I SIMBOLI ASTRONOMICI DEI CAMUNI


                           di Adriano Gaspani
         


 Sin dal secolo scorso gli studiosi hanno avuto un notevole interesse per   
 i cosiddetti petroglifi, cioe' le incisioni su roccia eseguite da uomini   
 appartenenti al Paleolitico, al Neolitico, all'Eneolitico e via via ad eta' 
 piu' recenti.                                                         
 Magnifici esempi di arte rupestre, termine che e' riduttivo e che andrebbe 
 sostituito con il piu' appropriato "cultura figurativa" si possono osservare 
 in svariate zone del territorio europeo, dalla Scandinavia alla Spagna, con 
 notevolissimi esempi in Svizzera, Francia, Italia.                                              
 Basti citare il magnifico complesso del Monte Bego, nel sud della Francia, 
 in cui vi sono rappresentati oltre 100.000 simboli, e i petroglifi camuni  
 della Val Camonica, in Italia con oltre 70000 incisioni.
 Il termine "cultura figurativa" e' piu' appropriato in quanto le figure    
 incise su roccia sono l'espressione si di una vena artistica, ma in maniera
 piu' importante esse sono derivanti da manifestazioni di culto attribuito  
 agli elementi naturali ed eseguiti dall'uomo protostorico non tanto con    
 intenti puramente artistici, ma piu' probabilmente con fini propiziatori,  
 quindi con finalita' molto piu' pratiche che la pura e semplice vena       
 artistica.                                                                 
 I petroglifi rappresentano un reperto estremamente importante per
 comprendere il pensiero e le concezioni spirituali di quegli uomini e
 quindi essi possono rappresentare una sorta di anello di congiunzione
 tra il mondo materiale e quello spirituale.
 Il mondo materiale era ovviamente rappresentato dagli eventi tipici dalla  
 vita quotidiana, mentre quello spirituale era rappresentato dagli eventi   
 naturali, spesso inspiegabili, e dai fenomeni che poteveno verificarsi     
 nel cielo.
 Gli eventi astronomici giocarono quindi un ruolo fondamentale nel contesto
 spirituale e religioso di queste popolazioni.
 Ovviamente esiste una logica, a noi sconosciuta, con cui gli uomini di     
 quel tempo rappresentarono i loro concetti mediante la loro simbologia.        
 A noi resta attualmente il duplice compito di decifrare il messaggio       
 cosi' crittografato e di tentare di comprendere la chiave con cui questa
 logica fu codificata.
 Le scene rappresentate sui petroglifi sono di natura estremamente varia    
 come lo sono gli stili ivi riconoscibili, dipendenti generalmente dal      
 periodo preistorico o protostorico durante i quali essi furono prodotti,
 ma in ogni caso accanto a scene di facile ricostruzione, come per esempio        
 scene di caccia, pesca, di pastorizia o anche di culto, esistono taluni    
 simboli o associazioni di simboli che attualmente non hanno ancora        
 ricevuto una adeguata interpretazione.                                     
 Tra questi sono da annoverare i simboli astratti che generalmente vanno    
 sotto il nome di "simboli solari" in quanto dovrebbero rappresentare       
 immagini del Sole in relazione al culto solare, molto diffuso tra le       
 popolazioni di quel tempo.                                                 
 Non tutti i simboli classificati come solari potrebbero pero' riferirsi
 direttamente al Sole, ma e' molto probabile che la rappresentazione
 simbolica possa essere stata estesa anche ad altri astri che potevano
 essere osservati nel cielo: la Luna, le comete, i pianeti visibili ad
 occhio nudo e le stelle piu' luminose.
 Cio' e' diretta conseguenza del fatto che una religione animistica doveva
 obbligatoriamente essere molto attenta ai fenomeni che si verificano nel
 cielo.
 Per l'uomo preistorico e protostorico gli eventi celesti erano genuine
 manifestazioni divine e come tali andavano scrupolosamente osservate ed
 interpretate.
 Ad esempio puo' essere considerato il ruolo della Luna per l'uomo          
 protostorico.                                                              
 La presenza della Luna nel cielo poteva rischiarare il cammino a colui     
 che doveva viaggiare, oppure avere un effetto rassicurante contro la       
 paura delle tenebre che sopraggiungevano dopo il tramonto.
 Le fasi lunari erano un fenomeno talmente evidente che, non poteva passare
 inosservato, infatti il loro ciclo fu assunto come uno dei primi metodi di
 scansione e misura del tempo.
 La nascita di un bimbo, ad esempio, richiedeva mediamente nove cicli di fasi
 lunari, era quindi importante tenere il conto dei cicli trascorsi, cosa che
 gia' nel paleolitico avvenne, tanto che esistono delle prove oggettive di
 questo fatto.
 Le prove oggettive vennero trovate per la prima volta nel 1960 da Alexander
 Marshack che fece una interessante ricerca su una serie di ossa incise
 risalenti al paleolitico.
 Marshack individuo' su tali ossa delle sequenze di 29 e 30 incisioni, in
 perfetto accordo con il periodo sinodico lunare, che vale ventinove giorni e
 mezzo, le quali ricordavano piuttosto chiaramente la forma della Luna nelle
 varie fasi del suo ciclo.
 Lo studioso analizzando le immagini incise su ossa, corna di cervidi e su
 pietre, provenienti da diversi siti europei, in particolare, dalla Francia,
 dall'Italia, dalla Spagna, dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia risalenti al
 Paleolitico Superiore, quindi cronologicamente collocabili tra circa 35.000
 anni e circa 10.000 anni fa, si accorse che la registrazione grafica della
 sequenza delle fasi lunari era un'attivita' generalizzata su tutto il
 territorio europeo.
 Un altro esempio un po' piu' recente e' rappresentato dalla kerbstone SW22
 rinvenuta presso il tumulo di Newgrange in Irlanda.
 Sul monolito, che dovrebbe risalire ad un periodo posto tra il 3700 e il
 3500 a.C., sono rappresentate 29 incisioni che si riferiscono chiaramente
 all'evoluzione della fase lunare lungo un mese sinodico completo.
 Un altro fenomeno probabilmente rappresentato sui petroglifi potrebbe essere
 l'apparizione in cielo di una cometa molto luminosa, dotata magari di una
 coda molto estesa, fenomeno estremamemte inusuale ed inaspettato che poteva
 affascinare, ma molto piu' probabilmente, terrorizzare gli uomini di quel
 tempo fino al punto da spingere qualcuno ad esorcizzarlo rappresentandone
 l'immagine sulla pietra (per inciso anche durante periodi molto piu' vicini
 a noi, quali ad esempio il Medioevo, le comete erano considerate con una
 certa preoccupazione).
 Gli studiosi hanno classificato in un centinaio di categorie la stragrande
 maggioranza dei simboli rinvenuti sui petroglifi preistorici.
 In Italia si trovano petroglifi preistorici in Valcamonica, in Liguria e in
 molte altre localita' dell'arco alpino.
 In tutti questi luoghi esistono numerose le rappresentazioni simboliche    
 del disco solare.                                                          
 In particolare lungo l'arco alpino possiamo rilevare una nutrita casistica
 relativa alla simbologia, incisa sulle rocce, di cui si puo' proporre una           
 interpretazione di tipo astronomico, ma non solo di tipo solare.                                        
 In generale la tipologia che si osserva e' quella di un cerchio che puo'   
 essere o no raggiato e spesso con un punto o una croce al centro oppure una
 spirale.
 La casistica dei simboli solari non e' pero', come vedremo, cosi' limitata.
 Infatti prendendo in esame solamente i petroglifi presenti nelle Valle     
 Camonica, abitata anticamente dalla popolazione dei Camuni, si possono     
 riconoscere 22 tipi diversi di simboli di questo genere.
 Non dobbiamo comunque limitarci ad una visione statica, infatti non solo
 dovette esistere la tendenza a raffigurare l'"oggetto" cioe' l'astro 
 osservato, ma sembra si possano trovare esempi di tentativi di registrare 
 delle sequenze temporali di avvenimenti, quali ad esempio l'evolversi di 
 una eclisse di Sole, mediante rappresentazioni di piu' simboli solari 
 vicini.
 In questo caso rileviamo un fatto molto importante e cioe' il tentativo di
 dare una rappresentazione all'evolversi di un fenomeno e non solo al
 puro aspetto apparente di esso.
 La dimensione "tempo" venne quindi ad assumere un significato molto 
 importante per gli artisti che tracciavano le figure sulla pietra, tanto
 da spingerli al tentativo di rappresentarla.
 Alcuni esempi interessantissimi di questo fatto si possono osservare sulle 
 raffigurazioni della roccia di Seraldina, presso Capodiponte in 
 Valcamonica, su alcune roccie situate nella zona di Boario e sulla roccia 
 del "Coren delle Fate" a Sonico in cui appaiono incisioni ottenute sia 
 durante il Neo-Eneolitico che l'eta del Bronzo che l'eta' del Ferro.
 Su questa roccia oltre a figure di tipo planimetrico appaiono decine di
 simboli solari di vario tipo e dimensione che sembrano essere disposti
 seguendo una logica tutt'altro che casuale o dettata dall'estro
 dell'artista in quel momento.
 Il "Coren delle Fate" sembrerebbe, in quest'ottica, una tavola su cui sono
 riportate graficamente le registrazioni dei fenomeni astronomici accaduti
 su un intervallo di tempo di circa 2000 anni e osservati in Valcamonica.
 Se questo e' vero dobbiamo ammettere che esisteva presso i Camuni una 
 spiccata sensibilita' verso i fenomeni astronomici, la loro osservazione 
 e la loro registrazione.
 La cosa non ci deve stupire in quanto praticamente tutte le popolazioni
 preistoriche che si sono succedute sul pianeta furono molto attente al
 cielo e ai suoi fenomeni.
 E' interessante notare che le rappresentazioni solari, sui graffiti camuni,
 si dividono, grosso modo in due categorie.                                 
 La prima e' quella in cui il disco solare viene rappresentato in maniera   
 simmetrica. 
 In questo caso si potrebbe pensare che l'oggetto rappresentato sia         
 effettivamente il Sole o la Luna o entrambi durante un'eclisse.
 La seconda casistica riguarda le rappresentazioni di tipo asimmetrico 
 in cui al disco solare e' aggiunto uno o piu' prolungamenti da uno o piu' 
 lati, cioe' uno o piu' "raggi".                             
 Una spiegazione possibile e' che l'oggetto rappresentato non fosse il Sole
 o la Luna, ma un altro corpo celeste il quale doveva mostrare proprio 
 l'aspetto rappresentato dall'artista camuno, o perlomeno qualcosa di 
 molto simile.
 Affinche' un artista primitivo fosse colpito da una manifestazione celeste   
 fino al punto da essere spinto a rappresentarla in modo permanente sulla
 roccia e' necessario che essa soddisfasse tre requisiti.
 Il primo e' che l'oggetto doveva essere molto appariscente e ben visibile
 ad occhio nudo; il secondo requisito riguarda il fatto che esso avrebbe
 dovuto essere inusuale, cioe' non corrispondere a qualche evento celeste
 frequentemente osservato e quindi privo di quella novita' che indurrebbe
 alla registrazione e ultimo requisito avere un certo grado di
 straordinarieta' unito ad un possibile significato dal punto di vista
 cultuale.
 Il terzo requisito, quello relativo al grado di straordinarieta', viene ad 
 essere in rapporto con il culto e il divino cioe' deve essere tale da poter 
 essere attribuibile ad una imponente manifestazione divina.  
 Ragionando da un punto di vista strettamente astronomico e' naturale       
 ammettere che fenomeni che potrebbero soddisfare tutti questi requisiti   
 potrebbero essere, ad esempio, i passaggi delle comete luminose, le eclissi 
 di Sole e di Luna, l'apparizione nel cielo di stelle novae e supernovae,
 la caduta di meteore e bolidi particolarmente brillanti e appariscenti.
 Studiando la grande quantita' di petroglifi camuni presenti in Valcamonica
 e in Valtellina alla ricerca della simbologia astronomicamente significativa 
 ci si imbatte inevitabilmente con una serie di simboli, ritenuti di 
 ispirazione teomorfa, cioe' legati alla rappresentazione della divinita', 
 i quali molto probabilmente non rappresentano altro che diverse versioni
 dello stesso disegno fondamentale che appare nella sua versione piu' rozza
 e semplificata, e quindi probabilmente anche la prima ad essere stata
 cronologicamente tracciata, sulla Roccia del Sole, presso il Capitello
 dei due Pini nella localita' di Paspardo.
 Questa grande roccia riporta alcuni simboli, che sembrerebbero connessi
 piu' all'osservazione del cielo che ad eventi di vita quotidiana, i quali
 sono rappresentati generalmente da coppelle raggruppate in maniera molto
 significativa, frammiste a figure umane con le braccia aperte (oranti),
 qualche alabarda e qualche figura di animale, ma soprattutto un oggetto
 formato da una serie di tre dischi concentrici da cui emergono tre serie
 di raggi divergenti orientati verso il basso.
 Accanto alla serie di dischi concentrici si osservano due piccoli cerchi,  
 uno per lato, e poco piu' in alto a sinistra, un grosso disco interamente
 picchiettato, forse l'immagine della Luna.
 La roccia risale alla fase A del periodo III della cultura Camuna e quindi
 e' databile circa tra il 3200 a.C e il 2500 a.C. pressappoco all'inizio
 dell'arte monumentale camuna in cui si osservano le tipiche composizioni
 stilizzate.
 L'incertezza sulla datazione della Roccia di Paspardo pero' e' di oltre,   
 mezzo millennio.
 Questo valore e' tale da rendere molto problematico, in linea di principio 
 qualsiasi tentativo di identificazione del possibile fenomeno astronomico
 a cui la rappresentazione si potrebbe riferire.
 Questo simbolo appare raffigurato su almeno altri nove reperti i quali
 sono esclusivamente massi incisi e rocce-steli rinvenute in Valcamonica e
 in Valtellina che e' geograficamente comunicante con quest'ultima.
 L'analisi delle immagini rilevate sui 10 reperti e' stata eseguita mediante
 raffinate tecniche di "pattern processing" in modo da calcolare
 matematicamente il grado di correlazione incrociata (cross correlation) tra
 le varie configurazioni.
 I risultati ottenuti mostrano chiaramente due fatti degni di interesse.
 Il primo e' che tutti i 10 simboli sono altamente correlati l'un con
 l'altro, anche se si rilevano su reperti diversi rinvenuti a svariati
 chilometri di distanza l'uno dall'altro.
 Il secondo fatto e' che e' molto probabile che tutti discendano da quello
 rappresentato sulla roccia di Paspardo, che sembrerebbe essere il piu'
 antico.
 Vediamo ora di esaminare i vari reperti e la tipologia del simbolo su essi
 tracciato; iniziamo dai due Massi trovati a Borno, in Valcamonica.
 Il Masso di Borno fu scoperto nel 1953 dal geologo A. Pollini ai piedi del 
 "Dos Averta", un'altura locale.                                                              
 Si tratta di un masso di arenaria permiana alto circa 2.3 metri ed inciso  
 sulle quattro facciate.                                                    
 La piu' interessante, in questo momento, risulta essere la faccia numero   
 uno in quanto su di essa in aggiunta a figure di tipo antropomorfo e 
 zoomorfo, armi e ornamenti, compare il simbolo teomorfo a dischi concentrici
 con tre appendici a forma di coda analogo a quello inciso sulla Roccia del
 Sole presso il Capitello de Due Pini a Paspardo.
 In questo caso i due dischi laterali sono disposti in posizione piu' bassa e
 sono incisi in maniera meno evidente.
 Il simbolo e' grosso modo simile sia per orientazione che per forma fatta  
 eccezione per le maggiori dimensioni del disco centrale. 
 Sulla parete opposta (faccia 2) del masso N.1 di Borno esiste un'altra 
 rappresentazione solare, ma in questo caso essa e' differente in quanto
 consiste in un cerchio non raggiato, ma parzialmente immerso in una serie
 di striature trasversali.
 In questo caso potrebbe anche trattarsi di una rappresentazione della Luna 
 invece che del Sole.
 Le due faccie del masso di Borno potrebbero essere quindi ritualmente
 connesse con i due astri piu' appariscenti visibili nel cielo.
 Il masso No.2 di Borno fu scoperto nel 1983 da G.F. Rivadossi.
 Dal punto di vista archeoastronomico esso risulta importante in quanto
 su di esso appare inciso, oltre alle consuete figure di asce, pugnali e
 cervidi, nuovamente il simbolo teomorfo.
 La rappresentazione, in questo caso e' curiosamente capovolta, infatti
 i "raggi" sono questa volta rivolti verso l'alto, contrariamente a quanto
 succede per tutti gli altri casi in cui il simbolo e' rappresentato.
 Occupiamoci ora delle rappresentazioni che e' stato possibile rilevare sulle
 statue steli situate non piu' in Valcamonica bensi' in Valtellina.
 Nella localita' di Caven sono state rinvenute tre steli sulle quali e'
 rappresentato il simbolo teomorfo di cui ci stiamo occupando.
 Le steli di Caven sono ritenute dagli studiosi essere state rinvenute, negli
 anni subito dopo il 1940, pressoche' nel luogo della loro giacitura
 originale.
 La collocazione cronologica delle steli di Caven e' piazzata all'eta' del
 Rame.
 Iniziamo dalla stele di Caven No.1; su di essa sono presenti alcune
 raffigurazioni che si collegano direttamente alla composizioni monumentali
 camune con la presenza di figure di asce, alabarde, pugnali e animali.
 Quello che pero' e' importante per noi ora e' il simbolo teomorfo ivi
 rappresentato.
 Infatti il simbolo rappresentato discende direttamente da quello classico
 rappresentato sulla Roccia del Sole di Paspardo con la differenza che i
 dischi laterali sono di diametro maggiore, spostati lateralmente verso
 il basso e, tangente internamente a ciascuno di essi, vi e' tracciato un
 altro cerchio.
 Il disco centrale contiene altri due dischi concentrici il piu' interno 
 dei quali e' opaco.
 La stele No.2 di Caven riporta figurazioni molto simili a quella presenti
 sulla No.1.
 In particolare il simbolo teomorfo e' qui presente con tre serie di raggi e
 con gli usuali due dischi laterali i quali risultano essere spostati un poco
 verso il basso analogamente a quanto visibile sulla Caven 1, ma in questo
 caso pero' i due dischi laterali sono puntati nel centro.
 Anche stele di Caven No.3, mostra inciso il simbolo teomorfo rappresentato
 con il disco centrale formato da cinque cerchi concentrici da cui si
 dipartono verticalmente verso il basso tre raggi, mentre ai lati di essa
 sono rappresentati due dischi vuoti.
 La stele comprende anche altre incisioni che richiamano motivi decorativi. 
 In questo caso sembrerebbe probabile che sia avvenuta una rielaborazione 
 del simbolo teomorfo il quale pur conservando le caratteristiche originali
 e' stato elaborato e abbellito con l'aggiunta di decorazioni.
 In questo caso avremmo una trasposizione simbolica della registrazione 
 di un fenomeno astronomico avvenuto sicuramente molto tempo prima affinche'
 il ricordo e la rappresentazione di esso avesse avuto il tempo di 
 sedimentare ed evolversi fino allo stadio qui rappresentato.
 Lateralmente al simbolo teomorfo e' stata incisa anche una coppia di
 pendagli a doppia spirale ai quali gli studiosi hanno attribuito un ben
 preciso significato simbolico di matrice solare.
 Nuovamente in Valtellina, presso la localita' di Cornal gli archeologi hanno
 rinvenuto una stele su cui risulta presente il simbolo teomorfo in oggetto.
 Tale simbolo evoluto e trasposto simbolicamente compare anche sulla Stele di
 Cornal, in cui si rileva nuovamente la presenza del disco centrale composto
 da alcuni cerchi concentrici, ma solo due in questo caso, munito degli ormai
 classici tre raggi.
 Accanto al disco principale appaiono, posizionati sullo stesso asse i due
 dischi laterali che in questo caso sono piu' marcati assumendo una
 dimensione approssimativamente pari a quella del disco centrale.
 Anche su questa stele appare un motivo decorativo sotto il simbolo teomorfo
 analogo a quello della stele di Caven No.3.
 Il simbolo teomorfo compare anche su due steli trovate a Valgella, sempre in
 Valtellina.
 Sulla Stele di Valgella No.1, l'incisore ha rappresentato nuovamente la
 testa formata dal disco centrale inciso con quattro cerchi concentrici e tre
 appendici (raggi) divergenti rivolti verso il basso.
 Accanto ad esso si possono ritrovare i due dischi laterali disposti anche 
 questa volta uno per lato, ma sullo stesso allineamento rispetto al disco
 centrale.
 Anche su questo reperto la trasposizione e' di tipo simbolico e rielaborato
 in modo analogo a quello posto sulle steli di Caven No.3, e di Cornal.
 Su questa stele, pero' il simbolo teomorfo appare isolato, privo cioe' 
 dei motivi decorativi che appaiono sulle altre steli citate.
 Analogamente alla stele No.1 di Valgella, la stele No.2 possiede il
 simbolo teomorfo trasposto simbolicamente, ma in questo caso, decorato 
 in maniera analoga alla stele di Cornal.
 La somiglianza tra il simbolo teomorfo rappresentato sulla stele No.2
 di Valgella e quello sulla stele di Cornal e' impressionate.
 Il disco principale in questo caso si differenzia da tutte le altre
 rappresentazioni disponibili in quanto esso da circolare diventa ovoidale,
 mentre i dischi laterali rimangono circolari e disposti sullo stesso 
 asse di quello principale.
 Esaminando i dieci simboli sorge spontaneo e naturale pensare ad una
 evoluzione nel tempo durante il quale il simbolo teomorfo venne
 rappresentato.
 Inizialmente rileviamo una rappresentazione molto grezza quale e' quella
 visibile sulla Roccia del Sole in localita' Plas di Paspardo (Capitello dei
 Due Pini).
 Successivamente rileviamo le rappresentazioni un po' piu' accurate e
 perfezionate quali quelle rilevabili sui massi di Borno.
 Successivamente la configurazione sembra evolversi da un semplice disegno
 geometrico in una trasposizione simbolica molto ricercata e ricca di
 decorazioni come possiamo rilevare dalle steli valtellinesi.
 E' possibile che fosse trascorso molto tempo dall'epoca in cui il fenomeno
 astronomico fu osservato e il periodo in cui i massi di Borno e le steli
 valtellinesi furono incise.
 Se questa sequenza cronologica e' corretta si deve ammettere anche che
 l'idea della rappresentazione si e' diffusa verso nord propagandosi dalla
 Vacamonica alla confinante Valtellina.
 Durante il tempo trascorso, il simbolo pur conservando i suoi caratteri
 essenziali potrebbe essersi evoluto perdendo la caratteristica di possibile
 rappresentazione fedele di qualcosa di effettivamente osservato in cielo, ma
 rappresentando ormai simbolicamente qualche entita' divina e quindi vennero
 aggiunte le decorazioni sia sul simbolo sia sotto di esso.
 Le steli infatti erano oggetto di culto, prova ne e' il complesso trilitico
 di Asinino-Anvoia presso Ossimo il quale costituiva, per i Camuni, un
 importante luogo sacro.
 Gli archeologi hanno dato di questo simbolo una interpretazione spirituale,
 cioe' una rappresentazione avulsa dalla cultura materiale.                 
 Questa e' sicuramente una interpretazione di tutto rispetto, ma quello che  
 fino ad ora non e' noto e' il perche' della scelta da parte degli incisori 
 dei dieci megaliti di rappresentare proprio quel simbolo, tenendo conto
 che i megaliti non sono coevi.
 Un noto e rinomato studioso suggeri' per l'interpretazione del simbolo
 in questione: "...un simbolo solare posizionato tra due simboli astrali",
 ma senza fornire alcun riferimento al possibile fenomeno astronomico a cui 
 il simbolo avrebbe potuto riferirsi.
 A questo punto dobbiamo porci due importanti domande.
 La prima riguarda la probabilita' che il simbolo teomorfo non sia altro che
 una rappresentazione del Sole casualmente diversa dai consueti simboli
 solari raggiati o meno che gli archeologi hanno rilevato tra le incisioni
 rupestri camune.
 La seconda domanda riguarda invece la probabilita' che il simbolo in
 questione possa essere stato rappresentato per 10 volte su 10 reperti
 differenti, in maniera tale che il grado di correlazione incrociata
 calcolato e' risultato essere superiore al 80%, solamente a seguito di una
 combinazione di fattori puramente dovuti al caso, escludendo quindi la
 deliberata volonta' di rappresentare qualcosa di ben preciso.
 Per rispondere a queste due domande dobbiamo dapprima tener conto che gli
 archeologi hanno individuato in Valcamonica ben 22 differenti morfologie di
 simboli solari, quindi la probabilita' di rilevarne casualmente uno di essi
 inciso da qualche parte e' inferiore al 5%.
 La questione e' molto piu' complessa di quanto sembrerebbe a prima vista,
 infatti la probabilita' che si presentino casualmente 10 simboli i cui
 pattern siano correlati l'un con l'altro con un valore del coefficente
 di correlazione incrociata superiore o uguale all'80%, e' difficile da
 calcolare, ma e' possibile farlo e il risultato e' pari a circa il 0.5%.
 Dobbiamo quindi ammettere che la somiglianza dei 10 simboli su 10 reperti
 indipendenti ad un pattern diciamo "medio" tra di essi e' non casuale con
 il 99.5% di probabilita'.
 Dobbiamo ora notare un altro fatto interessante e cioe' che il simbolo
 teomorfo in questione e' tra i 22 rilevati in Val Camonica ed in Valtellina,
 territori tipici della cultura camuna, il piu' complesso in assoluto.
 Il grado di complessita' di un pattern e' misurabile calcolando, mediante
 opportune tecniche matematiche, il cosidetto "spettro di potenza"; piu'
 l'immagine e' complessa e ricca di particolari e maggiormente ricco sara'
 il suo spettro di potenza, e se l'immagine e' ricca di particolari fini
 osserveremo che altrettanto lo sara' la parte di spettro di potenza nelle
 zone corrispondenti alle altre frequenze spaziali.
 Dalla complessita' e' possibile passare al grado di entropia della
 configurazione e quindi alla quantita' di informazione codificata nel
 pattern in oggetto e alla probabilita' che quella particolare configurazione
 possa verificarsi.
 Nel caso del simbolo teomorfo rileviamo che, essendo il piu' complesso tra
 i 22 sperimentalmente rilevati, esso e' quello di entropia maggiore e quindi
 anche quello che dovrebbe avere la minor probabilita' di essere osservato.
 Il fatto che proprio quello sia stato prescelto per essere tracciato sulla
 sommita' delle steli e sui massi distribuiti geograficamente anche e
 rilevanti distanze e che capiti una sola volta su una parete di roccia
 incisa ci fa sospettare che esso abbia rivestito un particolare significato
 simbolico per le popolazioni camune; rimane ora da cercare di capire il
 perche' e cosa esso volesse probabilmente significare.
 Il simbolo tracciato sulla Roccia del Sole di Paspardo risulta essere quello
 di minor complessita' tra i 10 analizzati, quindi appare molto probabile che
 quella roccia contenga la rappresentazione piu' fedele, quella piu' antica e
 quindi cronologicamente piu' prossima all'epoca in cui l'evento astronomico,
 a cui potrebbe riferirsi, fu visibile nel cielo della Valcamonica, il quale
 potrebbe quindi essere collocato grosso modo in un intervallo di tempo
 compreso tra il 3200 e il 2500 a.C.
 Ragionando dal punto di vista puramente astronomico e' possibile rilevare
 l'esistenza di un certo numero di fenomeni che potrebbero essere accaduti
 durante il periodo cronologico in cui i reperti si collocano.
 Una delle ipotesi possibili prevederebbe che il simbolo teomorfo altro non
 fosse stato che la rappresentazione di una cometa molto luminosa e con piu'
 di una coda visibile ad occhio nudo e comparsa inaspettatamente nel cielo
 poco tempo prima che la Roccia del Sole fosse incisa, nell'epoca in cui la
 cultura camuna era in pieno sviluppo.
 La cometa potrebbe essere transitata, all'epoca in cui fu visibile in cielo,
 tra due stelle luminose le quali potrebbero essere state rappresentate sulla
 roccia sotto forma di due piccoli cerchi ai lati della testa della cometa.
 Esiste un esempio, molto piu' recente e riferito al nord Europa, di una
 situazione analoga.
 Si tratta di una moneta celtica coniata nel I secolo a.C. dalla popolazione
 britannica degli Abricatui, sulla quale e' rappresentata l'immagine di una
 cometa posta tra le stelle Spica e Zeta Virginis, entrambe rappresentate
 sulla moneta.
 I Celti Abricatui rappresentarono, sulle loro monete, la cometa proprio nel
 momento del passaggio tra le due stelle visibili ad occhio nudo, nonostante
 l'oggetto celeste fosse stato visibile in cielo per molto tempo.
 Il passaggio tra le due stelle doveva quindi essere di particolare interesse
 per giustificare una sua rappresentazione sulle monete.
 Analogamente potrebbe essere accaduto qualcosa di analogo nel caso camuno,
 il passaggio della cometa tra due stelle potrebbe essere stato ritenuto
 importante per qualche ragione a noi ovviamente sconosciuta.
 Osservando la Roccia di Paspardo si nota in vicinanza dell'immagine del
 simbolo teomorfo la presenza di un disco completamente picchiettato il 
 quale potrebbe rappresentare la Luna prossima al plenilunio.
 Analizzando la forma del simbolo teomorfo si osservano alcuni fatti molto        
 interessanti tra i quali la rappresentazione tricaudata.
 Ora le dimensioni del disco picchiettato sono grosso modo le stesse di
 quelle del disco del simbolo teomorfo, quindi potremmo azzardare l'ipotesi
 che la testa della cometa visibile ad occhio nudo avesse avuto grosso modo
 una dimensione forse comparabile con quella della Luna piena, cioe' mezzo
 grado d'arco.
 In questo caso pero' le code risulterebbero stranamente corte a meno di
 ammettere una posizione tale della cometa da essere visibile di scorcio
 dalla Terra.
 Ovviamente siamo in presenza di una trasposizione simbolica del possibile
 oggetto celeste, quindi il rispetto delle dimensioni relative tra le varie
 componenti del simbolo e il rapporto con la possibile realta' e' una 
 questione completamente arbitraria.
 La raffigurazione con tre code aperte con un angolo di circa 60 gradi      
 emergenti da una testa rappresentata come un disco centrale circondata da
 tre cerchi concentrici suggerisce che la cometa doveva possedere un nucleo
 di tipo stellare, rappresentato dal cerchio piu' piccolo e interno,
 circondato da un esteso alone rappresentato simbolicamente dai tre circoli
 concentrici tracciati attorno ad esso.
 Da questo alone doveva emergere una coda aperta a ventaglio o anche due
 code, una di polvere e una di gas, che suggerirebbero la rappresentazione
 simbolica che noi oggi possiamo rilevare sui vari massi e sulle varie steli.
 Dal punto di vista astrofisico, oggetti cometari con queste caratteristiche 
 sono relativamente comuni, quindi un aspetto come quello rappresentato e'
 possibile nel caso delle comete molto luminose, come doveva probabilmente
 essere quella rappresentata.
 L'ipotesi della cometa appare abbastanza probabile, ma non e' comunque la
 sola possibile, infatti un'altra possibile spiegazione potrebbe essere
 connessa alla rappresentazione di un'eclisse di Sole avvenuta a quel tempo,
 durante la quale, il Sole non completamente occultato dalla Luna avrebbe
 potuto mostrare una certa luminosita' residua nella sua parte inferiore non
 eclissata.
 I due dischi laterali potrebbero essere la rappresentazione di due pianeti
 prossimi al Sole, per esempio Venere e Mercurio divenuti visibili durante
 l'eclisse a causa della forte diminuzione della luminosita' del cielo,
 oppure a due stelle luminose oppure ad un pianeta ed una stella.
 L'ipotesi dell'eclisse di Sole potrebbe essere avvalorata dal fatto
 che solamente sulle steli della zona corrispondente alla Valcamonica 
 e alla Valtellina e' rappresentato il simbolo teomorfo in questione.
 Questo fatto potrebbe suggerire la rappresentazione di un fenomeno
 astronomico visibile solo localmente in quella zona e non un fenomeno
 che poteva essere visto su gran parte dell'Europa o dell'emisfero
 boreale, come sarebbe avvenuto nel caso di una cometa molto luminosa.
 In linea di principio potrebbe essere possibile calcolare tutte le eclissi
 solari visibili durante i 700 anni di incertezza sulla collocazione
 cronologica del simbolo teomorfo rappresentato sulla roccia di Paspardo,
 ma pur essendo il calcolo astronomico perfettamente fattibile al computer,
 le conclusioni che si potrebbero trarre risulterebbero affette da un tale
 grado di incertezza da rendere il lavoro caratterizzato da ben poca
 utilita' dal punto di vista del grado informazione che potremmo ricavare.
 E' anche possibile che il fenomeno astronomico rappresentato si riferisca
 invece ad una congiunzione tra tre pianeti di cui quello posizionato in 
 mezzo alla terna fosse stato il piu' brillante.
 Le congiunzioni triple sono frequentissime e quindi non solo non e'
 pensabile di tentare l'identificazione di quella a cui il simbolo potrebbe
 riferirsi, ma il fatto che siano cosi' frequenti e' tale da escludere il
 grado di straordinarieta' che il fenomeno doveva avere per colpire
 l'immaginazione di quegli antichi uomini ed essere quindi rappresentato
 permanentemente sulla pietra.

 L'Archeoastronomia e' una scienza in cui non e' difficile trovare delle
 risposte piu' o meno sensate, ma il vero problema e' formulare le domande
 giuste.
 L'ipotesi che il simbolo teomorfo si riferisca ad un fenomeno astronomico
 e' da ritenersi perfettamente plausibile anche per un'altra ragione che
 ora verra' esposta.
 Il fatto che il simbolo in questione si rilevi oggettivamente su dieci
 diversi reperti prodotti da una singola cultura sviluppatasi in una zona
 geograficamente ristretta potrebbe anche far pensare che l'immagine che il
 simbolo traspone simbolicamente potrebbe benissimo appartenere alla sfera
 terrestre cioe' essere qualcosa di localmente noto e tramandato all'interno
 della societa' camuna, ma non necessariamente connesso ad un oggetto o ad
 un evento celeste, ma non e' cosi' e ora vedremo perche'.
 Nel 1988 durante i lavori di sbancamento eseguiti per ragioni di edilizia
 residenziale in localita' Braggia, presso Ello, un comune a pochi chilometri
 ad ovest di Lecco, venne alla luce una consistente quantita' di reperti
 archeologici risalenti a svariate epoche antiche.
 Tra i reperti fu dissotterrato un grosso menhir risalente all'Eneolitico
 recente.
 Il monolito che e' composto da roccia granitica ed era stato ricavato
 modellando un masso erratico, presentava, sul lato frontale, traccie di
 levigatura superficiale prodotta da mano umana e alcuni petroglifi molto
 interessanti.
 La scena rappresentata riproduce un disco completamente picchiettato, da cui
 emergono verso il basso tre raggi, posto in mezzo ad altri due dischi
 opachi, in parole povere, il simbolo teomorfo che rileviamo sulle rocce
 camune.
 Il simbolo e' tracciato all'interno di un cerchio e sotto di esso e'
 rappresentata una figura umana, rivolta verso il simbolo, in atteggiamento
 orante; accantro troviamo la rappresentazione della lama di un'ascia
 sovrapposta a tre pofonde incisioni e sotto di essa, una figura rettangolare
 frangiata.
 Osservando la scena si ha l'impressione di un uomo in atteggiamento di
 preghiera, rivolto verso il cielo in cui campeggia un disco tricaudato
 posto in mezzo a due altri dischi posti lateralmente.
 L'interpretazione della scena rappresentata sul menhir di Ello suggerisce
 gia' di per se, in maniera del tutto naturale, l'idea che l'oggetto
 simbolizzato fosse stato visibile in alto, nel cielo, quindi un oggetto
 astronomico, ma c'e' di piu'.
 Infatti il menhir, pur essendo coevo ai Camuni, non appartiene alla cultura
 camuna in quanto la zona in cui la localita' di Ello si trova, dista un
 centinaio di chilometri dalla Valle Camonica.
 La Valle Camonica e' posta grosso modo ad una cinquantina di chilometri ad
 est della citta' di Bergamo, in direzione di Brescia, mentre Lecco, presso
 cui la localita' di Ello si trova, e a circa quaranta chilometri ad ovest
 di Bergamo, in direzione di Como.
 Il fatto che il menhir della Braggia di Ello non abbia nulla a che vedere
 con i Camuni, essendo stato prodotto da una cultura differente, implica che
 sia da riterersi poco probabile la propagazione dell'informazione relativa
 al simbolo teomorfo dai Camuni alle popolazioni insediate tra i due rami
 del Lago di Como.
 La spiegazione piu' naturale e' quella di ritenere la rappresentazione
 posta sul menhir di Ello, indipendente da quelle rilevabili sulle steli e
 sui massi Camuno-Valtellinesi.
 L'elevatissima similitudine tra il petroglifo sul menhir di Ello e il
 simbolo rilevabile sulla Roccia del Sole a Paspardo, e poi su tutti gli
 altri massi esaminati in questo studio, e' spiegabile, a questo punto,
 solamente ammettendo che il simbolo teomorfo sia la rappresentazione
 simbolica di qualcosa di straordinario effettivamente osservato nel cielo,
 visibile quindi anche presso localita' differenti e geograficamente lontane
 tra loro.
 A questo va aggiunto che il simbolo rappresentato e' identico sia in
 Valcamonica che nel Lecchese, il che significa che uomini geograficamente
 lontani tra loro e dotati di bagaglio culturale differente lo
 rappresentarono in maniera praticamente identica; la spiegazione piu'
 probabile di questo fatto e' che tutti avessero visto la stessa cosa, nel
 cielo, la quale a questo punto aderisce con maggior probabilita' all'ipotesi
 della cometa molto luminosa transitata tra due astri visibili ad occhio
 nudo.
                

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