentemente, questo calendario
era sfasato di quindici giorni nel senso che un mese "Purnimanta" iniziava
quindici giorni prima del mese "Amanta" corrispondente.
Per il resto le regole di intercalazione erano identiche al calendario 
"Amanta".

 

Conclusione
Attualmente questi calendari vengono ancora utilizzati, in India, per scopi 
liturgici.
Esistono ancora in uso anche alcuni altri calendari minori che sono diffusi
localmente e solamente entro ristrette minoranze etniche.
Il fatto che esista una casistica numerosa di calendari e' la naturale 
conseguenza delle divisioni politiche che l'India ha avuto nell'antichita'.
Ai giorni nostri il calendario ufficiale indiano e' uniformato su tutto il
territorio dello stato, ma e' stato necessario tenere conto anche dei sistemi 
tradizionalmente utilizzati per secoli in tutto il paese.

 

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