L'ECLISSE DI ANDREA DA BERGAMO
                    
                          di Adriano Gaspani
        


 Le eclissi totali di Sole sono senza alcun dubbio uno dei fenomeni naturali
 piu' spettacolari e suggestivi visibili ad occhio nudo nel cielo.
 Ancora ai nostri giorni l'osservazione di un'eclisse totale di Sole e'
 un'esperienza indimenticabile; in pochi minuti il paesaggio circostante
 piomba nel buio, le stelle appaiono nel cielo in pieno giorno,
 la temperatura cala in modo evidente ed avvertibile, e sui muri e sugli
 oggetti compaiono frange colorate che si muovono velocemente.
 Senza contare l'immagine del Sole che quasi sparisce dal cielo oppure, nel
 caso delle eclissi anulari, essa e' ridotta ad un sottile anello
 luminosissimo.
 Poi, con la stessa rapidita' con cui le tenebre sono calate, esse spariscono
 e il Sole comincia ed emergere gradualmente da dietro il disco della Luna
 e la luce diurna ritorna ad avvolgere il paesaggio, come se nulla fosse
 avvenuto.
 L'insieme dei fenomeni che accadono durante un'eclisse totale di Sole
 concorrono a produrre un'esperienza indimenticabile.
 Non dobbiamo dunque meravigliarci se le eclissi di Sole, soprattutto quelle
 totali, cioe' quelle in cui il disco lunare copre completamente il disco
 solare, abbiano catturato l'attenzione dei popoli di tutto il mondo fin
 dalla piu' remota antichita'.
 Lo studio di questi fenomeni, condotto con metodologia scientifica, non si
 sviluppo' prima del Rinascimento, cionondimeno, ci sono pervenute dal
 Medioevo e da epoche ancora precedenti numerose e dettagliate descrizioni
 di eclissi solari totali.
 La maggior parte di queste registrazioni si rilevano in cronache di storici
 che operarono nell'estremo oriente, nei paesi di religione mussulmana ed
 anche nell'Europa cristiana.
 Durante il XI secolo diverse eclissi totali precipitarono nell'oscurita'
 vaste regioni dell'Europa e dell'Italia.
 In quell'epoca si moltiplicarono nelle vicinanze delle citta' i monasteri
 benedettini, soprattutto quelli dipendenti dalla potente abbazia di Cluny,
 in Borgogna.
 Questo fenomeno fu di grande rilevanza anche sul territorio bergamasco, fu
 in quel periodo che sorsero ad opera di Alberto da Prezzate, il priorato
 maggiore di Pontida, quello minore di Fontanella al Monte con le loro
 numerose dipendenze.
 I monaci medioevali avevano spesso l'abitudine di registrare puntualmente
 cio' che di straordinario era visibile ad occhio nudo nel cielo.
 La motivazione principale non era di carattere scientifico, bensi' il
 tentativo di presagire, dai fenomeni celesti, l'incipiente fine del mondo.
 Un esempio emblematico e' rappresentato dalle "Cronache dell'Anno Mille"
 redatte da Rodolfo il Glabro, monaco benedettino residente a Cluny, anche
 se comunque alcuni secoli prima, soprattutto nei monasteri irlandesi, furono
 redatti annali zeppi di indicazioni di eclissi e di comete osservate nel
 cielo dai monaci bianchi (cosi' erano conosciuti i monaci facenti parte del
 clero irlandese i quali praticavano un cristianesimo in cui era presente
 una marcata matrice celtica).
 Considerata la ricchezza di particolari e la precisione delle descrizioni
 che si ritrovano negli annali italiani, si puo' affermare che almeno un
 quinto delle registrazioni, relative ad eclissi e passaggi di comete,
 tramandateci da ogni parte del mondo prima del XVIII secolo provenga 
 proprio dall'Italia.
 In questo articolo ci concentremo pero' su una particolare eclisse totale di
 Sole che fu osservata nell'anno 840 d.C. a Bergamo, con molta probabilita'
 in Citta' Alta, da Andrea da Bergamo, un cronachista dell'epoca.

 Prima di parlare esplicitamente dell'eclisse ossevata da Andrea da Bergamo,
 e' pero' utile e necessario richiamare alcune questioni astronomiche
 generali relative a questo genere di fenomeni.
 L'orbita lunare e' inclinata, rispetto al piano dell'orbita terrestre, di
 un angolo pari a circa 5 gradi il quale varia, di poco, periodicamente in
 173 giorni.
 L'ombra della Luna incontra la superficie terrestre abbastanza raramente,
 in media non piu' di una volta all'anno, di conseguenza meno della meta'di
 tutte le eclissi solari possibili risultano essere totali.
 Se un'eclisse di Sole avviene quando la Luna e' posizionata in quella parte
 della sua orbita ellittica che e' piu' distante dalla Terra, allora la sua
 dimensione angolare non e' sufficente a coprire completamente il disco
 solare, in questo caso non si verifica un'eclisse totale ma solamente
 un'eclisse anulare.
 Nel corso di questi eventi l'oscuramento che si produce e' minimo, al punto
 che un'eclisse anulare potrebbe persino passare inosservata agli occhi di un
 osservatore casuale.
 Per una strana coincidenza, la lunghezza media del cono d'ombra proiettato,
 nello spazio, dalla Luna e' approssimativamente uguale alla distanza media
 del nostro satellite dalla Terra, per questo motivo nel punto in cui il
 cono d'ombra raggiunge la Terra la sua ampiezza raramente supera i 300 km.
 Con il progredire dell'eclisse, l'ombra della Luna percorre la superficie
 terrestre disegnando una traccia lunga ma sottile, la velocita' con cui
 l'ombra si sposta e' dell'ordine dei 3000 km orari e per questo e' raro che
 un'eclisse visibile in un dato punto del pianeta duri piu' di 6 minuti.
 Se consideriamo l'intera superficie terrestre possiamo affermare che in ogni
 secolo avvengono approssimativamente 70 eclissi solari totali, se pero' 
 consideriamo un singolo Paese con una superficie paragonabile a quella
 dell'Italia allora la frequenza si riduce mediamente a circa un'eclisse per
 secolo.
 Il calcolo astronomico ci permette di ricostruire con grande accuratezza le
 circostanze e le caratteristiche delle eclissi visibili in un dato luogo sia
 nel remoto passato che nel lontano futuro.
 Se, ad esempio, calcoliamo quante eclissi furono visibili a Roma dalla data
 della sua fondazione, tradizionalmente assunta essere il 21 Aprile 753 a.C.,
 fino ai tempi nostri, si rileva che quelle totali sono state solamente 7 in
 tutto.
 Esse avvennero negli anni: 402 a.C., 188 a.C. e 18, 540, 968, 1386 e 1567
 dell'era volgare.
 In aggiunta a queste si devono considerare due eclissi parziali avvenute
 rispettivamente nel 1431 e nel 1961 le quali furono piuttosto straordinarie
 in quanto nel cielo dell'Urbe il disco del Sole fu occultato dalla Luna
 per il 99%.
 Ricordiamo che generalmente un'eclisse di Sole non e' troppo appariscente a
 meno che il disco del Sole non sia coperto da quello della Luna per almeno
 il 97% della sua superficie.
 Personalmente assitetti, in tenera eta', all'eclisse del 15 Febbraio 1961.
 Frequentavo la seconda elementare presso la scuola A. Locatelli di Bergamo.
 Vidi il Sole eclissato attraverso un vetro affumicato tenuto dal maestro il
 quale ci mostro' il fenomeno verso le 8:30 del mattino e dedico' parte della
 mattinata scolastica spiegando il perche' e il percome si verificano le
 eclissi.
 Ne provai grande impressione e la conseguenza fu che l'Astronomia rimase,
 per me, un interesse dominante per gli anni successivi.

 Ritorniamo ora ad occuparci delle cronache di Andrea da Bergamo
 relativamente all'eclisse dell'anno 840 d.C.
 In quel periodo la citta' di Bergamo era retta dal conte franco Mario che
 governo' dal 833 fino ad essere sostituito da Rotocario nel 843 (M.Lupo,
 Codex diplomaticus civitatis et ecclesiae Bergomatis, Bergomi, 1784-99),
 mentre Lodovico I era, dopo alterne vicende, imperatore dei Franchi e
 il romano Gregorio IV era Papa dall'anno 827.
 L'eclisse solare totale avvenuta mercoledi' 5 maggio 840 fu visibile solo
 nelle regioni settentrionali e fu segnalata come totale sia a Bergamo che a
 Como.
 Il cronachista contemporaneo Andrea da Bergamo ne forni' una vivacissima
 descrizione che e' contenuta nel Monumenta Germaniae Historica, Scriptores:

 <<Nella terza indizione (cioe nell'840 il sole fu oscurato e le stelle
 apparvero in cielo al terzo giorno precedente none di maggio 5
 maggio) nell'ora nona delle litanie del signore per circa mezz'ora. Ci
 fu grande sgomento tra la gente e molti cominciarono a temere che questa nostra
 era fosse giunta alla fine. Ma mentre si scambiavano simili ingenui
 pensieri riprese nuovo splendere sfuggendo all'ombra prima
 l'aveva avvolto>>. [Andreas Bergomatis Cronicon, Monumenta Germaniae
 Historica, Scriptores (Rerum Longobardicarum et Italicarum saec. VI-IX),
 III, 235].

 L'indizione era un periodo fiscale romano il cui ciclo durava 15 anni.
 Il primo anno di conteggio dell'Indizione fu il 312 d.C., quindi l'anno
 terzo dell'indizione citato da Andrea da Bergamo inizio' il giorno 1
 Settembre dell'anno 839.
 Andrea da Bergamo e' molto accurato nella datazione dell'evento il quale
 trova conferma da una registrazione indipendente che e' contenuta negli
 Annali Sacri della citta' di Como raccolti e descritti da Primo Luigi Tatti,
 canonico regolare della congregazione di Somasca, e pubblicati a Como nel
 1643.
 Nel testo, in corripondenza dell'anno 840 leggiamo:

 <<...l'anno 840 susseguente. Questi fu un eclissi del Sole si tremendo e
 oscuro, che nel mancar della luce s'impossessarono in modo inusitato le
 tenebre, e apparirono nel piu' bello del giorno chiaramente le Stelle>>.

 Una terza conferma la rileviamo negli "Annali Ecclesiastici tratti da
 quelli del Cardinal Baronio", pubblicati anch'essi nel 1643, e compilati dal
 trevigiano Odorico Rinaldi allora prete della Congregazione dell'Oratorio di
 Roma.
 Nella pagina relativa all'anno 840 leggiamo:

 <<...5. Nel quel tempo scuro' in modo strano tutto il corpo del Sole nel
 terzo di' delle litanie maggiori e tanto prevalsero le tenebre, che pareva
 realmente notte. Il quale prodigio quantunque a natural cagione attribuisse,
 significava, che'l grandissimo lume de' mortali, che posto nella casa di Dio
 sopra il candeliere a tutti riluceva, dico l'imperadore di piissima
 ricordanza, dovea essere, senza molto stare, tolto dalla presenza degli
 huomini, e che'l mondo era per rimanere per la partenza di lui fra scure, e
 noiose tenebre di tribolazioni [...]. Egli adunque comincio' a consumarsi
 di fastidio, havere in abbominazione il cibo, mandare frequenti sospiri,
 patire singhiozzi e cosi' venir meno.>>

 La fascia in cui il Sole, completamente eclissato, fu visibile si estese
 dal Golfo del Messico, fin quasi all'India e passo' sopra Torino e Venezia,
 cosicche' tutto l'estremo nord dell'Italia si trovo' immerso nella
 totalita'.
 I calcoli astronomici mostrano che effettivamente l'eclisse del 5 Maggio 840
 fu totale sia a Como che a Bergamo, pero' all'incirca intorno alle 13:25 ora
 locale, vale a dire nell'ora ottava del giorno e non nella nona come
 indicato da Andreas Bergomatis; il Sole era visibile a 57 gradi di altezza
 sull'orizzonte.
 Qual'e la spiegazione per questa discrepanza? Un errore di un'ora da parte
 di Andrea? No! la spiegazione esiste ed e' molto piu' sottile.
 La discrepanza e' dovuta al fatto che al tempo di Andrea da Bergamo, la
 Terra ruotava sul proprio asse un po' piu' velocemente di quanto non accada
 ora, quindi la durata del giorno era un poco piu' corta.
 La durata del giorno aumenta progressivamente di una quantita' piccolissima,
 ma misurabile, in modo tale che nell'anno 840 il giorno siderale era piu'
 corto di poco piu' di 20 millesimi di secondo rispetto alla lunghezza
 attuale pari a 23 ore 56 minuti e 4 secondi.
 La conclusione e' che negli ultimi 2500 anni un orologio che avesse
 continuato a misurare il Tempo Universale in sintonia con la rotazione
 terrestre avrebbe accumulato uno sfasamento di circa 5 ore rispetto ad un
 cronometro ideale.
 La differenza di 20 millesimi di secondo e' piccolissima, ma tenendo conto
 che dalla data dell'eclisse registrata da Andrea da Bergamo sono trascorsi
 piu' di 423300 giorni, la discrepanza tra il calcolo eseguito nell'ipotesi
 che la Terra ruoti su se stessa a velocita' costante e il vero orario della
 fase massima del fenomeno, calcolato tenendo presente anche la traiettoria
 percorsa dall'ombra della Luna sulla superficie terrestre, risulta essere di
 1966.5 secondi, confermando quindi le accurate osservazioni di Andrea da
 Bergamo.
 Le eclissi antiche e quindi anche quella osservata da Andrea, forniscono un
 contributo insostituibile ai fine dello studio del rallentamento della
 rotazione terrestre che avviene a causa dell'attrazione gravitazionale
 operata dalla Luna la quale per contro accelera il suo moto e si allontana
 dalla Terra al ritmo di circa 4.4 centimetri all'anno, quindi nel 840 la
 Luna era 51 metri piu' vicina rispetto alla sua distanza media attuale.
 Tornando ora alle testimonianze citate, rileviamo che quella di Odorico
 Rinaldi ricorda che in concomitanza con l'eclisse, l'imperatore dei Franchi
 Lodovico I inizio' a soffrire di uno strano malanno, morendo circa un mese
 dopo.
 Il testo di Primo Luigi Tatti e' anch'esso molto esplicito su questo
 argomento.
 Addirittura in questo caso l'autore fa riferimento ad una cometa osservata
 nella costellazione della Vergine poco dopo la festa di Pasqua dell'anno 837
 e che avrebbe spaventato l'imperatore Lodovico presagendo la sua morte.
 Il testo riporta, sempre negli Annali Ecclesiastici:

  <<...e la Cometa, che doppo Pasqua apparve nel segno della Vergine. Trasse
  molti a rimirarla e osservare i suoi movimenti. Fra questi Lodovico
  medesimo l'addocchio' e giudico' foriera di morte vicina. Cosi' fu: ma
  prima pianse quella del figlio Pipino Re della Guienna assai intempestiva,
  ch'aspramente l'afflisse.>>

 Nell'anno 837 la Pasqua cadde, secondo i calcoli astronomici, il 1 Aprile
 del calendario giuliano.
 La cometa in oggetto e' facilmente identificabile in quanto essa fu
 osservata per la prima volta in Cina, dagli astronomi del "celeste impero",
 nella notte del 22 Marzo, nella zona di cielo posta tra le costellazioni di
 Pegaso e dell'Aquario.
 Si trattava della ben nota Cometa di Halley la quale venne osservata anche a
 Bergamo.
 Consultando i resoconti degli astronomi cinesi si rileva che il 6 Aprile
 l'astro era visibile nell'Acquario, gia' con una lunga coda che si divise
 in due tronconi il 9 Aprile.
 La sera del 11 Aprile la cometa entro' nella costellazione della Vergine con
 la sua doppia coda che si estendeva per meta' del cielo.
 Lo spettacolo doveva essere magnifico, ma per gli uomini del medioevo
 europeo tale spettacolo era terrificante in quanto, secondo la logica
 imperante a quel tempo, le comete erano considerate cattivi presagi.
 Il resoconto del Tatti si riferisce con grande probabilita' a questa data,
 dieci giorni dopo Pasqua.
 Il passaggio della cometa, aggiunto alla successiva eclisse di Sole, fu
 considerato un presagio ancora piu' funesto, infatti dopo la descrizione
 dell'eclisse che abbiamo riportato precedentemente, il testo del Tatti
 prosegue occupandosi dell'imperatore Lodovico:

  <<...chiaramente le Stelle. Lodovico comincio' immantinente a provare la
  malignita' di quest'influsso, perche' fu toccato da un noioso turbamento di
  stomaco, il quale lo sforzo' a coricarsi su'l letto. In esso giacque alcune
  settimane, nelle quali con pieta' singolare s'apparecchio' all'ultimo
  passaggio, ch'ei fece da questa all'altra vita in eta' d'anni
  sessantaquattro alli 20 di Giugno nel quarantesimo del corrente secolo.>>

 Da questi documenti si rileva quindi che sia il passaggio della cometa di
 Halley nel 837 sia l'eclisse totale del 840 furono interpretati secondo la
 logica medioevale come presagi di un'imminente sventura che tutti i
 cronachisti dell'epoca identificarono con la morte dell'imperatore Lodovico
 avvenuta, appunto il 20 Giugno, a Ingelhaim, presso Magonza.
 Tra le descrizioni relative all'eclisse dell'anno 840 quella redatta da
 Andrea da Bergamo e' quella il cui carattere si avvicina di piu' ad un
 moderno resoconto scientifico di un fenomeno astronomico, infatti egli e'
 l'unico autore che non solo riporta la sparizione completa del disco solare,
 ma anche l'emergenza dopo la fase di totalita', durata secondo i calcoli 5
 minuti e 46 secondi, fornendo anche una chiara indicazione temporale dello
 svolgersi del fenomeno.
 Egli ritiene "ingenui pensieri" le preoccupazioni dei suoi contemporanei
 presenti alla scena, le quali erano ovviamente superstizioni frutto della
 piu' bieca ignoranza.

 A quel tempo il meccanismo delle eclissi era noto, anche se costruito su una
 visione cosmologica geocentrica.
 La Terra era ritenuta essere immobile al centro dell'Universo e la Luna le
 ruotava attorno, ma anche il Sole, piu' distante, era ritenuto rivoluisse
 intorno alla Terra, in un anno siderale.
 Dal punto di vista puramente meccanico il vero sistema, che oggi tutti
 conosciamo sin dalla scuola elementare e quello geocentrico sono
 perfettamente equivalenti: entrambi i modelli forniscono una
 rappresentazione equivalentemente accurata delle eclissi, almeno entro la
 precisione richiesta durante il Medioevo.
 La letteratura astronomica importante disponibile a quel tempo si componeva
 grosso modo degli scritti di due autori: Beda il Venerabile, monaco
 benedettino operante nel VII secolo a.C. in Northumbria, pressoche l'attuale
 Inghilterra e il monaco irlandese Dungal, educato nel monastero di Bangor,
 noto per aver fondato, in Italia, una scuola che divenne poi l'Universita'
 di Padova.
 Il primo scrisse praticamente su tutto lo scibile umano del tempo, secondo
 un criterio tipicamente romano.
 Le eclissi e il modo di calcolarle sono trattati nel suo "De Natura Rerum
 Liber" (in Venerabilis Bedae, Anglosaxonis Presbyteri Opera Omnia, J.P.
 Migne, Patrologiae latinae Tomus 90).
 Il secondo, operante secondo il criterio culturale monastico irlandese,
 quindi squisitamente celtico, osservo' le due eclissi di Sole che si
 verificarono nell'anno 810 e scrisse una dissertazione relativamente ad esse
 su incarico di Carlo Magno il quale in seguito gli affido' la direzione di
 quella che divenne in seguito l'Universita' di Pavia.
 Dungal spiego' il fenomeno (sempre in un contesto eliocentrico, quindi con
 la Terra ferma e il Sole e la Luna fisicamente in moto intorno ad essa)
 dimostrando di conoscere bene il meccanismo con cui si poteva produrre
 l'eclisse, la misura dell'inclinazione del piano dell'orbita della Luna
 rispetto all'eclittica e la sua variazione periodica.

 Probabilmente Andrea conosceva almeno uno di questi due testi e dal suo
 breve, ma puntuale resoconto, si intuisce che egli era a conoscenza del
 meccanismo delle eclissi e dalla sua testimonianza si comprende che egli
 non era impressionato oltremisura da quanto stava avvenendo in cielo
 Il testo di Andrea riporta anche un interessante dettaglio relativo al
 "tremito" da lui osservato lungo il bordo del Sole eclissato, nel momento
 in cui la fase del fenomeno fu massima.
 La sua descrizione si adatta perfettamente ad un fenomeno effettivamente
 visibile nella fase di totalita' delle eclissi e noto con il nome di
 "grani di Baily" dall'astronomo che per primo li mise in evidenza nel
 secolo scorso, ma che a quanto pare il nostro Andrea aveva gia' rilevato,
 almeno qualitativamente, un millennio prima.




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