IL BAREC DEL MONTE AVARO
di Adriano Gaspani
gaspani@brera.mi.astro.it
I "barec" sono recinti litici formati da muri a secco costruiti mediante
l'accumulo di pietre grezze di diametro variabile dai 20 ai 90 centimetri.
Si ritiene che essi siano stati costruiti generalmente in epoca storica oppure
moderna, in alta Valle Brembana, in Valtellina ed in Val di Scalve ed ebbero
soprattutto in passato finalita' pratiche consentendo l'alloggio del bestiame,
prevalentemente bovino.
In essi venivano raccolte le mandrie sia per l'alloggio notturno, sia per in
caso di temporali.
La costruzione dei "barec" mediamente risale all'inizio dell'abitudine di
portare il bestiame in alpeggio, peraltro molto antica.
Gia' dal 1300 gli statuti di Averara, in Valle Brembana e di altre localita'
dell'alta Valle Seriana e di quella di Scalve, regolavano con precise norme
l'attivita' dell'alpeggio quindi possiamo ritenere che mediamente alcuni
"barec" possano risalire a quel periodo, ma non e’ escluso che alcuni di essi
possano risalire anche ad epoche piu’ remote; il problema della loro datazione
e’ difficilissimo da risolvere.
Il termine dialettale bergamasco "barec" ha origine decisamente oscura.
La sua diffusione e' tipica dei dialetti dell'alta Val Seriana e della Val
di Scalve, come puntualizzato nel 1857 dal Tiraboschi nel suo "Dizionario
dei Dialetti Bergamaschi" dandone la seguente definizione: "steccato entro il
quale i pecorai ed i mandriani raccolgono i greggi e le mandrie".
Il termine dialettale bergamasco "bareca' i ache" si riferisce
all'operazione di rinchiudere le mucche entro il "barec", o quanto meno
entro uno spazio circoscritto e recintato da un muro di pietre a secco.
La derivazione del termine potrebbe essere duplice, da un lato sembra essere
un vocabolo di derivazione squisitamente celtica, tanto e' vero che, come
riconosce il Tiraboschi, nel dialetto parlato nella regione della Champagne,
in Francia, il termine "beric" significa proprio "ovile".
D'altro canto il termine latino "bareca", proveniente dal gergo militare, che
significa "deposito" (soprattutto di generi alimentari) potrebbe essere
un'altra fonte possibile.
Generalmente i "barec" sono posti in luoghi elevati, sui prati posti
pressoche' in quota sulle montagne; diventa quindi di interesse considerare
il celtico "*barro", il gallese "barr", l'irlandese "barr" e il gallico
"Barro" che significano "cima", "sommita'", "luogo elevato" i quali
potrebbero essere linguisticamente connessi con il bergamasco "barec".
In Valtellina i "barec" sono tendenzialmente di forma quadrangolare a
causa del fatto che generalmente i prati dove sono ubicati sono posti lungo
pendii in forte pendenza.
Il quadrangolo e' in genere orientato con il lato lungo parallelamente alla
direzione di massima pendenza del pendio.
Nel Bergamasco i "barec" sono generalmente posti su pendii piu' dolci
quindi la forma, da quadrangolare tende a divenire subcircolare.
Statisticamente e’ stato rilevato che minore e' la pendenza del luogo e piu' e'
frequente rilevare una forma tendente al circolo o all'ovale.
Di norma i "barec" brembani mostrano, analogamente a quelli valtellinesi,
una forma grosso modo quadrangolare, con alcune interessanti eccezioni, tra
le quali quelli posti presso il lago di Valmora e soprattutto il complesso
ubicato ai Piani dell'Avaro, circa 500 metri a nord del rifugio "Ca del
Sul", a 1760 metri di quota, misurati pressoche' nel centro, il quale mostra
una forma marcatamente subcircolare con una cinquantina di metri di
diametro.
La forma pero' non e' l'unica peculiarita' di questo complesso, infatti
quasi al centro del recinto litico e' posto un cumulo di pietre sopra le
quali e' stato posto, non si sa quando, un grosso masso su cui possono
essere osservate alcune coppelle di grandi dimensioni.
Sul limite piu' elevato, nella direzione di massima pendenza del pendio
lungo cui e' posta la struttura, si rileva la presenza di un grosso monolito,
di circa 2 metri di lunghezza e 2 di altezza, anch'esso coppellato, che e' stato
inglobato nell'anello di pietre che costituisce il recinto del "barec".
Ai piani dell'Avaro e' presente, a quota 1690 m, un altro "barec" la cui
forma e' marcatamente quadrangolare e che ingloba nella parte piu' elevata
un monolito di grandi dimensioni allo stesso modo di quello citato in
precedenza.
Lo stesso avviene anche in almeno altri due "barec" situati presso il lago
di Valmora.
La presenza del grosso monolito inglobato nel segmento di muro posto piu' in
alto non e' casuale, ma potrebbe rispondere ad una precisa esigenza degli
utilizzatori del recinto litico.
Il pastore poteva stare seduto sopra il grosso masso e in virtu' della sua
posizione elevata poteva dominare con lo sguardo tutta l'area compresa entro
il recinto e sorvegliare, aiutato dai cani, il bestiame.
Questo suggerisce che i "barec" venissero costruiti nei luoghi in cui era
gia' disponibile, per cause del tutto naturali, un grosso masso e
successivamente sviluppare il recinto ammucchiando le pietre tutt'intorno
in direzione sud partendo da esso, con rilevante maestria.
Le dimensioni del recinto dipendevano grosso modo dallo spazio necessario
ad alloggiare tutto il bestiame e dalle peculiarita’ orografiche del luogo.
Nel caso del "barec" dei Piani dell'Avaro la necessita' di disporre di uno
spazio recintato sufficentmente grande obbligo' ad includere nell'area
racchiusa dal muro anche due monoliti di rilevante interesse i quali, con
grande probabilita' erano gia' presenti sul posto e potrebbero esservi stati
trasportati in tempi molto antichi.
Il primo e' posto in posizione di poco decentrata verso nord-est rispetto al
centroide dell'anello e si compone di un grosso monolito di dimensioni
medie pari a circa 1.5 metri, accuratamente appoggiato su un cumulo di
grosse pietre che ne garantiscono la stabilita'
Studiando la struttura e' stato possibile rilevare che il masso fu posto
deliberatamente in quella posizione e su di esso e' possibile rilevare la
presenza di alcune coppelle di circa 5 centimetri di diametro ciascuna,
incise sul lato rivolto verso il grosso monolito, posto piu' a monte, da cui
si diparte la struttura subcircolare.
La tipologia delle coppelle mostra analogie con quelle scoperte presso il
rifugio Alpe Piazza, sul versante orientale della Valle di Albaredo, lungo
il versante valtellinese delle Orobie e attribuite a bande di cacciatori
paleolitici.
Il secondo masso, di dimensioni piu' ridotte, e' posto in equilibrio su una
piattaforma litica a sud-ovest rispetto al centroide del recinto, in modo
tale da suggerire chiaramente che sia stato, anch'esso, artificialmente
piazzato in quella precisa posizione, ma non solo, esso e' posto in modo che
una venatura di quarzo bianco, che risalta in maniera netta sul serizzo
rosso che compone questo monolito, sia orientata secondo una linea
esattamente verticale.
Studiando il sito, in loco, e' stato possibile avanzare l'ipotesi che il
masso posto circa al centro del circolo, il grosso masso retrostante, cioe'
quelli su cui si rileva la presenza di coppelle e il masso posto sulla
piattaforma, siano molto piu' antichi del resto della struttura, in
particolare quando furono posti in opera i muri di pietre che costituiscono
il "barec", essi erano gia' presenti in quel luogo da molto tempo.
Sembrerebbe quasi che per qualche ragione i due monoliti coppellati siano
stati scoperti in epoca passata e quel luogo sia stato utilizzato per
costruirvi la struttura anulare includendovi anche il terzo masso.
La ragione di questo fatto potrebbe essere stata la necessita' di realizzare
un recinto sufficentemente grande per adattarsi alle esigenze del ricovero
del bestiame e quindi i monoliti dovettero essere obbligatoriamente inclusi,
ma per fortuna non furono rimossi.
Il "barec" in questione sembrerebbe, quindi, a prima vista un normalissimo
e comunissimo recinto per i bovini, in verita' un'analisi piu' approfondita
ci rivela alcuni fatti molto strani.
I necessari rilevi furono eseguiti in piu’ occasioni da A. Gaspani negli anni
compresi tra il 1998 e il 2000 e hanno permesso la georeferenziazione del
sito ottenuta mediante tecniche di rilevamento satellitare GPS e il
conseguente rilevamento planimetrico eseguito con finalita' di studio
archeoastronomico.
La posizione della struttura e' tale da sorgere isolata in corripondenza di
una balza elevata posta al centro del pendio che dai Piani sale verso il
Monte Triomen (2244 m) ed orientato in modo tale da essere rivolta a sud,
verso la direzione di maggior insolazione, con una deviazione verso oriente
in modo tale da ricevere soprattutto i raggi del Sole mattutino.
Quello che riveste maggior interesse, pero', e' la posizione reciproca dei
tre monoliti gia' citati, i quali sembrano essere stati posti, l'uno
rispetto all'altro in maniera molto accurata e astronomicamente
significativa.
Il masso di maggiori dimensioni, la cui posizione geografica e' 9° 35’.844
di Longitudine Est e 46° 00’.649 di Latitudine Nord con un'incertezza di
29 cm in entrambe le direzioni, non risulta sia stato mai mosso dalla sua
attuale posizione che sembra essere la sua naturale ubicazione, ma gli altri
due, sembrano essere stati posti nella loro attuale sede, non si sa quando e
nemmeno da chi, in modo da realizzare, con considerevole accuratezza,
alcuni allineamenti astronomicamente significativi.
Prima di tutto si rileva che la linea congiungente il monolito piu' grosso
che fa parte dell'anello di pietre e quello piu' piccolo posto all'interno
dell'anello, sulla piattaforma litica, risulta essere parallela, con
rilevante accuratezza, alla direzione del meridiano astronomico locale, in
parole povere all'asse di rotazione della Terra.
Il masso piu' grosso e' posto verso la direzione del Polo Nord Celeste,
mentre quello di minori dimensioni e' allineato verso il punto di
culminazione degli astri sulla sfera celeste, quindi anche verso quello in
cui la Luna raggiunge la sua massima altezza rispetto all'orizzonte
astronomico locale.
La direzione individuata dalla congiungente il monolito grande con quello
posto in prossimita' del centroide dell'anello litico e' diretta con buona
approssimazione verso il punto in cui poteva essere osservata la levata
della Luna, all'orizzonte naturale locale ivi rappresentato dal profilo del
Monte Ortighera (1631 m) quando, ogni 18.61 anni, la sua declinazione
raggiungeva il valore estremo inferiore pari a D=(-e-i) dove "e" rappresenta
l'Obliquita' dell'Eclittica, cioe' l'inclinazione dell'asse di rotazione
della Terra rispetto alla linea perpendicolare al piano della sua orbita ed
"i" rappresenta il valore dell'inclinazione dell'orbita della Luna rispetto
a quella della Terra.
Lo stesso monolito centrale e' allineato, con il piccolo masso posto sulla
piattaforma decentrata rispetto al centroide del recinto litico, verso il
corrispondente punto di tramonto della Luna, all'orizzonte naturale locale,
rappresentato in quella direzione dal profilo del Monte Zuccone (1856 m),
allo stesso giorno e alla stessa declinazione.
A questo punto sono necessarie alcune considerazioni.
La prima riguarda il fatto che non ci e' nota alcuna datazione relativamente
a queste strutture.
In virtu' della loro tipologia gli allineamenti astronomici rilevati non
possono essere recenti, quindi la disposizione dei monoliti al fine di
ottenerli deve essere considerata di molto anteriore alla costruzione del
recinto per alloggiarvi il bestiame.
La seconda considerazione si riferisce al fatto che la posizione meridionale
estrema del punto di levata della Luna all'orizzonte astronomico locale
cambia molto lentamente nel tempo quindi il nostro satellite naturale puo'
essere osservato sorgere in corrispondenza di posizione molto vicine
sull'orizzonte naturale locale sia attualmente, sia 3000 anni fa.
La data piu' prossima del ripresentarsi del fenomeno sara' il 2006.
Dal punto di vista probabilistico la probabilita' di ottenere casualmente i
3 allineamenti rilevati e' 1 su 43200, quindi i due massi che con il grande
monolito definiscono le tre linee furono deliberatamente posti in opera
secondo la configurazione rilevata sul terreno anche se non sappiamo perche'
e a cosa potessero servire gli allineamenti lunari rilevati.
Va anche ricordato che in epoca non recente, i pastori che utilizzavano i
"barec" non disponevano di orologi e forse solo di qualche rudimentale
calendario, quindi la scansione del tempo doveve essere per forza di cose
eseguita utilizzando cio' poteva essere osservato in cielo, anche se il
ciclo lunare lungo 18.6 anni solari tropici risulta essere troppo lungo per
essere agevolmente utilizzato per questo scopo.
A questo punto va anche tenuto presente che sparsi per i prati nei dintorni,
tra i massi di chiara origine naturale, esistono numerosi massi che sembrano
essere diposti con rilevante regolarita', in modo tale da suggerire che
siano stati posti in opera da qualcuno.
Su questi monoliti sono presenti svariate coppelle anche di rilevanti
dimensioni; in piu' lungo la strada che conduce alle antiche miniere, esiste
presso uno specchio d’acqua, un grosso masso di serizzo rosso su cui e'
inciso un grande petroglifo rappresentante un cerchio crociato (forse una
croce celtica?).
Il petroglifo e' molto deteriorato, ma chiaramente visibile ed evidentissimo
in luce radente.
Il luogo presenta quindi interessanti spunti per una ricerca
archeoastronomica che e' tutt'ora in corso di svolgimento.
Bibliografia
Papoulis A., "Probabilita', Variabili Aleatorie e Processi Stocastici", Ed.
Boringhieri, 1985.
Smart W. M., "Textbook on Spherical Astronomy", Cambridge University
Press, 1980
Zagar F., "Astronomia Sferica e Teorica", Ed. Zanichelli, Bologna, 1988.
Ventsel E.S., "Teoria delle Probabilita'", ed. MIR, Mosca, 1983.
Tiraboschi A., "Dizionario dei Dialetti Bergamaschi",Vol.I , 1857.
Figure:
Fig. 1 - Il barec dei Piani dell'Avaro.
Fig. 2 - Il barec dei Piani dell'Avaro.
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